Perché andare in bici rende genitori migliori

24 Giugno 2016

Omar_e_Fabio_con_bici

“Eh adesso…vedrai te…altro che biciclette”

Questa frase mi è stata ripetuta da qualunque persona, amico, parente, conoscente, collega, passante, vicino di casa e amministratore di condominio, per nove mesi filati, cioè da quando io e mia moglie abbiamo scoperto che saremmo diventati genitori. La mia passione smodata per tutto ciò che è bici veniva vista come una cosa totalmente inconciliabile con l’essere genitore, come se diventare papà fosse la fine della mia vita e non l’inizio di una nuova, splendida avventura. Peccato che tutte quelle persone non avevano capito che per me la bici non è uno svago, bensì è la mia vita. Ci pedalo, le aggiusto, le racconto. E sono convinto che avere a che fare con le bici potrà aiutarmi a essere un genitore migliore.

Perché ne sono sicuro? Ecco qui qualche motivo.

#1: Praticità

Chiunque pedali con un po’ di costanza ha avuto a che fare con forature, catene rotte, cavi tranciati, cambi impazziti. Mettere impegno e tempo nella risoluzione di questi problemi non fa altro che acuire la praticità e la conoscenza, rendendo i ciclisti persone pratiche e autonome. E, ve lo dico per esperienza, dopo che si è imparato a regolare bene un cambio che non funziona, imparare a cambiare un pannolino è un gioco da ragazzi;

#2: Resilienza

La resilienza è la capacità mentale di andare avanti nonostante tutto e i ciclisti sanno bene quanto sia importante. Pioggia, freddo, caldo, solleone, traffico, piste ciclabili orribili, automobilisti inviperiti, tantissime sono le situazioni di fronte alle quali il ciclista deve essere in grado di reagire e continuare ad andare avanti, a pedalare senza scoraggiarsi. Questo allenamento alla resilienza dà un’ottima preparazione per affrontare la vita da genitore, perché aiuta a superare qualsiasi difficoltà. Le coliche, le ore piccole, le visite mediche, la nuova gestione del tempo, il passeggino e la culla e l’ovetto e la borsa col cambio e il body pulito e le calzine e la copertina, tutte situazioni che diventano sfide da superare e non problemi insormontabili;

#3: Supporto

I ciclisti sono persone altruiste, che si aiutano tra di loro. Si fermano a dare una mano a un ciclista che ha un problema meccanico, anche se non lo conoscono. Offrono la propria borraccia a chi sta andando in crisi idrica, si sostengono a vicenda, si salutano quando s’incontrano. Perché sanno benissimo che alla fine siamo tutti sulla stessa strada. Questa concezione della vita, come viaggio da percorrere insieme e non come sfida egoistica dove l’importante è arrivare primi, è essenziale per i neogenitori. Tutto cambia, è vero. Ma ciò che non deve cambiare è il supporto reciproco. Quando si pedala in gruppo, il corridore alla testa del gruppo cambia continuamente: prima “tiro” un po’ io, poi vai tu, poi tocca a un altro. In questo modo si arriva insieme senza scoppiare. La stessa cosa la devono fare i neogenitori: ogni tanto tocca alla mamma, poi al papà. Ognuno “tira” nel modo in cui sa fare ma entrambi hanno lo stesso obiettivo.

#4: Endorfine

La bici è il mezzo perfetto per scaricare stress e tensioni, ricaricarsi e fare il pieno di endorfine, una sostanza prodotta dal cervello che ha un effetto calmante e rilassante, come una droga naturale (tanto che gli inglesi chiamano questa situazione “lo sballo dell’atleta”). Mettiamo il caso che due colleghi, appena neopapà, tornino a casa e trovino il bimbo che piange disperato. Chi reagirà meglio: quello che ha pedalato, si sente rilassato e pieno di endorfine o quello che ha passato un’ora nel traffico, bestemmiando contro tutti e arrabbiandosi col mondo?

#5: Pazienza

I ciclisti sanno bene cosa significhe essere pazienti. Spesso non vengono capiti e si sentono dire cose come: “Ma chi te lo fa fare?”, “Ma è pericoloso?”, “Ma e poi non sudi / piove / fai fatica / sei stanco / t’investono / muori / sembri povero?”. Esattamente lo stesso di quando si diventa genitori: “Tienilo così / tienilo cosà / deve mangiare 3 volte all’ora / deve dormire 2 ore di fila / non prenderlo in braccio che lo vizi / perché lo fai piangere, prendilo in braccio / l’ovetto non va bene / quando eri piccolo queste cose non esistevano ma sei cresciuto sano lo stesso / non lo vaccinare”. E molto altro ancora. E il ciclista-genitore, in entrambi i casi, non fa altro che sorridere, fare sì con la testa e poi continuare a pedalare come meglio ritiene opportuno.

#6: Abitudine alla sofferenza

I ciclisti sono persone avvezze alla sofferenza: soffrono sulle lunghe salite, sotto gli acquazzoni estivi, soffrono i morsi della fame e della sete, soffrono la fatica che è insita nell’attività sportiva. Questa abitudine alla sofferenza fa capire loro una cosa: tutto passa, niente dura per sempre. Le salite si scalano, gli acquazzoni finisco, la fame smette di farsi sentire, la sete si placa, il corpo si ristabilisce dalla fatica. E tutto ciò aiuta a diventare genitori presenti ma non apprensivi: un pianto disperato non diventa un caso per il dottor House, un bernoccolo in testa è solo un modo per diventare più grandi, una caduta è solo una caduta, non è un fallimento. Sono aspetti che aiutano a essere genitori migliori, perché il genitore perfetto non esiste. Il compito di un genitore non è proteggere il figlio da qualsiasi problema, bensì fornirlo dei mezzi per risolvere i problemi della vita;

#7: Esempio

È inutile far finta di nulla: ognuno di noi cerca di ricreare nella propria famiglia le situazioni dell’infanzia. Ciò significa che l’esempio che diamo ai nostri figli è l’eredità maggiore che possiamo lasciare, ben più importante di soldi, case o aziende. E la passione per la bici è un ottimo esempio da lasciare ai propri figli. Perché indica il rispetto per l’ambiente, per una gestione migliore delle risorse, perché è una palestra di vita che abitua alla fatica, che fa capire che niente è gratis, che senza sbattimento non si ottiene nulla, che alla fine dei conti si può contare solo su sé stessi. Probabilmente al mio Fabio non interesseranno minimamente le bici ma sono certo che un giorno, quando sarà adulto e io non ci sarò più, ogni volta che vedrà una bicicletta non potrà che pensare al suo papà. E sono sicuro che gli scapperà un sorriso.

GENITORI_BICI

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