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È ufficiale, il GRAB di Roma si farà. Ma serve?

News, Rubriche e opinioni • di 12 Agosto 2016

La notizia è arrivata ieri nel pomeriggio: la giunta capitolina capitanata dalla sindaca Virginia Raggi ha approvato il protocollo con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione del Grande Raccordo Anulare delle Biciclette (il GRAB), una delle quattro ciclovie nazionali inserite nella legge di stabilità approvata lo scorso dicembre con un piano da 94 milioni di euro.

Il percorso del GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici a Roma

Il percorso del GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici a Roma

L’approvazione dell’accordo comporterebbe un impegno di spesa interamente a carico dello stato centrale, mentre a carico del Comune sarebbe solamente la parte di progettazione e di esecuzione dell’opera. Ancora non è dato sapere quale sarà la cifra allocata per i 45 km di ciclovia della capitale, ma diverse fonti parlano di una somma compresa tra i 6 e i 9 milioni di euro che saranno destinati alla riqualificazione del tracciato in parte già esistente e alla ciclopedonalizzazione del tracciato dell’Appia antica.

Che l’approvazione del protocollo col Ministero da parte della giunta romana sia una buona notizia non ci sono dubbi. Laddove, invece, vengono sollevati dubbi è su due punti in particolare:

1. rispetto all’opportunità strategica di realizzare una ciclovia turistica all’interno di una città in cui chi decide di usare la bicicletta lo deve fare “a proprio rischio e pericolo” (citando l’ex assessore Stefano Esposito)

2. se i costi dell’opera siano o meno in linea con quanto necessitato.

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Partendo dalla questione economica, chi opera nel mondo della ciclabilità sa che i costi di realizzazione di una pista ciclabile in sede separata e protetta si aggirano generalmente attorno ai 400 € al metro (con picchi che possono arrivare ai 1.200 € al metro per la ciclabile attorno al parco sempione a Milano), mentre una corsia ciclabile ha un costo di realizzazione di 50 euro al metro. Allo stato attuale, quindi, il GRAB si svilupperà al 70% in parchi, su ciclabili o zone pedonali, per 6 km su strade a bassa intensità di traffico (che potrebbero necessitare di una corsia ciclabile) e per 1900 metri su una strada ad alto scorrimento (che richiederebbe, pertanto, una pista). Sulla base di queste informazioni e dei dati sui costi, si può arrivare a stimare una spesa di circa 1,1 milioni di euro per mettere in sicurezza l’intero tracciato.

Giusto a titolo di paragone, la città di Siviglia, capitale della regione autonoma dell’Andalusia, nel sud della Spagna, 720 mila abitanti, è riuscita a incrementare di 11 volte il numero di ciclisti attivi, passando da un modal share del 0,5% a circa il 6% in soli 5 anni, il tutto con un investimento previsto dal biciplan del 2007 di 6,7 milioni di euro. Certo, Roma non è Siviglia e soprattutto ha una popolazione residente che è 3,5 volte quella della città andalusa, ma in ogni modo, il caso di Siviglia offre un ordine di grandezza su quanto si possa fare con una cifra più o meno pari a quella richiesta dalla realizzazione del  GRAB.

E da qui si passa quindi alla questione dell’opportunità strategica: il GRAB ci serve o non ci serve?

GRAB, un tratto del Grande Raccordo Anulare delle Bici a Roma

GRAB, un tratto del Grande Raccordo Anulare delle Bici a Roma

Come ebbi modo di scrivere un annetto fa, sono convinto che il GRAB possa essere il cavallo di Troia per ottenere uno sviluppo del tema della ciclabilità nella capitale e credo che questa sia l’unica funzione possibile di questo tracciato perché ciò di cui ha bisogno Roma più di ogni altra cosa non è di ottenere ancora più turisti che la vengano a visitare, ma di decongestionare il traffico e aumentare la velocità di circolazione in città per ridurre l’inquinamento, aumentare la qualità della vita dei residenti e l’efficienza degli operatori economici che possono avere di meglio da fare che non trascorrere la vita imbottigliati in auto. Per ottenere questo risultato, occorre creare delle alternative all’uso dell’automobile, ovvero un trasporto pubblico locale efficiente e una rete di infrastrutture ciclabili in grado di garantire la sicurezza di tutti quanti.

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Il GRAB da solo non ha nessuna speranza di riuscire a risolvere questo problema se non in maniera marginale e quindi il GRAB potrà essere ritenuta un’opera utile se riuscisse a diventare il cuore pulsante della ciclabilità romana, ovvero il primo di una serie di anelli concentrici da cui far partire radiali che arrivino fino alle periferie, altrimenti sarà solo un tracciato come tanti altri, bellissimo, affascinante, evocativo e molto costoso ma che avrà mancato l’obiettivo principale: quello di contribuire in modo sostanziale a cambiare il modo in cui ci si muove a Roma.

Chiusi gli accordi, adesso non resta che stare a vedere l’applicazione che ne vorrà dare l’amministrazione cittadina e i relativi tempi di realizzazione.


banner-partecipaPer approfondire il tema del cicloturismo urbano e del GRAB, l’appuntamento è a Verona il 15 settembre 2016 a CosmoBike Mobility, la prima expo-conference in Europa dedicata alla ciclabilità urbana.







3 Risposte a È ufficiale, il GRAB di Roma si farà. Ma serve?

  1. Donato ha detto:

    Bene, si può partire dal GRAB per aumentare il numero di ciclisti in giro (l’unione fa la forza), per usarlo come testa d’ariete sulle tematiche della mobilità urbana, per attrarre turismo ma…
    noi ABBIAMO BISOGNO di bike lanes e ciclabiliiiii. Caro Paolo ma in che lingua occorre spiegarglielo?
    Donato

  2. Federico ha detto:

    Io avrei un’altra critica al progetto, ovvero la decisione di ignorare volontariamente un intero quadrante della città, quello ovest, che, peraltro, è anche quello messo peggio sia in termini di percorsi ciclabili, sia in termini di trasporto pubblico.

    Proprio per questo è inutile anche concependolo come inizio di un percorso di cambiamento, perché non solo è un’opera che esclude anziché includere, ma, soprattutto, sancisce di fatto il definitivo affossamento del progetto delle 21 ciclabili leggere pensate nel piano di mobilità del Giubileo (e rimaste solo sulla carta) e ormai destinate a cadere nel dimenticatoio.

  3. UN ha detto:

    Il GRAB è per delle belle passeggiate domenicali ma non serve a niente in termini di trasporto urbano alternativo alle auto, quale dovrebbe essere la bicicletta.
    E’ solo fumo negli occhi, propaganda di chi non ha il coraggio di affrontare il vero problema: costruire piste ciclabili protette lungo le strade esistenti riducendo lo spazio dedicato alle auto.

    Quello che serve ai ciclisti urbani è una rete di piste protette

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