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Non chiamatele autostrade per biciclette

News, Rubriche e opinioni • di 29 Agosto 2016

Uno scorcio del pezzo attualmente realizzato della Ciclovia dell'Acquedotto

Uno scorcio del pezzo attualmente realizzato della Ciclovia dell’Acquedotto


Acqua, Vento, Sole: i nomi delle ciclovie che renderanno l’Italia un Paese più a misura di bicicletta, almeno sul fronte cicloturistico, richiamano atmosfere rilassate e voglia di stare all’aria aperta, pedalando lungo dorsali ciclabili immersi nella natura e lontano dal traffico motorizzato. Eppure in molti si ostinano a chiamarle “autostrade” per biciclette, forse per rendere più potabile il concetto, in una società come la nostra dove le automobili hanno saturato ogni spazio disponibile: non solo sulle strade ma anche, evidentemente, nel dizionario e nell’uso del linguaggio.

Fatto sta invece che queste tre nuove ciclovie – si chiamano così e toccherà farci l’abitudine – hanno l’obiettivo ambizioso di dare un impulso al cicloturismo italiano da Nord a Sud: un mercato potenziale di 3,2 miliardi di euro annui, come sottolinea un documento redatto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Una potenzialità che rimane largamente inespressa proprio per mancanza di infrastrutture dedicate e percorsi interconnessi, fatta salva qualche lodevole eccezione. Non si capisce proprio perché l’Italia, riconosciuta come patria mondiale della bicicletta, non abbia investito già da tempo nella direzione della bikenomics, l’economia che gira intorno alla bici e che nel caso delle ciclovie valorizza itinerari turistici altrimenti poco sfruttati durante il corso dell’anno.

Intanto, il 27 luglio scorso è nato il sistema delle ciclovie turistiche nazionali, con la firma da parte del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, e dei rappresentati delle otto Regioni coinvolte, dei tre protocolli d’intesa per la progettazione e la realizzazione delle Ciclovie turistiche nazionali previste nella Legge di Stabilità 2016.

I tre percorsi-a-pedali che saranno realizzati e implementati per accrescere l’offerta ciclabile dando a chi visita l’Italia in bicicletta la possibilità di farlo in sicurezza e lontano dal traffico motorizzato, gettano di fatto le basi per creare una vera e propria rete interconnessa che – senza soluzione di continuità – unisca da Nord a Sud tutto lo Stivale all’insegna di un turismo slow e a basso impatto ambientale.
Nello specifico, i tre protocolli d’intesa riguardano la progettazione e la realizzazione di:

Acqua – “Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese” da Caposele (AV) a Santa Maria di Leuca (LE), siglato tra Mit, Mibact e Regioni Campania, Basilicata e Puglia;

Vento – “Ciclovia Ven-To” da Venezia (VE) a Torino (TO), siglato tra Mit, Mibact e  Regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte;

Sole – “Ciclovia del Sole” da Verona (VR) a Firenze (FI) siglato tra Mit, Mibact e Regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana.

CICLOVIA_ACQUA

Complessivamente al settore “ciclovie” sono stati assegnati per il triennio 2016-2018 91 milioni di euro: 17 milioni per il 2016, 37 milioni per il 2017 e 37 milioni per il 2018. Anche le Regioni e gli altri enti territoriali cofinazieranno questi progetti con risorse che già sono in campo e che permetteranno di arrivare a mèta in tempi più brevi.

CICLOVIA_VENTO

Gli atti firmati rappresentano una “road map” in cui si descrivono le azioni in capo a ogni ente, Mit, Mibact e Regioni, tra cui, in sintesi: nel 2016 la sottoscrizione dei protocolli e lo stanziamento dei fondi per la progettazione; nel 2017 la progettazione dei tracciati, gli accordi di programma con gli enti locali interessati dai percorsi, le prime gare per la realizzazione delle ciclovie e l’apertura dei primi cantieri; nel 2018 la chiusura dei primi cantieri e le altre gare per la realizzazione delle ciclovie con l’apertura e la chiusura degli ultimi cantieri.

CICLOVIA_DEL_SOLE

Sono in arrivo tre nuove ciclovie, cui si spera se ne possano aggiungere presto altre per creare una fitta rete cicloturistica lungo tutto lo Stivale: non chiamatele “autostrade” per biciclette, sono dorsali a basso impatto ambientale che promuovono un attraversamento consapevole dei territori e ne valorizzano i paesaggi, qualcosa che si può fare soltanto in sella a una bicicletta. Altro che autostrade.







Una risposta a Non chiamatele autostrade per biciclette

  1. Marshall ha detto:

    Sono i tedeschi ad aver coniato il termine “autostrada ciclabile” (Radfahr-autobahn).
    Il termine non ha le implicazioni emotive negative che l’articolo vuole a tutti i costi attribuirgli.
    La caratteristica distintiva di un’autostrada è l’assenza di intersezioni a livello e il fatto di essere riservata agli autoveicoli.
    Il termine “Autostrade ciclabili” si riferisce quindi a piste ciclabili prive di incroci a livello e riservate alle biciclette. Dato che gran parte della fatica un ciclista la fa quando deve ripartire dopo un arresto l’assenza di incroci e di pedoni o altri veicoli consente, a parità di fatica, di fare molti più Km incrementando notevolmente il campo di possibile uso della bicicletta. Se con una normale pista ciclabile è possibile andare a lavorare tutti giorni a 5 km di distanza con l'”autostrada ciclabile” è possibile fare con lo stesso tempo e fatica 10 Km e più.
    Il termine “autostrada ciclabile” esprime quindi positivamente l’auspicio che come le autostrade furono il presupposto della motorizzazione di massa così le “Radfahrdautobahnen” potranno avere lo stesso effetto sulla diffusione dell’uso della bicicletta per gli spostamenti di tutti i giorni.
    Detto questo le ciclovie di cui si parla nell’articolo non sono in alcun modo, nel bene o nel male, definibili “autostrade ciclabili” in quanto si tratta di itinerari cicloturistici extraurbani ricavati prevalentemente da strade locali esistenti.

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