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Virginia Raggi in fuga sulla bicicletta

News, Rubriche e opinioni • di 2 Settembre 2016

VIRGINIA_RAGGI_INTERVISTA_IN_EVIDENZA

Quando ebbi modo di incontrare Mikael Colville-Andersen, guru mondiale della ciclabilità, una delle domande che gli rivolsi fu “come avviene che alcune città decidono di puntare sulla bicicletta per la propria mobilità?”.

La sua risposta fu illuminante e chiarissima: “Tutte le città in cui si sta facendo qualcosa sono quelle in cui i politici hanno dimostrato di avere i cojones per farlo”.

L’annuncio di ieri dell’assessora alla mobilità, Linda Meleo, del nuovo bike manager del Comune di Roma, Paolo Bellino, è la dimostrazione che la neosindaca Virginia Raggi sta facendo sul serio  sul tema della ciclabilità e che crede in ciò che sta facendo.

La nomina è arrivata a due mesi dall’insediamento, due mesi in cui si è assistito all’insediamento anche di Valeria Pulieri e di Marco Pierfranceschi, assessori alla mobilità rispettivamente al XIV e al VII municipio, gente che nel corso degli anni ha avuto modo di spendere giornate e nottate per trasformare la capitale in un luogo a misura di bicicletta attraverso tanto, tanto lavoro volontario, ma anche tanta attività di studio e documentazione.

Valeria Pulieri e Marco Pierfranceschi  (foto di Andrea Romagnoli)

Gli assessori Valeria Pulieri e Marco Pierfranceschi
(foto di Andrea Romagnoli)

E se è vero che tre indizi fanno una prova, adesso è evidente che la nomina di Pierfranceschi e Pulieri non sia stata un semplice colpo di testa da parte dei rispettivi presidenti di municipio, ma piuttosto, la dimostrazione di una strategia precisa da parte dell’amministrazione Raggi per modificare le condizioni di mobilità nella capitale.

Se Raggi avesse voluto effettuare un’operazione di facciata, avrebbe nominato qualcuno di più basso profilo, magari un sostenitore della politica dei piccoli passi, fatti di ciclabili sui marciapiedi, in mezzo ai parchi o laddove non danno fastidio a nessuno. E invece no, la scelta è ricaduta su un personaggio ruvido e irriverente, spesso incapace di scendere a compromessi, guidato da un amore sfrenato per la propria città e convinto della necessità di riportare la mobilità nella capitale a dimensioni più umane in tempi brevi, a qualunque costo.


aida

PAOLO_BELLINO

La nomina di Bellino non ha mancato però di creare mal di pancia: c’è chi sostiene che non si sia rispettata una procedura democratica nella nomina del neo delegato alla ciclabilità romana. Come se la persona chiamata a svolgere questo ingrato compito (perché si è cacciata in un ginepraio) dovesse essere qualcuno in grado di mettere d’accordo le diverse visioni del cicloattivismo romano e non una persona di fiducia del sindaco stesso, per fare ciò che si necessita fare al momento giusto. C’è chi sostiene che dovesse servire un bando di gara per la nomina, ma qui si parla di un delegato (che ha un compito politico, di indirizzo) e non di un manager (che ha un compito tecnico).

La domanda che sorge spontanea è però: “perché Raggi sta puntando tanto sulla bicicletta?”

Credo che la risposta più che in un desiderio di ambientalismo o di ricerca del consenso da parte dei cittadini (la bicicletta è di moda, si sa),sia da ricercarsi tra le pieghe del bilancio della capitale: Roma ha un buco che si aggira attorno agli 11 miliardi di euro, un sistema di trasporti pubblici tra i meno efficienti in Europa e un tasso di motorizzazione tra i più alti al mondo.

Questo significa che l’unica speranza per il comune di migliorare le condizioni di mobilità dei propri cittadini è favorire un graduale spostamento dalle automobili alla bicicletta, perché l’uso della bicicletta non comporta oneri economici per il bilancio pubblico e soprattutto perché ridurre il numero delle auto è l’unico modo per aumentare le velocità di percorrenza (e ogni romano trascorre mediamente 100 ore all’anno fermo nel traffico nella propria automobile). Insomma, la bicicletta è l’unica speranza per Roma di limitare i danni fatti da decenni di incuria e barbarie soprattutto sul fronte della mobilità mentre si cerca di risistemare le condizioni della municipalizzata del trasporto pubblico (60 milioni di rosso).

Che poi è quanto spiega in questa breve intervista il sindaco di Copenhagen, Morten Kabell.


Al di là del nome del candidato, però quello che importa sapere a questo punto è se il neo bike manager di Roma capitale sarà dotato di poteri e di un budget per le varie iniziative.

L’impresa che si trova ad affrontare Bellino è disperata, ma è proprio per questo che sono convinto che lui sia la persona giusta: perché è l’unica persona che conosca dotata di sufficiente visione e ostinazione da riuscire a conseguire un simile risultato.

In ogni caso, rimane il fatto che con questa mossa la sindaca a 5 stelle ha lanciato un guanto di sfida agli altri sindaci d’Italia, in particolare a Beppe Sala che in campagna elettorale sosteneva che al termine del proprio mandato la percentuale di spostamenti in bicicletta a Milano sarebbe arrivata al 20% (attualmente 7/8%), mentre al momento non è ancora dato sapere con quali strumenti e quale strategie.

Una preghiera nel frattempo: per favore, smettetela di chiamarle bike lanes, si chiamano corsie ciclabili. Che motivo c’è di esotizzare parole già presenti nel dizionario della lingua italiana e nell’ordinamento italiano? Perché creare ancora più confusione?

 







6 Risposte a Virginia Raggi in fuga sulla bicicletta

  1. alberto ha detto:

    io credo che vogliano aumentare il ricorso alla bici, prima di tutto perchè ci credono, poi anche per i motivi che hai giustamente elencato.
    se resisteranno all’attuale bufera, e riusciranno anche a spingere sul telelavoro e preferenziali, i risultati si vedranno.

    mi permetto di ribadire il concetto…i più grandi risultati sul fronte della ciclabilità li otterremo, se e solo se, si eviteranno demonizzazioni dell’automobile oltre il necessario.
    sperare di portare tutta Roma (o l’Italia) sull’idea che si possa vivere senza auto propria, oppure di vederle sparire dal mondo equivale a imboccare la strada (anzi la corsia ciclabile) che conduce al fallimento.
    cominciamo a ricavare e difendere con i denti, gli spazi per le bici…la gente verrà automaticamente.
    ciauz

  2. roberto ha detto:

    Le perplessità su Paolo Bellino non vengono dal modo con cui ha ricevuto l’incarico (fiduciario), ne dalla sua determinazione, nota, e nemmeno dalle sue competenze – non le valuto, dico solo che sarà ben accompagnato, e noi del Coordinamento Roma Ciclabile lo accompagneremo (anche se non volesse :). Nascono dal fatto che un buon bike manager deve avere quattro, non tre, qualità: determinazione, competenza, esperienza personale sulla bici, ma poi, anche e molto, capacità di mediazione e comunicazione. Attenzione, non verso i ciclisti – quella è facile, l’1% dei cittadini romani, e i salvaiciclisti sono bravissimi – ma verso gli altri (quasi tutti sono altri, il 99%). Verso quei cittadini che in bici non ci vanno ma che potrebbero andarci, che vanno convinti da qualcuno che possano vedere come un proprio simile, quindi imitabile. E poi anche verso quei cittadini supermotorizzati che si sentiranno danneggiati dalla riduzione dello spazio per le auto, non tanto per convincerli ad andare in bici (illusorio) ma per convincerli che è ragionevole e utile per tutti farlo. Almeno almeno verso il 51% dei cittadini, visto che siamo in democrazia.
    Il rischio sarà di avere uno splendido programma e morire prima di farlo partire (Marino docet).
    Paolo ce la farà? io la vedo dura, ci toccherà aiutarlo molto. Per questo lo affiancheremo, volente o nolente :)

    • Paolo Pinzuti ha detto:

      Ciao Roberto,

      Paolo è un giornalista da una trentina d’anni. Penso che sulla comunicazione abbia poco da imparare. Soprattutto ha una dote che ai più sfugge: è in grado di modulare il tono di voce sulla base dell’interlocutore.
      In ogni caso, sono contento che il coordinamento gli darà manforte a cui si aggiungerà il supporto di noi di Bikeitalia.

      • rotafixa ha detto:

        sono contento dell’aiuto, a tutti serve aiuto quando si tratta di interventi con incidenza sulla società.
        si tenga conto di questo: non solo quanto sopra mi è così chiaro che dal 2002 circa ho realizzato che da soli non si va da nessuna parte (da qui il mio impegno convinto nella cm, l’aver fatto squadra nella creazione della ciemmona e quant’altro), ma è proprio quello che mi ha portato a insistere per creare -sempre insieme ad altri, a mio parere i migliori in campo- quell’aggregatore recente, e piuttosto ascoltato per la sua autorevolezza, che è l’associazione salvaiciclisti roma.
        in questa associazione, che ricordo è di secondo livello, può cioé associare anche altre associazioni, è confluita la grandissima parte del cicloattivismo romano.
        assicuro quindi di aver ben presente il gioco di squadra -anche da vecchio rugbysta- e quindi mi fa piacere vedere che dopo i primi momenti di sorpresa (più disappunto direi) a roma ci si stia convincendo della positività della scelta. che appunto è una scelta.
        vorrei infine far notare che si tratta di una prima volta, in questa città: persona a parte, sarebbe quantomeno da sottolineare questo.

      • roberto ha detto:

        Speriamo sappia modulare anche il pensiero, non solo la voce. Tu sei un ottimo comunicatore, molto più esperto di me, ma penso sottovaluti la dimensione “identitaria”. Paolo si presenta, per come ragiona (e persino fisicamente), come portatore di una cultura minoritaria (anche io in parte vi appartengo, la conosco molto bene). In quella cultura riscuote successo. Ma noi dobbiamo convincere altre culture. Che sono la stragrande maggioranza. Che lo guardano come un alieno. Possiamo fare la rivoluzione della mobilità romana senza la maggioranza, anche risicata, dei cittadini? Vedi un po tu.
        Non per caso il Coord. Roma ciclabile (dove c’è FIAB e molti associazioni di ciclisti locali) ha lavorato da anni per coinvolgere, faccio un po di esempi, la CNA (piccole medie imprese), gli Istituti culturali come l’INU (ist. nazionale di urbanistica), l’ISFORT (ricerca sui trasporti), le università, il Censis, l’UPTER, i dipendenti FAO ecc. Quelli che sono altro, non sono ciclisti, non si identificano con salvaiciclisti (mia sorella, non ciclista, me lo diceva nel 2012: lo vedi che è pericoloso, lo dicono loro che bisogna salvare i ciclisti…) ma vanno o potrebbero andare in bici.
        Insomma, lo sai bene, e con queste persone Paolo farà oggettivamente fatica a parlare (quando sentono “rotafixa” sorridono, ma chi è questo che si fa chiamare così?).
        Speriamo bene.

        • vincenzo salvi ha detto:

          sono d’accordo con quanto scritto da Roberto, pur non conoscendo la specifica realtà di Roma. Aggiungo solo che di nomine di questo genere (il tecnico e l’attivista) ne ho viste anche in altre città ma senza l’appoggio reale e non di facciata di una Giunta anche una persona capace e con la giusta esperienza non può fare granché.
          Allo stato dei fatti, la Giunta Raggi, sindaco e 5stelle in particolare devono ancora dimostrare che le cose non stiano in questi termini. Anzi, stando a quanto si osserva in queste ore, direi che non ci siamo proprio, purtroppo.
          Mi aspetterei che questo sito e i suoi redattori si adoperino per promuovere chi tra gli amministratori concretamente fa delle azioni in direzione della mobilità dolce. Viceversa non si aiuta lo sviluppo di una diversa cultura della mobilità nelle nostre città.
          Grazie e buona giornata a tutti

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