A Milano la mobilità non si muove

22 Settembre 2016

giuseppe-sala-primarie-centrosinistra-pd-milano

Sono trascorsi tre mesi dall’elezione di Giuseppe Sala a sindaco di Milano. Tre mesi durante i quali cittadini e osservatori esterni sono rimasti con il fiato sospeso per capire quale indirizzo avrebbe preso la nuova amministrazione della città.
Mentre su alcuni fronti chiarezza è stata fatta, sul fronte della mobilità non è ancora dato sapere cosa succederà a Milano per i prossimi 5 anni.

In campagna elettorale Sala aveva detto chiaro e tondo che la sua attività di governo avrebbe puntato forte sulla mobilità alternativa a quella dell’automobile privata, consolidando la congestion charge, sviluppando ulteriormente la rete di trasporto pubblico locale per includere le periferie nel contesto urbano e raggiungendo la soglia del 20% di spostamenti in bicicletta entro il 2021.

Questa promessa elettorale ha quasi triplicato le previsioni del piano urbano della mobilità sostenibile (non ancora approvato): incremento nell’uso della bici a Milano dal 5,7% attuale al 7,1% entro il 2025.

Il 20% di modal share ciclistico è un obiettivo molto ambizioso ma che, come dimostrano numerosi casi internazionali, è raggiungibile in un così breve lasso di tempo solo a condizione di agire con un piano di sviluppo determinato e programmatico.

I primi 3 mesi della giunta meneghina stanno indicando che questo piano di sviluppo probabilmente manca e i segnali che arrivano da Palazzo Marino sono tutt’altro che incoraggianti.

Sul fronte della mobilità non motorizzata, l’unica notizia di rilievo è che l’assessore alla mobilità, Marco Granelli, settimana scorsa ha pedalato da Piazzale Maciacchini a Palazzo Marino in occasione del Bike to Work day.

granelli-bici

Per l’occasione l’assessore Granelli ha sfoggiato una mtb Decathlon di primo prezzo, con gomme tassellate da fuori strada, senza parafanghi, senza portapacchi e con le leve dei freni in una posizione che viola ogni principio di ergonomia.

A voler leggere gli indizi, verrebbe da dire che l’assessore non ne faccia un grande uso.

A questo si aggiunge la mancata sostituzione di Fabio Lopez, già responsabile alla ciclabilità della precedente amministrazione Pisapia e che lascia lo staff comunale privo di qualcuno che sappia propriamente di mobilità ciclistica.

Riassumendo: Beppe Sala in campagna elettorale l’ha sparata grossa e adesso non ha gli strumenti e neppure le competenze interne per mantenere la promessa fatta ai propri cittadini.

L’inverno ormai sempre più vicino farà come di consueto aumentare i livelli di inquinanti nell’aria ed è ragionevole aspettarsi i consueti tre mesi di sforamento delle soglie (nei primi 20 giorni di settembre si sono già avuti due giorni di sforamento dei limiti di PM10) con buona pace dei polmoni dei milanesi.

corso-buenos-aires

È lecito chiedersi cosa farà mai il sindaco: affronterà la questione come l’ennesima emergenza da risolvere (nell’attesa che passi) o presenterà un piano di azione?

Al momento non è dato saperlo, ma se il buongiorno si vede dal mattino, credo che i milanesi dovranno mettersi i polmoni in pace, oppure trovare il modo di ricordare al sindaco-manager che la parola data va mantenuta.

Tutto questo mentre la vituperata giunta Raggi ha già proceduto a nominare un responsabile per la ciclabiltà, ha firmato l’accordo col MIT per la realizzazione del GRAB e a Torino sono state annunciate sperimentazioni per abbassare la velocità massima nei controviali a 20 km/h, come anticipato dall’assessora alla Mobilità Maria Lapietra a CosmoBike Mobility:

Commenti

16 Commenti su "A Milano la mobilità non si muove"

  1. Luciana M. ha detto:

    Concludo il ragionento, ha ragione, ieri sera non ce l’ho fatta (nonostante l’età riesco ancora a dormire…).
    Quello che è stato fatto in questi anni, anche dalla Moratti come Lei evidenzia e non solo da Pisapia, non mi pare poco, soprattutto in assenza di un piano di azione di respiro ampio e profondo su questo tema.
    Un piano serve, e anche un programma: poi le opere si devono realizzare. Ma anche i piani e i programmi, oltre che le opere, vanno scritti rispettando le regole e con cognizione di causa: ecco perché la metafora del profeta e del vescovo progressista, altrimenti è solo carta straccia ricca di proclami.
    So che la giunta Sala ha approvato un documento programmatico generale a inizio estate che parla esplicitamente di impegno per i ciclisti: si parla anche di approvazione del PUMS, vedremo.
    7 punti su 100 in dieci anni sono pochi: se questi sono gli obiettivi del piano che citava nell’articolo, allora il piano andrebbe probabilmente rivisto per dare più respiro a questo obiettivo.

    Lei dice che in Comune nessuno sa occuparsi di biciclette in modo competente. Non so sulla base di quali informazioni lo possa sostenere: è chiaro che apprezza poco di quanto è stato fatto, anche da parte del sig. Lopez evidentemente.
    A quanto pare una risposta può venire solo da fuori dal Comune, a suo parere.

    Sarà il giro di amici e conoscenti diverso dal suo, ma nel mio ci sono tanti ciclisti che la pensano diversamente da quanto leggo su queste pagine: l’umore mi pare più positivo, anche rispetto a quanto è stato già fatto dalle giunte precedenti. Le opinioni dei ciclisti comuni, quelli non esperti, sono diverse: a proposito ho sentito tanti apprezzamenti della pista ciclabile intorno al Castello (se non sbaglio ci sono sia la pista che l’area pedonale, si informi bene) e di tante altre: Viale Tunisia, per dirne una. Poteva essere fatta meglio, soprattutto nel tratto più vicino a Corso Buenos Aires, ma per il resto non mi sembra niente male: è abbastanza larga da superarsi, tutta dritta, con parcheggi bici qua e là, semafori agli incroci pericolosi, e toglie i ciclisti dal traffico e in parte dallo smog diretto dei tubi di scappamento, e poi ci permette di saltare le code. Mi leggerò i vecchi articoli per capire che cosa non va secondo Bikeitalia, e non secondo tanti ciclisti di tutti i giorni che conosco e che la usano volentieri. Certo che sì può ancora fare meglio, sono stata anche io all’estero.

    D’altra parte non ritiene anche lei che se i ciclisti sono aumentati, e mi pare tanto, in questi ultimi dieci anni, non sia merito solo delle pedalate di gruppo autorinforzanti che ho visto passare tante volte il giovedì sera o della crisi economica?

    Io non mi occupo di mobilità come lei, ho studiato altro, ma leggo molto i giornali e seguo dibattiti, e vivo abbastanza la città di persona.

    Ho la netta impressione che la sua e di tanti suoi lettori sia una critica di maniera, lontana dal volere affrontare concretamente (dove è spesso necessario anche il compromesso) i problemi e le varie esigenze di una città, non solo di noi ciclisti.
    Una rivoluzione in breve tempo la trovo improbabile e priva di sano realismo: lei parrebbe forse disposto ad accontentarsi di un “GRAB” milanese (ma in fondo penso che non le basterebbe affatto) o di una sperimentazione di controviali a 20 all’ora. Niente di nuovo, insomma, per Milano, che questo tipo di programmi li ha già scritti e almeno in parte mi pare già realizzati, sebbene a 30 all’ora (ma non saranno i 10 km/h orari di differenza che faranno la differenza…).
    Anche io vorrei una città più a misura d’uomo, di pedoni e ciclisti, ma per questo non mi aspetto un profeta (mi piace tanto la metafora, scusi se la ripeto). Mi aspetto invece persone più attente nel loro lavoro, agli obiettivi e ai risultati, e persone che giudichino senza troppi pregiudizi del tipo “il giardino del vicino è sempre più verde”: perché anche una critica onesta libererebbe il campo dalla nebbia che impedisce altrimenti a molti altri di vedere correttamente la partita e la qualità del campo di gioco.

  2. Luciana M. ha detto:

    Venendo alle promesse di campagna elettorale di Sala per il futuro da Lei menzionate, ho fiducia anche se non mi aspetto i cambiamenti rivoluzionari del 20% entro il 2021 perché è davvero tanto se oggi siamo arrivati a 5,7 su 100.
    Io non mi accontenterei di un nuovo “monsieur velò” al servizio di Sala e dei Milanesi, sebbene potrebbe fare anch’egli qualcosa di utile alla causa: c’è il concreto rischio che in Comune finisca infatti qualcuno che si senta il “tutto” e non “una parte”, che non sappia poi regolarsi.
    Alcuni ciclisti sembrano attendere un altro “profeta”: a mio parere servirebbe invece un “vescovo progressista”, che si intenda di “diritto canonico” e che lavori per riunire, concretizzare, concludere, ma applicando le leggi e magari proponendo dove cambiarle, senza illusioni da ciarlatano.

    1. Paolo Pinzuti ha detto:

      Guardi, mi occupo di politiche della mobilità, non di religione o di teologia. Non capisco di vescovi, profeti, diritto canonico etc.

      Mi limito a evidenziare che Sala ha promesso un 20% in campagna elettorale. Adesso vogliamo vedere una tabella di marcia e il risultato raggiunto. Chiedo troppo?

  3. Luciana M. ha detto:

    Premesso che tra le recenti esperienze italiane che lei cita ci sono solo città governate (parola grossa nel caso di Roma) dal Movimento 5 Stelle, la sua analisi non mi pare giusta. Ma veramente non vuole riconoscere a Milano alcun progresso in materia?
    A me pare che lei, come pochi altri che attirano un po’ di audience tra specialisti della polemica fine a sé stessa, rappresenti un tipo di ciclista e contribuente fuori dal comune: uno che osserva il dettaglio della posizione dei freni della bici dell’assessore Granelli e al contempo si illude che con una cifra – ancora ignota per davvero con precisione – compresa tra 2 e 4 milioni di Euro, a Roma si riescano a completare 80 km di itinerario con il GRAB. Sarò curiosa di provare a percorrerlo il GRAB, quando sarà finito, perché a Roma, e non come a Milano, si sa, gli itinerari ciclabili si realizzano solo su strade dove veramente servono ai cittadini per andare a lavorare e a scuola, ma circumnavigando il centro e dicendogli “ciao” dalla periferia, nell’aria buona delle “vacanze romane”.

    Lei pregiudica sulle apparenze, insomma.

    Su Milano, per quanto ne so e credo, resta molto da fare: ma sia onesto!
    Quale città italiana oltre il milione di abitanti ha un sistema di bici pubbliche come questo, con quasi 300 stazioni, oltre 4000 bici e così tanti iscritti? Dov’è quello di Roma? E Torino? Dica i numeri per cortesia.
    Vedo un sacco (a me pare veramente migliaia) di nuove e comode rastrelliere in giro e ne vedo sempre di più, mentre neanche dieci anni fa era praticamente impossibile parcheggiare: solo pali e ringhiere!
    Zone rallentate ne sono state fatte già alcune e area C – concordo con il sig. Salvi – ha cambiato i luoghi comuni sul traffico influenzando bene anche verso la periferia.
    Grazie all’Amsa si recuperano le bici danneggiate o mezze rubate, e la polizia mi pare che si sia attivata per contrastare almeno in parte i furti.

    Ho visto anche tante piste ciclabili nuove fatte bene (non ci sono solo quelle che lamenta il sig. Giovanni della periferia 7): penso al ponte di Porta Romana, a Corso Venezia, alla pista verso Comasina che usano anche le mie figlie quando portano i bambini a scuola o al parco, o a quelle fatte da poco in zona Gioia/Repubblica, o Via Ripamonti; penso anche alle piste solo disegnate, che non mi dispiacciono perché le trovo anche facili da usare anche se mi fanno sentire meno sicura quando c’è traffico, e qui penso a quanto bene ci hanno dato a noi ciclisti di tutti i giorni la Cerchia dei Navigli e il ponte vicino a Piazza Napoli.

    Poi non ho capito una cosa: anni fa leggevo le proteste sui giornali delle associazioni che sostenevano la mancanza di investimenti da parte del Comune a favore dei ciclisti, poi quando il Comune ha iniziato a spendere sempre gli stessi hanno iniziato a dire che si spende troppo e che si potrebbe fare molto di più spendendo di meno. Insomma ci si metta un po’ d’accordo.
    La pista intorno al Castello è bellissima: ma se la ricorda Lei com’era la strada quando c’erano gli autobus parcheggiati accanto alla fontana? Oppure la via che porta alla Triennale? Ne parli nel prossimo articolo, ma sia oggettivo!
    Secondo me solo gli investimenti portano a risultati concreti.

    E diciamola: non ci voglio credere che il Comune abbia sempre speso le cifre del progetto criticato del Castello: quanto può essere costata la doppia pista che unisce il Parco Lambro a Milano 2 ? Ci ha fatto mai un giro? A me non sembra tanto male, l’avrebbero dovuta fare più protetta? Ma così avrebbero speso di più! O secondo Lei e il sig. Giovanni avrebbero dovuto chiuderla totalmente al traffico? Perché non accontentarsi per ora della strada ristretta?

    Gentile Pinzuti, ho seguito da vicino – come avrà potuto immaginare – quello che ha fatto il Comune in questi anni: ho passione e interesse per la città in cui sono nata e in cui continuerò a vivere, e sono ciclista fin dai tempi dell’università. Più di 40 anni ormai.
    Non so se Lei sia di Milano o ci sia venuto a vivere, ma l’impressione che dà è che faccia finta di non conoscerla e soprattutto di non sapere quanto sia cambiata. Pedali di più.

    1. Paolo Pinzuti ha detto:

      Gentile Luciana,

      Mi sembra che il suo commento raccolga una serie di confusioni dettate più da partigianeria che non da dati oggettivi. Le mie considerazioni in questo articolo riguardano solamente i primi 3 mesi del mandato di Beppe Sala e non la città di Milano in generale che conosciamo molto bene e a cui abbiamo dedicato molta attenzione nel corso degli anni, soprattutto alla fine del precedente mandato (https://www.bikeitalia.it/2016/06/03/milano-bologna-torino-roma-un-bilancio-di-fine-mandato/).

      Riguardo al bike sharing (qui può trovare un po’ di informazioni a riguardo: https://www.bikeitalia.it/2015/01/22/tutti-pazzi-per-il-bike-sharing-di-milano/) non le sarà sfuggito che questo è nato per iniziativa e volontà della giunta Moratti 8 anni or sono. Quindi paragonare i numeri di Milano con quelli di Roma e Torino non avrebbe senso. Ci sarebbe molto da dire anche riguardo alle ciclabili realizzate in ambito urbano (https://www.bikeitalia.it/2014/06/03/milano-ciclabile-doro-viale-tunisia/) che sono realizzate in modo sporadico e senza un minimo di pianificazione: mentre altrove si cerca di creare delle reti di itinerari ciclabili, a Milano si sono realizzati solamente dei tratti sospesi nel nulla che lasciano sistematicamente il ciclista in mezzo agli incroci in balia di sè stesso. Anche la ciclabile attorno al parco sempione, che lei confonde con la pedonalizzazione di piazza Castello (su cui ci sarebbe molto da dire, comunque), è stata un’opera costosa e inutile (le persone sane di mente non girano attorno al parco quando possono attraversarlo), ma anche questo non rileva perché riguarda la precedente amministrazione e un progetto, nuovamente, della giunta Moratti.

      Ripeto, mi limito a considerare quanto detto e fatto nel corso dei primi tre mesi di governo della città e leggo i segnali che provengono: non è stato fatto niente, non è stato detto nulla e l’assessore Granelli non va in bici. Tutto qua. Se vuole entrare nel merito di quanto avvenuto dopo l’elezione di Sala, sarò felice di leggere la sua opinione.

      Saluti.

    2. anna ha detto:

      Buongiorno ma dovreste obbligare i comuni limitrofi colleghino le piste ciclabili di Milano. Per esempio io abito a bollate e per raggiungere la pista che parte dalla Comasina rischi la vita quasi tutti i giorni.

  4. Andrea ha detto:

    A Roma, a parte accettare un finanziamento per il GRAB sollecitato dal sindaco precedente e nominare un responsabile che ha concesso un’intervista, non mi pare che si sia mosso altro…

    1. Paolo Pinzuti ha detto:

      Che è più di niente.

      1. vincenzo salvi ha detto:

        …più di niente ma è un po’ presto per fare degli amministratori di Roma e Torino coloro i quali rivoluzioneranno la mobilità in Italia. Ne saremmo tutti felici ma, alla prova dei fatti, l’unica vera inversione di tendenza in tal senso nelle nostre città è l’introduzione dell’area C a Milano ancorchè assolutamente insufficiente.

        1. Paolo Pinzuti ha detto:

          Certo, che risale al 2008

  5. Giovanni ha detto:

    Grazie bikeitalia per questo pezzo. Granelli sta proseguendo il lavoro di Maran ovvero ciclabiline Sì ma dove non danno fastidio alle auto. In zona 7 dove abito io ne hanno realizzate 2 su stradoni assurdi solo per l’intento, nobile, di stringere un po’ la carreggiata e rallentare le velocità delle auto. Ma i ciclisti non sono birilli né dossi: nessuno le percorre queste strisce e tutti scappano sul marciapiede. Per affrontare le auto ci vuole il coraggio di fare scelte impopolari, specie in periferia. Pisapia non lo ha avuto questo coraggio. Figuriamoci Sala.

    1. Paolo Pinzuti ha detto:

      20%

    2. carlone ha detto:

      Concordo in toto Giovanni, sei per caso di Affori? Perche anche li hanno fatto qualcosa di simile…

  6. Daniele Viganò ha detto:

    A milano esiste già un piano della mobilità sostenibile

    1. Paolo Pinzuti ha detto:

      Il piano 2015-2025 non è stato ancora approvato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi il meglio della settimana via mail.

Iscriviti