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L’ombra dei privati sul GRAB

News • di 28 Settembre 2016

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La data balza all’occhio, il bisestile non passa inosservato: il 29 febbraio 2016 all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi è arrivata una richiesta di registrazione per il logo del GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Biciciclette di Roma. Una richiesta che proviene dall’Associazione Culturale Velolove e che reca la firma del suo presidente Alberto Fiorillo, coordinatore del progetto GRAB. Bikeitalia spulciando nell’archivio online dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi si è imbattuta nella domanda n. 302016000019490 (UA2016C095167) che certifica l’esistenza di una richiesta fatta successivamente all’ingresso del GRAB tra le ciclovie turistiche finanziate dalla Legge di Stabilità 2016.

La domanda di registrazione del marchio mira a tutelare il nome e l’uso improprio del logo identificativo del percorso, come recita la dettagliata descrizione contenuta nel documento: “Con il logo GRAB grande raccordo anulare delle bici si sintetizza un pittogramma di una bicicletta, inserito in un ottagono; la bicicletta è il simbolo del turismo sostenibile e di successo per la mobilità urbana come alternativa alla mobilità tradizionale, mentre l’ottagono è stato unito al fine di effettuare un richiamo visivo alla segnaletica stradale”. Appare quantomeno curioso però che la registrazione sia stata fatta da un soggetto terzo rispetto al Ministero dei Trasporti e al Campidoglio e, soprattutto, soltanto dopo l’ingresso del GRAB tra le opere finanziate dalla Legge di Stabilità 2016 (annunciate dal Mit il 21 dicembre 2015).

Ancora non è scemata l’attenzione per la recente firma del protocollo d’intesa tra Ministero dei Trasporti e Campidoglio per la realizzazione del GRAB, avvenuta il 21 settembre scorso, ma la questione della domanda di registrazione del marchio/logo non può non richiamare alla mente la valutazione dell’impatto economico dell’opera – realizzata da Confindustria-Ancma per Legambiente e Velolove – che era stata presentata i primi di maggio: oltre 600mila presenze e un indotto di 14 milioni di euro soltanto nei primi 12 mesi di esercizio, con ampie prospettive di crescita come ben sintetizza questo video realizzato dall’agenzia AdnKronos

La registrazione di un marchio – in questo caso il logo del GRAB – prevede che il titolare possa disporne in base alle sue esigenze e al suo interesse: il marchio può essere venduto, concesso in licenza a terzi per la totalità o anche per una parte. Inoltre, nel caso di marchio dato in licenza, il titolare del marchio mantiene la sua proprietà, ma acconsente alla sua utilizzazione da parte di altre imprese dietro pagamento di royalties.

Quindi, se l’iter della domanda di registrazione del marchio GRAB da parte dell’Associazione Velolove andasse in porto, il Ministero dei Trasporti e il Comune di Roma potrebbero essere messi di fronte alla richiesta, peraltro giuridicamente legittima, di dover pagare per l’utilizzazione del logo identificativo del percorso cicloturistico a un soggetto terzo, ad esempio nel caso di una linea di merchandising targata GRAB.

Ora resta da capire se la registrazione sia stata richiesta dall’Associazione Velolove in via cautelativa, per evitare speculazioni da parte di soggetti esterni al progetto e se, una volta registrato, il marchio/logo GRAB sarà ceduto a titolo gratuito a chi realizzerà l’opera pubblica – Ministero dei Trasporti e Campidoglio – e potrà dunque disporne pienamente senza corrispondere royalties a soggetti privati.

La questione non è di poco conto ed è all’attenzione di chi ha firmato il protocollo d’intesa ed è pronto a realizzare l’opera: ora la palla passa a Ministero dei Trasporti e Campidoglio, si attendono sviluppi.






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