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Georgia in bici, steppa e valli

Diari • di 17 Ottobre 2016

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Quando Dio distribuì le terre agli abitanti del pianeta i Georgiani arrivarono in ritardo. E quando il Sommo chiese loro il motivo risposero in coro “stavamo brindando alla tua salute”, con ciò Dio sorrise, bevve con loro e gli donò la terra più bella. Quella che si era tenuto per sé.
Cosi narra la tradizione, che ben si sposa al vero. Il paese bello lo è davvero e quanto al vino usato per il brindisi con Dio sappiamo che la nota bevanda trova la sua origini in queste terre dove è conosciuto, prodotto e bevuto da oltre 7.000 anni.

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Una premessa irresistibile che ci ha incuriosito e spinti ad andare a vedere, in bici ovviamente.
Con Marco, mio cugino, dal mio stesso cognome e la cui stretta parentela è testimoniata dalla somiglianza, si fa rotta su Tbilisi. Sono solo 40 anni che non ci vediamo e una serie di eventi ci ha fatto ritrovare dopo quasi mezzo secolo. Avevamo quindi deciso di mettere a nudo le nostre radici e le storie della nostra famiglia, tornare a conoscerci. E nessun posto ci sembrava migliore di questo. A Dmanisi infatti, recentemente, furono portati alla luce degli scheletri datati quasi 2.000.000 d’anni e che stanno rivoluzionando le teorie della nascita dell’uomo e sopratutto della nostra razza indoeuropea. Non più l’Etiope Lucy, ma il sig. d4500 (la fantasia degli scienziati è infinita) e i suoi discendenti sarebbero i nostri più antichi progenitori. Per cercare le nostre radici nulla ci sembrava più idoneo del paese da cui pare che tutti noi abbiamo avuto origine.

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Il percorso si è snodato attraverso le strade della Georgia, talvolta belle e spesso infami, con un mix di emozioni dettate dal viaggio e dai nostri personali racconti.
Di quanto riemerso dai ricordi, cammei di vite, di storie, di episodi familiari ed altro, e che sono stati la parte preponderante della nostra esperienza ciclistica, teniamo nel cuore il ricordo. Fatti in fondo importanti solo per noi.

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Per il resto possiamo solo parlare di un paese ancora non invaso dal turismo, dove il traffico, fatta eccezione per le due più grandi città di Tblisi e Batumi, è scarso per non dire nullo. E dove il panorama varia moltissimo, passando dalla steppa desertica della parte sud est, la regione del Kaketi, a valli verdissime contornate da alte montagne nella parte Nord Ovest dello Svaneti, dove si trova Mestia la sua capitale con le sue antichissime torri d’avvistamento, che la rendono visibile da molto lontano.

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Un paese che sta provando, forse con fatica, a dimenticare i terribili anni del gioco sovietico e che sta lentamente ritrovando tradizioni e una millenaria cultura. Ci si trova a volte a notare il forte contrasto tra una storia ricca e importante, testimoniata da notevoli tesori custoditi nei musei o nelle splendide chiese e monasteri, con la povertà attuale. Povertà che si recepisce attraversando villaggi dove sorgono bellissime case in stile georgiano che però sono spesso abbandonate e decadenti. Una povertà che spinge a cercare fortuna in paesi lontani. E come sempre nei paesi poveri l’accoglienza è spontanea e garbata. Un popolo gentile e garbato.
Noi ci siamo trovati bene davvero e il filmato che segue è la testimonianza del nostro viaggio.






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