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L’apertura della portiera all’olandese che salva i ciclisti (video)

News • di 18 Ottobre 2016

Le corsie ciclabili possono rappresentare un bel vantaggio per chi pedala in città, ma possono anche essere luoghi di incidenti nella cosiddetta “zona porta”, quella in cui vengono aperte le portiere delle auto parcheggiate ai bordi del percorso riservato alle biciclette.

Sul lungo periodo le città avranno necessità di continuare a progettare soluzioni per ospitare un numero sempre maggiore di ciclisti, ma intanto i conducenti potrebbero già mettere in pratica un semplice comportamento per cercare di minimizzare gli incidenti quando aprono la portiera per scendere dall’auto.

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Il fenomeno dei ciclisti colpiti dalla portiera di un’automobile, negli Usa, è così comune che viene indicata con un termine: dooring. Secondo uno studio realizzato a Chicago, 1 incidente in bicicletta su 5 ha a che fare con l’apertura improvvisa delle portiere e in totale si registra in media un caso di “dooring” al giorno a Chicago.

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Una possibile soluzione – studiata e portata all’attenzione dei mass media dal medico in pensione Michael Charney – viene praticata da decenni nei Paesi Bassi, dove nelle scuole guida insegnano a chi deve prendere la patente come fare per ridurre drasticamente il rischio di dooring. In Olanda questo comportamento rappresenta semplicemente il modo più sicuro per aprire una portiera ed è infatti noto come “Dutch Reach”.

Come funziona? Si tratta di una soluzione molto semplice e intuitiva: fondamentalmente invece di usare la mano sinistra per aprire la portiera il guidatore la deve aprire con la destra e, nel compiere questo gesto, viene portato a girare naturalmente la testa verso il finestrino per vedere se sopraggiunge qualcuno in bicicletta. Quando il dottor Charney ha scoperto questa “apertura della portiera all’olandese” si è incuriosito e ha iniziato a sensibilizzare l’opinione pubblica degli Stati Uniti sul tema. Una soluzione economica che potrebbe ridurre drasticamente gli incidenti quotidiani legati al dooring.







7 Risposte a L’apertura della portiera all’olandese che salva i ciclisti (video)

  1. Andrea Battistin ha detto:

    Questo articolo “cade” giusto ad una settimana dal mio dooring subito , con procurato trauma cranico e fortunatamente con la sola rottura del caschetto. In questo momento sono molto spaventato e dovrò ritrovare la forza di risalire in bicicletta soprattutto in città considerato che è il mio secondo incidente con conseguenze da ricovero ospedaliero in 10 mesi.

  2. Uliano Guerrini ha detto:

    Quello che salva i ciclisti -10 anni di ciclismo urbano e commuting senza incidenti (ok mi tocco!)- non sono né le assurde ciclabili all’italiana (altra storia) né l’impossibile rispetto da parte degli automobilisti, ma sani comportamenti prudenziali (istinto di sopravvivenza):

    1) presumere in mancanza di altri dati che l’automobilista ODIA il ciclista e anche quando non odiasse il ciclista è impegnato a messaggiare, telefonare, leggere in giornale, farsi il trucco e/o a pensare agli affari suoi… e aspettarsi *sempre* IL PEGGIO.

    2) occhio sinistro che guarda nello specchietto per vedere *SEMPRE* chi e cosa ci segue che permette di sapere QUANDO è possibile spostarsi in sicurezza.

    3) adeguata distanza dalle macchine parcheggiate (almeno 1 metro)

    4) occhio destro che guarda DENTRO *ogni* macchina parcheggiata con IMMEDIATO spostamento verso centro della carreggiata al MINIMO dubbio sulla presenza di qualcuno all’interno (oppure se lo specchietto segnala impossibilità a spostarsi rallentare ed eventualmente fermarsi)

    Pretendere che il prossimo si prenda cura della nostra incolumità è sfidare il volere degli dei!

  3. Jules ha detto:

    Mi lascia un po’ perplesso il fatto che si debba sollecitare la pratica (indubbiamente efficace) del Dutch Reach quando da tempi ormai remoti esiste un accessorio sull’auto che si chiama “Specchietto Retrovisore”… ma si sa: noi Italiani amiamo complicarci la vita!
    Automobilisti…? Sveglia!

    • frenz ha detto:

      hai mai sentito parlare di angolo morto?

      • Jules ha detto:

        Ciao.
        Sì, lo conosco “l’angolo morto”. Mi permetto però di aggiungere che, secondo me, entra in gioco solo nel caso in cui l’automobilista guardi nello specchietto esclusivamente muovendo gli occhi (voglio dire: senza modificare la sua posizione sul sedile), oppure nel momento in cui la potenziale vittima su due ruote si trovi quasi perfettamente allineato allo sportello (o pochissimo più indietro). Per evitare l’angolo morto sarebbe sufficiente sporgersi leggermente in avanti per riuscire a vedere più in profondità anche l’angolo esterno sinistro dello specchietto. Tale movimento risulterebbe comunque meno dispendioso del Dutch Reach.
        Vi prego di non interpretare le mie precisazioni come polemiche (i moderatori mi oscurino, se lo ritengono opportuno): sto proponendo sottigliezze probabilmente inutili, oltre al fatto che le mie considerazioni non hanno alcuna base scientifica: solo esperienza personale.
        Buone pedalate a tutti e… occhio al dooring! Fa molto male! :)

  4. Francesco ha detto:

    Correva l’anno 1989 quando il mio istruttore di guida mi ha insegnato ad aprire lo sportello con la mano destra per evitare incidenti in genere. Aprendo lo sportello senza guardare non c’è solo il rischio di prendere un ciclista ma anche qualsiasi altro mezzo che stia passando. E se si mette la gamba fuori in contemporanea possono essere dolori. Ergo: fare attenzione consente di prendersi cura degli altri ma anche di noi stessi.

    • frenz ha detto:

      In effetti ai miei tempi di scuola guida e anche all’esame, veniva richiesto di aprire la portiera con la mano destra, e’ cambiato qualcosa?

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