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Foodora, la protesta continua e si allarga il dibattito

News • di 21 Ottobre 2016

Dopo oltre 10 giorni di mobilitazione i rider di Foodora hanno lanciato un’assemblea pubblica, invitando cittadini, studenti, associazioni e lavoratori più o meno precari a partecipare ad un momento di confronto, “l’inizio di un dibattito che riguarda trasversalmente tutto il mondo del lavoro, soprattutto quello 2.0, il cosiddetto lavoro digitale le cui dinamiche ancora poco conosciamo e per questo si presta così facilmente allo sfruttamento”, scrivono i promotori.

All’assemblea pubblica di giovedì 20 ottobre nel cortile del Campus Luigi Einaudi di Torino erano presenti circa cento persone: segno di un interesse attorno alla causa dei pedalatori che sono da quasi due settimane in stato di agitazione.

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Solidarietà è arrivata anche dalle Confederazioni Cgil, Cisl e Uil di Torino che, in un comunicato stampa congiunto e prendendo parola durante la stessa assemblea, hanno ribadito l’importanza di aprire di un tavolo di confronto vero.

“Abbiamo messo in piedi la campagna #foodoraETlabora per intaccare il più possibile l’immagine dell’azienda, sfruttando tutti gli strumenti di comunicazione a nostra disposizione dai social network ai giornali, dai volantini al tweetstorm – si racconta in assemblea ripercorrendo una battaglia maturata dalla primavera – Abbiamo ottenuto un’ampia copertura mediatica e mostrato che si può scioperare anche in condizioni difficili”.

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Gli interventi al microfono si susseguono. Lorenzo non è un rider, ma ha sostenuto proprio il giorno prima un colloquio per diventarlo: “Mi hanno fatto il lavaggio di cervello sulla protesta – racconta – dicendomi che se fosse andata avanti ci sarebbe stata una riduzione degli ordini e quindi del lavoro e della paga”.

Ho pedalato 1900 km in un mese, guadagnando 600 euro – incalza Maurizio – E non è, come sostengono i dirigenti, piacevole come fare sport. Quello che guadagni lo spendi in manutenzione della bici e in cibo per reintegrare le energie che consumi durante un turno di lavoro”. “La passione per la bici in questo lavoro ci deve essere, ma serve dare dignità a chi pedala” aggiunge Roberto, che la scorsa estate ha percorso con la sua bici 900 km, da Torino a Roma, e “per quel viaggio ho speso 300 euro tra manutenzione e cibo: come è possibile fare altrettanto lavorando con Foodora e guadagnando così poco?”. Vite precarie pagate a cottimo.

Il movimento è eterogeneo: c’è chi fa il fattorino per avere qualche entrata durante gli studi, ma anche chi sceglie di fare questo lavoro a tempo pieno perché non trova altro. “È importante restare uniti, mantenersi in contatto, cosa che avviene principalmente con il gruppo WhatsApp”, aggiunge Marco, a cui non vengono assegnati turni dall’inizio della mobilitazione. Anche se non ci sono leader o portavoce ufficiali, qualche ritorsione nei confronti dei più attivi c’è stata.

Pensare globalmente e agire localmente è lo spirito con cui avanza la protesta. E i pedalatori torinesi sembrano ben determinati a non volersi fermare ai 90 firmatari della prima lettera. Vogliono che la lotta arrivi a livello internazionale, a Berlino, dove risiede la sede centrale di Foodora, e alimentare un movimento di opinione.

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Intanto, mentre si attende l’incontro di lunedì in Commissione Lavoro del Consiglio Comunale, in cui sono state convocate le parti in lotta, arriva un nuovo comunicato dell’azienda di delivery in cui, oltre a sottolineare che “soltanto una minima parte dei propri rider ha preso parte alla protesta” e a dichiarare di essere “pronti a confrontarsi con le Istituzioni competenti”, i manager dichiarano che “a partire dal prossimo 1° novembre 2016 l’azienda allineerà il compenso per ordine in entrambe le città (Torino e Milano, ndr) nelle quali è presente al momento, incrementandolo a 4 euro lordi a consegna. Secondo il dato storico, i rider consegnano in media almeno 2 ordini ogni ora, pari ad un compenso medio di 8 euro lordi (7,20 euro netti) ogni ora, superiore rispetto allo schema remunerativo orario precedente (5,60 euro lordi all’ora)”. A questo si aggiungono un’ulteriore assicurazione integrativa per i danni a terze parti durante l’attività e alcune convenzioni per la manutenzione delle biciclette.

Concessioni che non rispondono alle richieste di paga oraria, eliminazione del cottimo e apertura di una trattativa che i rider hanno ribadito nel corso dell’assemblea pubblica. Lo stato di agitazione continua e si attende la prossima mossa dei ciclofattorini.







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