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Se il cicloturismo in Trentino vale 100 milioni di euro l’anno…

Bikenomics, News, Rubriche e opinioni • di 28 Novembre 2016

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Molto spesso, quando parliamo e scriviamo di biciclette, siamo costretti a guardare fuori dall’Italia per cercare modelli cui ispirarci e “buone pratiche” estere da copiare anche sul nostro territorio: eppure, per quanto riguarda il cicloturismo, abbiamo in casa un sistema che funziona e produce un notevole indotto annuale di ben 100 milioni di euro, in Trentino. Il frutto di investimenti consistenti e continui nel tempo.

Questo dato emerge da un rapporto presentato recentemente al convegno “Il cicloturismo per lo sviluppo rurale sostenibile” di Campobasso dall’ingegner Franco Buffa, che in Trentino si occupa della gestione dei percorsi ciclopedonali e della valorizzazione ambientale. L’attenzione per il cicloturismo nella Provincia Autonoma di Trento viene da lontano e si è imposta nell’agenda politica del territorio a partire da almeno trent’anni a questa parte, dal lontano 1986 quando nacque il “Progetto speciale per l’occupazione attraverso la valorizzazione delle risorse turistiche, ecologiche e ambientali”.

Da allora, quello che era nato come progetto-pilota di rilancio del territorio è diventato nel tempo un sistema integrato di valorizzazione ambientale in chiave cicloturistica, grazie a provvedimenti legislativi mirati (come la Legge provinciale n. 32 del 1990) che hanno sostenuto la realizzazione di piste ciclabili d’interesse provinciale in armonia con la natura e con l’obiettivo di manutenere l’esistente e recuperare aree di particolare interesse ambientale.

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Le azioni, dunque, non si sono limitate alla mera costruzione di piste ciclabili “scollegate” da tutto il resto come purtroppo spesso avviene in molte realtà italiane – sia in ambito urbano che in contesti extraurbani – ma sono serviti ad animare la trasformazione del territorio del Trentino in chiave cicloturistica è stata soprattutto la manutenzione con bonifiche e risanamenti di aree dissestate, il consolidamento dei sentieri turistici più battuti e la creazione di aree di sosta di qualità, a misura di cicloturista, per migliorarne la fruibilità.

Così nel 2008 sono state realizzate le prime strutture di servizio a supporto dei percorsi ciclopedonali da parte della Provincia Autonoma di Trento, posizionate in punti strategici sul territorio del Trentino come le antiche stazioni di posta. Con una successiva delibera, nel 2015, è stato istituito il marchio Bicigrill che ha esplicitato le caratteristiche che la struttura collocata lungo i percorsi ciclopedonali deve possedere per “offrire agli utenti degli stessi percorsi un posto di ristoro, informazioni sulla rete ciclabile, approvvigionamento, noleggio bici, servizio di riparazione e assistenza”.

Anche dal punto di vista della collocazione, i bicigrill devono avere una distanza massima di 100 metri dalla pista ciclabile e preferibilmente a 5 km tra loro e caratteristiche costruttive tali da essere facilmente fruibili dall’utenza cicloturistica. E grazie al monitoraggio continuo e costante dei flussi di pedoni e ciclisti – attraverso i dati registrati da 13 contabici dislocati lungo i percorsi ciclopedonali – è stato possibile quantificare i passaggi giornalieri e mensili: sui 400 km di piste trentine la percorrenza media del cicloturista è di 30-50 km/giorno e i passaggi totali sono circa 2 milioni l’anno.

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L’indotto del cicloturismo in Trentino vale 100 milioni di euro l’anno, che diviso per i circa 400 km di piste fa 250mila euro/anno/km. Partendo da questi dati l’amministrazione provinciale sta lavorando per implementare i collegamenti mancanti tra le diverse piste così come sulla realizzazione di nuovi progetti, tra cui il “Garda by Bike” nella provincia di Trento, per quello che diventerà l’anello ciclabile di 140 km intorno al Lago di Garda d’intesa con le province di Verona e di Brescia.

Gli investimenti negli ultimi decenni sono stati ingenti: tra il 1992 e il 2012 la spesa totale della Provincia Autonoma di Trento per le piste ciclopedonali è stata di 74 milioni di euro per una lunghezza complessiva di 210 km, vale a dire un costo di circa 350mila euro per km: ma il ritorno dell’investimento, come visto, è di 250mila euro/anno/km, dunque la struttura ciclopedonale sul lungo periodo rappresenta una fonte d’entrate importante rispetto alla spesa iniziale e l’indotto economico sul territorio consente ulteriori investimenti per incrementare il tasso di presenza di cicloturisti e manutenere le strutture esistenti.

Il modello Trentino per il cicloturismo potrebbe essere preso d’esempio anche in altre Regioni d’Italia che stanno lavorando su questo fronte e il pensiero non può non andare alla Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, con i suoi 200 giorni di sole l’anno e un percorso ciclonarrativo nel Mezzogiorno di oltre 500 km. Allocare risorse nella bikenomics, l’economia che gira intorno alla bicicletta, se fatto nel giusto modo va considerato come un investimento sul lungo periodo e non come una spesa una tantum per accedere a qualche forma di finanziamento e/o dare un contentino a chi pedala. Per valorizzare il territorio italiano attraverso la bicicletta ci sono migliaia di chilometri da trasformare in percorsi a misura di cicloturista: la spesa vale l’impresa, come dimostra il caso Trentino.






2 Risposte a Se il cicloturismo in Trentino vale 100 milioni di euro l’anno…

  1. Giovanni ha detto:

    La Val Rendena in trentino va controcorrente. La ciclabile della valle è interrotta da 3 anni per una piccola frana a Pinzolo. Poco più in là (perchè siamo in Italia, si fa lo sbarramento ma lo si può aggirare) la ciclabile diventa aperta al traffico nel comune di Carisolo, per raggiungere in auto dei campeggi non recintati estivi.

  2. Strelok ha detto:

    Vivo in Trentino e confermo i contenuti riportati nell’articolo.
    Tuttavia, rispetto all’Olanda, siamo ancora distanti anni luce.
    Esempio: la ciclabile della Valsugana, a nord, termina un paio di chilometri prima del centro urbano di Pergine. Così, l’estate, si possono “ammirare” centinaia di turisti e famiglie in bici, provenienti dalla ciclabile e dal lago di Caldonazzo che, per raggiungere il paese, devono percorrere un tratto di strada molto trafficata, rischiando la pelle.
    Basterebbero 1500 m di ciclabile ed il problema sarebbe risolto :(

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