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Milano: Ciclista muore per non essere passato col rosso

9 Luglio 2017

Si chiamava Franco Ridone, avvocato di 52 anni, il ciclista investito e ucciso da un camion venerdì mattina in Piazza della Resistenza Partigiana a Milano.

Stando a quanto riporta il quotidiano online Milano Today, “il professionista e il camion che poi lo ha travolto erano fermi al semaforo, affiancati, in attesa del verde. Al via libera semaforico, la tragedia. Il camion ha curvato e l’angolo cieco ha fatto il resto.“. Un evento tanto banale quanto all’ordine del giorno che però non si sarebbe verificato se Franco si fosse comportato come tutti gli altri, portandosi oltre la linea di arresto e impegnando l’incrocio prima che il semaforo diventasse verde.

Sono convinto che questo episodio possa rispondere una volta per tutte alla domanda sul perché i ciclisti tendano a fermarsi oltre la linea di arresto e passino sistematicamente con il semaforo rosso: questo non avviene per ribellione o per disprezzo dell’ordine costituito, ma per semplice autotutela.

Dico “sistematicamente” e sono convinto che non sia un’esagerazione: qualche giorno fa ho fatto delle riprese in Porta Venezia a Milano per studiare il comportamento dei vari utenti della strada. In questa occasione ho verificato che la quasi totalità dei ciclisti impegna l’incrocio prima che scatti il verde e tende a posizionarsi oltre la linea di arresto.

E come dare loro torto? Chi vorrebbe ritrovarsi in bicicletta ai blocchi di partenza di quello che somiglia più a un gran premio di formula uno, piuttosto che una delle tanto decantate vie dello shopping?

Sarebbe bello infatti vivere in un mondo in cui bastasse rispettare il codice della strada per portare a casa la pelle, ma la realtà è fatta anche di camion e auto con angoli ciechi, persone distratte che non si rendono conto di portare a spasso mezzi di trasporto che sono in grado di uccidere.

Da ciclista mi è capitato mille volte di sentirmi dire “scusa, non ti ho visto” in situazioni in cui ero fermamente dalla parte della ragione e l’esperienza mi ha portato a diffidare dei semafori verdi e della segnaletica, perché in caso di errore altrui non me la caverei con una semplice ammaccatura della carrozzeria. E la vita mi è troppo cara per seguire pedissequamente le regole di un codice della strada che non prevede la presenza delle biciclette (credo non sia un caso che vengano chiamati velocipedi).

In paesi ben più civili del nostro, in cui il legislatore fa il proprio lavoro invece che giocare perennemente allo scontro elettorale, in cui i politici locali studiano e si informano prima di proferire parola, il problema dei ciclisti indisciplinati è stato risolto cambiando le regole, introducendo case avanzate e semafori dedicati in cui il verde scatta prima che per gli altri proprio per evitare schiacciamenti vari.

Esempio di “casa avanzata”, vietato dal nostro codice della strada

In Italia, invece, dobbiamo accontentarci di inqualificabili poveretti che propongono di bloccare l’accesso alle aree interessate da cantieri stradali, invece che creare percorsi sicuri, ma questo è il risultato di una politica che si basa sulla ricerca del consenso e della poltrona, invece che sulla ricerca del benessere della cittadinanza.

Perché alla fine, in mancanza di coraggio e visione, è più facile prendersela coi più deboli e non fare nulla.

Commenti

24 Commenti su "Milano: Ciclista muore per non essere passato col rosso"

  1. Mirko ha detto:

    Pensi che la strada sia solo per te e la tua auto? Vorrei sapere cosa pensi anche dei camionisti che ti rallentano , dagli autobus che ti intralciano , dei motociclisti che ti sorpasso! La strada è per tutti gli utenti, si deve guidare con prudenza ovviamente, ma TUTTI HANNO IL DIRITTO DI CIRCOLARE. E spera di non incontrare qualcuno al tuo livello di inciviltà, che ti rompa il naso solo perché non gli hai dato la precedenza.

  2. ScooteristaPrudente ha detto:

    Per dovere di cronaca sarebbe corretto filmare anche quello che succede al semaforo diametralmente opposto a quello nel video. Ci passo tutti i giorni, c’è la pista ciclabile e il semaforo per ciclisti. Molti dei ciclisti si fermano fuori dalla pista ciclabile e partono con il verde dei veicoli, perché il verde per le bici scatta dopo, insieme a quello dei pedoni. Quelli che invece stanno sulla pista ciclabile partono quasi tutti con il rosso (delle bici) non sapendo che c’è il verde per i veicoli che girano. Quindi i veicoli che girano si devono fermare, suonano il clacson, lasciano sfilare le bici partite col rosso e svoltano troppo tardi quando scatta il verde per bici e pedoni. A quel punto bici e pedoni si arrabbiano. Chi ha ragione?

    1. Michele Corti ha detto:

      E’ vero. Succede proprio così. Ma il ciclista che non è un frequentatore abituale non sempre si rende conto della differenza tra i semafori. E’ capitato anche a me tempo fa (prima di capire come funzionava) di passare con il rosso senza accorgemene vedendo il verde dei pedoni. Studiato male

      1. Giancarlo ha detto:

        ….il ciclista, guida un veicolo e in quanto tale bisogna fare educazione stradale e ancor più coscienziosamente autoeducazione (seria) stradale per se e per gli altri…..ma siamo tutti saccenti e arroganti quindi non ne abbiamo bisogno se non obbligati.

  3. Paolo ha detto:

    Che tristezza leggere certi commenti…è che vergogna!!! È una guerra, una guerra tra poveri.
    Condoglianze alla famiglia Ridone.

  4. Vito ha detto:

    Ma vi schiacciassero tutti, voi maledetti ciclisti che pedalate affiancati, creando disagio agli utenti della strada, pericolo per la vostra ed altrui incolumità, e potenziali beghe giudiziarie in caso di incidente da voi causato con la vostra condotta irresponsabile e scellerata. Agli altri che invece si comportano bene, tutta la mia stima e solidarietà, oltre ad un pizzico di invidia per non poter salire in sellino come voi.

    1. Giancarlo ha detto:

      ….DACCORDISSIMOOOOOOOO…..(però ti sei dimenticato di citare i motociclisti che sono anche peggio con i loro zigzag a tutta velocità sfiorando le auto)

  5. Giuseppe Somavilla ha detto:

    Sono un ciclista – anche moto – auto – ma o fatto per ben 40 anni il camionista ,e questo mi a insegnato tanto – il camion come detto a un punto ceco che non vede – allora tu ciclista devi fare in modo che lui ti veda – e controllare come in quel caso se cera il lampeggiante acceso per la svolta – e dico sempre mai tagliare la strada a un motociclista ed a un camionista le frenate non sono come quella della macchina – con questo mi dispiace tantissimo o anche provato sulla mia pelle

  6. Dario de Judicibus ha detto:

    Il problema sta nel fare andare i ciclisti sulla strada. Le strade sono per le macchine. OGNI strada DOVREBBE avere una pista ciclabile.

    1. Ferdinando Simonetti ha detto:

      No. Le strade sono per le moto e gli scooter. Gli autoveicoli (il 90% e piu’ con il solo guidatore a bordo) le congestionano ed hanno bisogno di parcheggi piu’ grossi.

    2. Lucilio Cogato ha detto:

      C’è strada e strada. Certamente le strade principali, quelle più trafficate e tutte quelle nelle quali autobus o camion non sono presenze occasionali devono essere dotate di piste ciclabili
      Sulle altre invece si può e si deve dare regole speciali (a partire dalla velocità massima ma non solo) in modo che biciclette possano condividere lo spazio stradale con i veicoli a motore.

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