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“Allevare” ciclisti urbani

News, Rubriche e opinioni • di 26 luglio 2017

La sezione ciclismo urbano è stata realizzata con il supporto di NexBike

In Italia abbiamo una percentuale di ciclisti da prefisso telefonico. La minoranza della minoranza. Se poi togliamo dal gruppo gli amatori, gli sportivi e “quelli della domenica”, i numeri si abbassano ulteriormente. Metà di quelli che rimangono poi mica lo fanno per convinzione, ma essenzialmente per motivi economici. Insomma, un mezzo disastro a livello di partecipazione quotidiana rispetto agli altri Paesi Europei. A proposito anch’io non mi definisco un ciclista, per carità, anche se uso la bici tutti i giorni nei percorsi brevi, perché è il mezzo più comodo ed efficiente ed anche il più divertente e salutare, ma non divaghiamo.

Il sito Bikeitalia ha come sottotitoloTrasformiamo l’Italia in un paese ciclabile”, io questo sottotitolo lo cambierei in “Trasformiamo l’Italia in un paese di ciclisti urbani”, perché posso renderlo anche ciclabile questo Paese, ma se poi nessuno sale in sella cosa l’ho fatto a fare?
Mi spiego meglio.

Ci sono due attività lodevoli oggi in favore dei ciclisti, una di chi si trova in Parlamento e sta cercando di cambiare le regole del gioco (ad esempio il Codice della Strada) e un’altro di chi appartiene all’associazionismo (FIAB, Salvaiciclisti) e spinge dal basso con manifestazioni (bike pride), flash mob di protesta e qualcuno autonomamente con strisce a terra notturne (le famose ciclopop di Roma e Milano). In mezzo ci sono le amministrazioni locali, che nella migliore delle ipotesi, inaugurano spezzoni di ciclabili che finiscono nel nulla con progetti fatti male perchè non ci sono tecnici preparati negli uffici, a parte qualche eccezione. Con pochissime risorse, perchè quelle vere finiscono in rotonde, tangenzialine, parcheggi auto, asfalto.
Ricordo l’intervento di un Assessore di Modena agli Stati Generali della bicicletta nel 2012, che fece vedere i km e km di ciclabili realizzate in città, tutto bello, peccato che la maggioranza della gente a Modena come nel resto d’Italia continua ad usare l’auto.

Di questo passo i tempi di trasformazione saranno biblici, se mai ci arriveremo.
Quello che bisogna fare invece è preoccuparsi di far aumentare in modo esponenziale i “ciclisti urbani” in una decina di anni, cosa che non sta facendo nessuno, ne la politica nazionale dall’alto, ne le associazioni dal basso, ne le amministrazioni in mezzo.

Non so se avete visto quel bellissimo video sulla città di Groningen in Olanda, sempre li andiamo a parare, definita la città più ciclabile al Mondo (se non lo avete ancora visto, fatelo). Ad un certo punto l’intervistatore chiede ad una signora in bici: “Ma perché qui andate tutti in bici? E lei risponde: PERCHE’ CI ANDIAMO DA QUANDO ABBIAMO TRE ANNI!

Cioè, traducendo, andiamo in bici perché i nostri genitori da quando siamo piccoli ci hanno inculcato l’abitudine a spostarci in città con i piedi e la bici. Semplice.
L’altro giorno mia figlia di otto anni, abituata da quando ha tre mesi a spostarsi in città su una cargobike, mi dice: “Papà ma quando avrai ottant’anni andrai ancora al mare?” e io gli ho risposto “Mi accompagnerai tu?” “Papà ma io non voglio fare la patente!” “Allora ci andremo in treno…”

Ma i suoi coetanei mica li fanno questi discorsi e sapete il perché? Perché tutte le mattine gli stiamo insegnando che per fare 500 metri e andare a scuola serve l’auto, con la quale posso andare fortissimo in centro e parcheggiare in doppia fila davanti all’entrata, sul marciapiede o sulla ciclabile.

I percorsi casa-scuola in Italia sono l’allevamento dei futuri automobilisti. Facciamo spostare tutti questi bambini a piedi e in bici verso e dalle scuole e fra dieci anni le strade saranno piene di ciclisti urbani.
Occorre che qualcuno dall’alto obblighi tutti i Sindaci a fare dei piani di mobilità scolastica, che prevedano la chiusura delle strade in un raggio di 500 metri intorno alle scuole durante l’entrata e l’uscita, incentivando chi si sposta a piedi e in bici con percorsi sicuri.

La normativa, le infrastrutture e tutto ciò che serve cambierà, forse, ma sarà servito a qualcosa solo se avremo cambiato le abitudini di spostamento delle nuove generazioni.
E’ quindi la Scuola il posto migliore dove allevare tanti e futuri “ciclisti urbani”, è li che bisogna agire per “seminare un pensiero, raccogliere un’azione, seminare un’azione, raccogliere un’abitudine”.

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