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La Sardegna in bicicletta. 1000 km sulle strade più belle dell’Isola

News • di 13 settembre 2017

Camere d’aria, smagliatore, collirio, k-way, petardi, teli da bagno, quaderno e penna, rossetto per la sera: non rinunciate ad un tocco di femminilità!

Si pone come reportage ma si struttura come guida questo originale libro edito da Delfino. L’affiatata “collaborazione – tra marito e moglie”, con i suoi naturali alti e bassi, “vuole mostrare come una persona sedentaria, mai sottoposta prima ad esercizio costante, ma supportata da una buona dose di coraggio e pazienza, possa arrivare a compiere imprese di un certo valore, che molti ritengono impensabili o poco probabili”. C’è un veterano del ciclismo, Lui, e un’esordiente, Lei, alle prese con un’iniziazione certo non delle più facili: il periplo della Sardegna! La perplessità è diffusa in famiglia e tra gli amici. Giancarlo “pensava che ci stessimo recando al mare e che, nelle borse, avessimo gli asciugamani e il pranzo per la giornata. Rimane di stucco quando gli raccontiamo le nostre intenzioni”.

L’approccio all’impresa è scientifico, tecnico (soglie anaerobiche, rulli, carboidrati semplici e complessi), ma l’antica isola sa rovesciarti addosso tutti i suoi elementi ignorando quanto sei bravo, atletico, preparato: il vento specialmente – “la Sardegna è una regione estremamente ventosa e, quando ci si mettono, le folate possono stremare il ciclista più allenato” – le salite, dure, durissime e le insidiosissime discese. “Gli urlo che non riesco in alcun modo a decelerare. Penso tra me e me che è finita, che in breve sbatterò contro il guard-rail e che finirò sfracellata nel dirupo […]. Il tutto dura pochi attimi, ma a me sembrano un’eternità. Le mani mi martellano per lo sforzo, ma il sospiro di sollievo è enorme. Ancora incredula e tremante scendo dai pedali e non risalgo più”.

Bisogna guadagnarsela questa isola meravigliosa, dal “mare così azzurro da sembrare pintau, dipinto” [spiaggia di Mari Pintau], dal “fascino malinconico” di certi ex borghi minerari [Bugerru], dai “colori rosa della città” [Cagliari], dall’urgenza di un’impareggiabile archeologia [ovunque]. “Un itinerario dove ogni luogo vale una sosta”. Il costo rimane la fatica, l’allenamento regolare a cui non tutti, per pigrizia, vogliono sottoporsi. Ed è questo il significato semplice, ma forte, che Rosanna Gosamo semina tra le pagine del suo libro. Un truismo che solo chi cerca alibi vuole negare. “Ci racconta di essere, anche lui, un appassionato e di aver comprato una bicicletta piuttosto costosa, ma di aver poco tempo per via del lavoro, per cui il suo acquisto è tristemente parcheggiato in garage. Ci sembra la solita cantilena. Dicono tutti così: – Mi piace, ma non ho tempo! La verità è che, per qualsiasi attività, specie quelle sportive, è necessaria una volontà di ferro, perché uscire ad allenarsi è un impegno che costa, sia in termini di tempo sia di fatica, e che stanca! Bisogna porselo come priorità”.

Impressioni di viaggio, interessanti box con quote altimetriche, varianti, luoghi da visitare, indirizzi utili e “tre appendici che descrivono i preparativi, per quanto riguarda il fisico, il mezzo e il materiale necessario per il percorso”, tutto questo fa de “La Sardegna in bicicletta” una lettura utilissima a quanti vogliono allestire un itinerario cicloturistico indimenticabile, ma anche a coloro che semplicemente cercano un breve e organizzato compendio per orientarsi tra le bellezze dell’isola. Il limite forse del libro è nell’appartenenza, nella familiarità. L’occhio dell’autrice pare troppo abituato, troppo vicino ai luoghi che osserva. Manca un po’ di distanza e di stupore. Manca la meraviglia, che invece in Sardegna è ovunque e ti invade come una malattia. Manca l’evasione, l’epopea.

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