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Promozione bici: cosa ha funzionato nel tempo, e cosa no?

News • di 5 Ottobre 2017

bike boom

Bike Boom è un libro di storia con molti spunti interessanti per l’attualità. Racconta degli alti e bassi dei movimenti pro-bici, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma anche nei Paesi Bassi: sapere cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato in passato in altri paesi è molto utile.

In diversi tratti raggiunge un ottimo equilibrio fra descrizione storica e analisi teorica, offrendo dei punti di vista utili anche a chi oggi desidera vedere più bici per le strade del mondo. In questa recensione ci concentriamo su questi spunti più interessanti.

Perché le bici sono diffuse in Olanda

Secondo l’autore, quando si parla di Olanda è necessario ricordare due cose: anche nel periodo più buio degli anni Sessanta, quando il centro delle città olandesi era dominato dalle automobili, le bici erano ancora diffuse. Il calo nel loro uso non era stato così drastico come invece era successo in altri paesi. Per questo la ripresa nell’uso della bici è stata più facile.

grafico Bike Boom

Cliccare per ingrandire. Il grafico mostra come anche nel periodo di “buio” le città olandesi avessero una percentuale di uso della bici comunque buona

Inoltre al successo delle campagne pro-bici olandesi ha contribuito anche la maggiore autonomia degli enti locali. Gli attivisti hanno potuto coinvolgere i politici locali, che avevano il potere decisionale di cambiare la mobilità. Anche in Inghilterra negli anni Settanta si era diffuso un grande movimento popolare pro-bici, ma in questo paese gli enti locali avevano minore autonomia, per cui non è stato possibile cambiare le cose a livello locale, e il movimento non era sufficientemente forte da influenzare lo stato centrale.

Il “boom” delle bici è con noi da sempre

Un’altra cosa fatta notare dall’autore è che periodicamente si parla di boom delle bici. Non sempre a proposito. A volte, più di boom, si tratta di normali fluttuazioni. Anche il vero boom degli anni Settanta va analizzato tenendo conto del fatto che quello era il periodo in cui i baby boomers iniziavano ad avere l’età giusta per comprare la loro prima bici da adulti. Inoltre, non è durato, e non ha portato a veri cambiamenti nelle abitudini di mobilità. C’è il rischio che anche l’attuale bike boom possa fare questa fine, se non accompagnato da misure di più ampio respiro.

Le piste ciclabili non bastano

Non è sufficiente progettare una città con una fitta rete di piste ciclabili per diffondere l’uso della bici. L’autore fa l’esempio di Stevenage, nel Regno Unito. Questa è una città che molti, a un primo sguardo, descriverebbero come ideale per le bici. Le piste ciclabili sono completamente separate dalla rete di strade per auto, e coprono tutta la città, che ha piccole dimensioni.

stevenage

Stevenage: infrastruttura ciclabile di ottima qualità, ma l’uso dell’auto non è scoraggiato

Eppure, l’automobile è di gran lunga il mezzo predominante a Stevenage, perfino per spostamenti inferiori ai 2 km. Si tratta dell’ennesima dimostrazione del fatto che le piste ciclabili non bastano: è necessario adottare attivamente politiche di contrasto all’uso dell’automobile: meno parcheggi, più limiti di velocità, più costi.

Anzi, il libro dimostra come negli anni Trenta molti ciclisti fossero contrari alla costruzione di piste ciclabili, perché li relegavano in una zona marginale della strada. Le bici erano allora il mezzo dominante di trasporto, e le piste ciclabili furono richieste dagli automobilisti, per togliersi di torno i ciclisti.

È anche per questo che le ultime tendenze in materia di progettazione delle strade puntano non sulle piste ciclabili, bensì sulla moderazione del traffico, sulla riduzione della velocità delle automobili. La gran parte delle strade di una città può essere inclusa in una Zona 30, facendo convivere bici e auto. Lungo le strade di scorrimento principali si può procedere a una separazione.

In conclusione

Il libro, disponibile solo in lingua inglese, è sicuramente una lettura interessante per tutti coloro che vogliono vedere più bici sulle nostre strade. Ha il difetto di essere un po’ troppo dettagliato in alcune parti della sua ricostruzione storica, soprattutto per noi italiani che potremmo essere meno interessati alla storia dei movimenti pro-bici inglesi e americani. Tuttavia, magari saltando qualche pagina, il libro è pieno di spunti utili che spingono alla riflessione… e all’azione, un’azione consapevole.

Bike Boom: The Unexpected Resurgence of Cycling, di Carlton Reid – per maggiori informazioni sul libro clicca qui.

cover bike boom






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