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La triste fine di Ivan Basso è una campagna sulla sicurezza stradale

News, Rubriche e opinioni • di 9 ottobre 2017

La sezione ciclismo urbano è stata realizzata con il supporto di NexBike

Nel corso del fine settimana appena trascorso il comune di Gallarate (VA) ha presentato un brevissimo manualetto di buone pratiche per la sicurezza di chi si muove in bicicletta. Le 10 soluzioni proposte sono la solita accozzaglia di banalità e luoghi comuni che si incontrano sui social a proposito di chi va in bicicletta e che chiedono comportamenti virtuosi a chi pedala per riuscire a portare a casa la pelle ogni volta.
I 10 consigli sono stati tradotti anche in forma grafica e trasformati in altrettanti cartelli stradali appesi, poi, in giro per la città del varesotto.

Li potete ammirare in tutto il loro splendore qui sotto:

I consigli sono sempre gli stessi: mettiti il casco, renditi visibile, tieni le mani sul manubrio, etc. Ma non mancano neppure alcune perle che esortano a fare attenzione quando si sorpassano le auto o a fare attenzione alle portiere che si aprono all’improvviso, per non parlare alla general generica attenzione alle rotonde, vera passione della pianificazione stradale della provincia lombarda, senza però spiegare come comportarsi in quelle circostanze.

Ma fin qui tutto bene: possiamo derubricare la cosa come un ordinario caso di mancanza di visione della giunta gallaratese (a Gallarate si verifica un morto in bicicletta ogni 75 giorni, 5 all’anno, esattamente come a Milano, ma con una popolazione di 24 volte inferiore) che non è in grado di mettere in relazione cause ed effetti, ma la cosa assume i contorni della farsa nel momento in cui si apprende che i 10 consigli per chi pedala sono stati realizzati con il contributo dell’ex campione di ciclismo Ivan Basso che ha prestato la propria faccia a questa operazione.

A sinistra, il sindaco di Gallarate, Andrea Cassani (Lega), a destra, Ivan Basso.

A pensar male si potrebbe ipotizzare che Basso possa avere acconsentito a sottoscrivere un decalogo tanto bislacco in cambio di qualche non meglio precisato ritorno, ma poi basta dare un’occhiata alle cronache locali per scorgere poco rassicuranti dichiarazioni da parte dell’ex maglia rosa in cui sostiene cose del tipo “Fare delle piste ciclabili ha un costo non indifferente, […] per questo il primo passo è far andare le persone in bicicletta in strada, facendo loro capire che non è impossibile”. E ancora, “non sono convinto che una città ben servita da corsie ciclopedonali sia una città dove la gente utilizza questo tipo di mezzo di trasporto. Piuttosto, è più vero il contrario, laddove i ciclisti sono numerosi, è giusto fare delle corsie dedicate“.

E quindi ecco a venire a cadere l’ipotesi della malafede che, invece, lascia aperta la strada della semplice ottusità: Basso parla di cose che non conosce e, forte di un palmares che racconta di gambe ben più ossigenate del cervello, dà fiato alla bocca senza essersi curato di conoscere o approfondire un fenomeno tanto complesso come quello della sicurezza stradale.

Perché, parliamoci chiaro, Ivan Basso non è certo un premio nobel.

Ivan Basso è uno di quelli che, mentre i più grandi esperti di sicurezza stradale, urbanistica, ingegneria del traffico e materie affini erano a scuola chini sui libri per mettere insieme conoscenze e competenze, lui passava le giornate in sella fissando il copertoncino della ruota davanti a sè e si inventava modi per sviluppare più watt possibili, per migliorare la velocità ascensionale media e spingere forte sui pedali per arrivare a braccia alzate davanti al traguardo.

Ivan Basso è uno che, mentre i suoi coetanei che oggi si occupano di pianificazione viaria si confrontavano con le più avanzate teorie di psicologia del traffico e ragionavano in termini di velocità strutturale delle infrastrutture, cercava di raggranellare 70 mila euro per pagare Fuentes, il Dottor Doping, per riuscire a vincere il Tour de France e che per questo si è beccato una squalifica di 2 anni.

Insomma, Ivan Basso è una persona con un fisico e una volontà straordinari, ma è anche una persona che ha dimostrato in più di un’occasione di avere qualche problema di giudizio nel riuscire a distinguere cosa è bene e cosa no e che, dopo essersi fatto abbindolare dalle cattive compagnie, oggi si lascia strumentalizzare da miopi politici di provincia a caccia di legittimazione e visibilità.

Fa veramente una tristezza infinita vedere un così grande campione precipitare in pochi anni dalla prima pagina della Gazzetta dello Sport a una paginetta interna di un quotidiano della Provincia di Varese. Ma un grande campione lo si riconosce  da come vince, da come perde e da come si comporta una volta ritiratosi dalle corse: c’è chi fonda aziende di bici, c’è chi apre negozi, chi presta il proprio volto per attività di beneficenza, c’è chi si mette a produrre vino e chi finisce a fare il bimbominkia da social media.

E chissà quale delle 10 perle inanellate da Ivan Basso avrebbero potuto salvare la vita di Michele Scarponi, scomparso lo scorso aprile.

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46 Risposte a La triste fine di Ivan Basso è una campagna sulla sicurezza stradale

  1. Domenico ha detto:

    Buongiorno,
    premetto di essere un vostro assiduo lettore in quanto reputo questa testata giornalistica seria e con contenuti di un certo livello.
    Leggere questo articolo mi ha dato da pensare, è una brutta caduta di stile!

    Io sono di Gallarate e vi posso assicurare che non è facile girare in bicicletta solo ieri nella provincia di Varese ci sono stati 4 incidenti,. Una campagna in più non guasta, serve a sensibilizzare tutti sull’uso corretto della bicicletta. Se poi c’è la possibilità di avere un testimonial importante ben venga.

    Non riesco a capire davvero ne l’obiettivo dell’articolo, che sembra un attacco personale, ne il perchè fare un articolo del genere.

    Cordiali Saluti

    • #2RR Contador ha detto:

      Meglio una caduta di stile che una caduta mortale dalla bicicletta. Caduta che questa geGNale campagna pubblicitaria, mirata alle vittime e non ai carnefici, di sicuro favorirà! Qualunque “attacco personale” possa impedire il prossimo morto in sella è il benvenuto.

  2. marco ha detto:

    Buongiorno
    Vi leggo sempre con grande piacere e molto spesso condivido sui social i Vs articoli.
    Sono rimasto molto amareggiato nel leggere questo articolo, L’attacco personale a Basso è veramente di bassa lega, sembra più un articolo scritto da qualcuno a cui è stata rubata la fidanzatina. Corretto criticare l’operato , non bisogna essere d’accordo per forza, ma l’attacco alla persona assolutamente non dà merito a chi l’ha scritto.
    Cordiali Saluti
    Marco Golzio

  3. Luca ha detto:

    ultimamente dire la verità viene chiamato attacco…

    eppure qui si dice semplicemente la verità.

  4. flavio praolini ha detto:

    Non sono d’accordo sulla definizione di Ivan Basso come un deficiente che spinge pedali e paga malavitosi…avrà anche sbagliato in vita sua,come tutti noi, ma questo è un attacco personale.Io sono quasi sempre d’accordo con ciò che dite e sostenete,sono un ciclista e capisco.Proprio per questo capisco anche perchè Ivan,senza farsi troppe doamnde .abbia prestato la sua immagine a questa iniziativa. Da noi dicono:putost che nient,l’è mei putost….credo si capisca.

  5. LAURA ha detto:

    Basso ha fatto una bella cosa, mettendo a disposizione la sua esperienza per i cittadini, un campagna che parte da GAllarate ma che sarà proposta in tutta Italia.
    Le critiche se costruttive ci stanno, la cattiveria gratuita la evitererei.
    Grande Ivan, Grande iniziativa, spero questo aricolo di secondo ordine non lo fermi.

  6. Stefano ha detto:

    Scusa Laura ma non capisco quale contributo abbia dato il campione dall’alto della sua esperienza. Sono le solite regolette della serie “stai attento alle portiere che si aprono per forze oscure e ignote” e che se ti ammazzano e sei in bici.. beh, vuol dire che un po’ te la sei cercata (soprattutto se finisci sotto le ruote di un TIR e non avevi il casco). Nulla per sensibilizzare gli automobilisti sul fatto che in strada non ci sono solo loro.

  7. Jess ha detto:

    Pinzuti picchia duro. E ha assolutamente ragione. Basso scredita il lavoro di tutta una categoria che ha svolto studi di settore, mentre lui ha fatto il professionista, e si è anche dovuto dopare. Che esempio di campione che hanno scelto. Poi che gli inviti alla prudenza si facciano sempre e solo ai ciclisti che devono pure stare nella testa degli automobilisti e prevenire le aperture improvvise di sportelli, hanno decisamente stufato.

    • Giulio ha detto:

      Secondo me ne sa molto più uno che ha fatto 30.000km all’anno in bici per non si sa quanti anni di voi studiosi del traffico che prendete la bici per andare a bere un caffè in centro. Questo articolo sa veramente di poco secondo me, oltre a trasudare una spocchia non indifferente da parte dei fantomatici “studiosi di ingegneria del traffico chini sui libri”

  8. marco ha detto:

    ci sono due tipi di persone: quelle che capiscono che l’azione di Basso è deleterea per la diffusione della sicurezza dei ciclisti cittadini, e quelle che non lo capiscono.
    è proprio il principio da ribaltare: la pericolosità è data dal traffico automobilistico, non dalle bici.
    se a Gallarate è pericoloso andare in bici, l’amministrazione si prodighi per trovare i soldi necessari a mettere in sicurezza le strade e fare campagne di sensibilizzazione degli automobilisti, non il contrario.

  9. Carlo ha detto:

    Cattiveria gratuita in un attacco personale alla figura di Ivan Basso, non serve aggiungere altro…

  10. giovanni ha detto:

    Di solito apprezzo quando le cose si dicono con chiarezza e anche veemenza se è necessario.
    Ma anche Basso ha diritto ad avere un’opinione anche sbagliata ed ha diritto a prestarsi per fare attività, anche sbagliando.
    non vedo cosa c’entri denigrarlo in questo modo su fatti che non c’entrano come il doping.
    Fa arrabbiare anche me dire di stare attenti ad evitare le portiere che si aprono, o di andare in fila indiana (NON E’ COSI’) ma così è esagerato.

  11. Guido ha detto:

    Buonasera,premetto che per la prima volta la leggo e non so se ci sarà occasione di leggerla ancora. Ho letto riguardo a quella che lei ha definito ” la triste fine di Ivan Basso” e in realtà di veramente triste trovo solo questo articolo.D’altra parte però la ringrazio perchè dopo aver letto questo articolo e altri di livello simile capisco chiaramente l’avversione che moltissimi atleti professionisti hanno nei confronti del giornalismo sportivo.saluti

  12. severino ha detto:

    Questa volta Vi siete fatti male da soli!!!
    una caduta di stile sarebbe il meno…avete offeso gratuitamente una persona, prima ancora che sportivo, che qualcosa ha dato al ciclismo italiano e avete offeso non solo il Sindaco di Gallarate ma anche TUTTI i cittadini che l’hanno votato (forse a Voi la Lega sta sull’anima).
    Si può dire la propria senza offendere nessuno, soprattutto quando si è giornalisti e non amici attorno al tavolino del bar.

  13. Ciclista Sdraiato ha detto:

    L’unica cosa che mi sento di scrivere è che chiedere ai ciclisti di stare attenti alle portiere delle automobili che si potrebbero aprire all’improvviso è a dir poco demenziale: dovrebbero essere gli automobilisti a guardare bene prima di spalancarle (e a scuola guida, almeno ai miei tempi, insegnavano la manovra corretta per farlo…)
    Per il resto, sto più che attento (niente auricolari, dita SEMPRE sui freni, etc), ma se vengo stretto sulla destra dove la carreggiata è piena di buche e tombini posso fare ben poco per evitare il patatrac. Per fortuna, finora m’è andata bene

    • Fabrizio ha detto:

      Grande Ciclista Sdraiato, secondo me ha toccato il punto essenziale, le condizioni dell’asfalto soprattutto nella parte più battuta dai ciclisti, che per non essere schiacciati da macchine tir o furgoni sono costretti a entrare in crateri che a dir poco fanno perdere l’equilibrio.
      Se si iniziasse a sistemare le condizioni stradali saremmo già a metà dell’opera.

  14. Un appassionato lettore e ciclista ha detto:

    Trovo quest’articolo degradante rispetto agli altri articoli che sono solito leggere su bikeitalia.
    Oltre alla opinabile critica personale che l’autore rivolge a Basso, mi sembra che l’articolo non argomenti a dovere le tesi sostenute, e si distacchi da posizioni sostenute in altri articoli.
    Forse non saranno tutte perle di saggezza, ma le 10 regole della suddetta campagna sono perfettamente in linea con il codice della strada e con il buonsenso.
    Riguardo l’opinione di Basso sulla costruzione di piste ciclabili, quante volte, anche su queste pagine si è sostenuto che le piste ciclabili mal fatte sono più pericolose che pedalare per strada responsabilmente?
    Lo trovo un articolo scritto frettolosamente, poteva criticare costruttivamente, incoraggiare e offrire consulenze invece che sparare a zero su tutto e insultare senza motivo.
    Un esempio? Apprezzare le 10 regole x andare in bici, proporre 10 regole x fare attenzione ai ciclisti in macchina.
    Proporre tipologie economiche e intelligenti di piste ciclabili, o un’indagine su quali vie di Gallarate per caratteristiche e traffico necessiterebbero maggiormente di piste ciclabili.
    Se una delle maggiori associazioni ciclistiche in italia critica cosí duramente le operazioni a favore dei ciclisti del comune di Gallarate, non credo che il comune sarà invogliato a investire ulteriormente sulla bicicletta.
    Cordiali Saluti

  15. Paolo Franceschini ha detto:

    L’autore di questo articolo, almeno in questo specifico caso, non ha fatto per niente un buon lavoro nè una bella figura.
    Spiace

  16. Roberto ha detto:

    Vero, ognuno deve fare il proprio mestiere.
    Ivan Basso è, o quantomeno è stato, un grande ciclista.
    I consigli quindi provengono da una persona che per mestiere ha passato anni a guardare una ruota, ma non solo, ha dovuto anche guardarsi molto attorno per evitare i vari pericoli che gli si saranno via via presentati.
    Personalmente li ritengo molto utili, anche se apparentemente semplici, sicuramente molto più costruttivi del Vostro articolo.

  17. vezzulli lorenzo ha detto:

    Paolo Pinzuti….Ivan Basso passava le ore a fissare il copertoncino davanti a sé. ….mi piacerebbe sapere come passa lei le sue ore per arrivare a partorire un articolo di merda come questo!fatti un giro in bici va…fenomeno!

  18. Biker credente ha detto:

    Pare proprio che, in maniera direttamente proporzionale in merito all’iniziativa, sia stata rispettata appieno l’intelligenza, la capacità di giudizio obiettivo, ed il dovere di cronaca.
    Rimanendo comunque dell’idea che solo chi cammina pesta ogni tanto qualche ca..a…..
    Ciao

  19. Paolo Zaccheo ha detto:

    Ma non sarà che Pinzuti o qualche altro genio della mobilità che non c’è, è invidioso di Basso?
    Perché non mi pare che al momento lo stato dell’arte della ciclabilità sia fare piste ciclabili.
    Insomma banale per banale questo articolo non mi pare tanto geniale.

  20. Italo ha detto:

    Mi sento di condividere al 100% l’articolo. Basso ha fatto una caduta di stile, ma si sa che per soldi certe gente venderebbe anche il ……. Il sindaco di Gallarate ha poi dimostrato di che pasta sono fatti certi politici. Se invece di andare ad Amsterdam a farsi le canne o al quartiere a luci rosse ssi guardassero in giro forse capirebbero qualcosa. La campagna va fatta per educare gli automobilisti in primis npn solo i ciclisti. Il suggerimento poi di stare attenti alle portiere che si aprono è poi il massimo della demenzialità

  21. massimo ha detto:

    L’unica frase condivisibile è quella riferita ai bimbominkia da social media. A quanto pare è in buona compagnia. Cordiali saluti.

  22. Aldo ha detto:

    Articolo deplorevole offese gratuite a un atleta che ha pagato il suo sbaglio…giusto diffidare dei giornalisti come dei politici….

  23. Stefano ha detto:

    le 10 regolette pubblicizzate da Ivan basso non saranno granchè, ma tanta acredine verso di lui mi sembra davvero di basso profilo

  24. Luca f ha detto:

    Ho letto, ho perso tempo
    che articolo triste, povero pinzuti.

  25. Andrea ha detto:

    Un articolo che non merita di essere commentato. Fate le vostre considerazioni. Io lo toglierei e chiederei scusa.

  26. Annariccos ha detto:

    Le campagne di sensibilizzazione spesso dicono scosse ovvie perché spesso ci si dimentica delle regole base. È banale dire non usare il telefonini mentre vai in bici? Eppure molti sembrano ignorare questa banalità.
    È banale dire di accendere le luci la sera? Eppure c’è chi non lo fa. Allora per questo ricordarlo è sbagliato?
    Con questo non si inneggia l’automobilista alla pratica dello “schiacciaciclista” si ricorda a tutti che bisogna stare attenti.
    Il testimonial serve solo ad attirare l’attenzione non deve essere un esperto.
    Detto questo ognuno è libero di esprimedi il proprio parere, prendendosene la responsabilità. Vale per l’autore dell’articolo come per Ivan Basso.

  27. joaquin ha detto:

    Questo articolo è evidentemente un vergognoso attacco personale a Ivan Basso, spero riceverete la querela che meritate. Riguardo ai consigli sulla sicurezza stradale nessun luogo comune, sono indicazioni sacrosante, e anche il diacorso sui costi delle piste ciclabili é una realtà, cio che Basso voleva dire è che non si deve aspettare di avere le piste ciclabili per promuovere la bicicletta ma che le piste devono essere conseguenza della necessità e sono d’accordissimo. A leggere ciò che scrivete appare evidente chi realmente é senza cervello. Fate pena.

  28. Marco g. ha detto:

    Beh, non c’è che dire….l’articoletto da quattro soldi ha raggiunto l’obiettivo che si prefissava, ovvero far parlare di se e suscitare la discussione utilizzando la vecchia tecnica del fango su personaggio pubblico.
    Complimenti in tal senso a chi l’ha scritto, un po’ meno per i contenuti privi di fondamento. Il vademecum del comune è finalizzato a mio avviso a ricordare di tenere alta la soglia di attenzione quando si pedala, specialmente in città. E non sono banalità visto che molti sottovalutano (auricolari? Stop allegri? Sorpassi ad auto a dx e sx…). Chiaro che per recepire il messaggio ci vuole materia grigia, che è scarsa e questa vicenda ci dimostra che non si è equamente distribuita tra la gente.
    Basso avrà sicuramente commesso degli errori ma per tale campagna locale sicuramente è uno dei personaggi più adatti ed il messaggio che contribuisce a trasmettere è positivo. Di negativo trovo solo l’articolo ed alcuni commenti….

  29. Leonardo ha detto:

    Pinzuti ha usato più sciabola che fioretto, però per migliorare la sicurezza stradale un testimonial famoso che detta regolette – per quanto utile – non basta affatto. Bisogna chiedere comportamenti adeguati anche agli automobilisti e infrastrutture, siano ciclabili, zone 30 o altro, agli amministratori. Il sindaco ha consultato le associazioni di ciclisti urbani della sua città ?

  30. Floriano ha detto:

    Nel decalogo di Ivan Basso manca la regola “non ci si dopa prima di andare in bici”!

  31. Strelok ha detto:

    Mi astengo da ogni commento nel merito, per la mia ignoranza in materia (visto che, di solito, pedalo in mezzo ai boschi e non ho mai seguito le gare di ciclismo).
    Dal mio punto di vista, rilevo solo, con un certo dispiacere, che i lettori del sito sono più propensi a commentare gli articoli, solo qualora ci sia da inveire contro qualcosa o qualcuno.
    Molti articoli interessanti e ben fatti, infatti, spesso non sono seguiti da alcun commento.
    Spero di sbagliarmi; in ogni caso, buone pedalate a tutti.
    Anche a Pinzuti! :-)

  32. Teo Mat ha detto:

    Paolino, un’altra merda pestata.

  33. davide ha detto:

    pratico ciclismo agonistico da piu’ di trent’anni ed effettivamente e’ sempre piu’ difficile e pericoloso andare in bici sulle strade anche se per essere veramente imparziali va detto che anche noi abbiamo le nostre colpe visto che siamo spesso indisciplinati o non seguiamo anche le norme di sicurezza basilari vedi casco luci o giubbetti nelle ore serali o notturne per renderci visibili, peraltro obbligatori.
    detto questo,purtroppo, nell’articolo vedo solo un attacco personale dell’autore verso Ivan Basso e mi chiedo anche cosa abbia a che fare il doping con la sicurezza
    peccato
    saluti
    davide

  34. Tiziano ha detto:

    Leggo molte critiche all’articolo,che trovo invece interessante.Se ci sono…le critiche a Ivan Basso sono giuste e corrette.Demenziale dichiarare (da parte di Basso) che non sono le piste ciclabili a far aumentare i ciclisti urbani ma sarebbe l’eventuale aumento dei ciclisti sulle strade a far propendere per la realizzazione delle ciclabili.Vivo a Firenze che è discretamente servita da ciclabili,ma per arrivarci (a Firenze) dai comuni confinanti ,si rischia la vita tutti i giorni.E pensare che alcune strade di collegamento (con la città) sono di recente costruzione,ma non è stata assolutamente presa in considerazione l’idea di dotarle di ciclabili.

  35. Marco ha detto:

    Ma che articolo di merda. Ma è cosi necessario gettare fango altrui per esprimere una posizione? Non aggiunge nulla di utile. Vivo la bicicletta 365 gg l’anno. Personalmente mi fido di più di uno che sa di cosa parla che di urbanisti che in sella non ci sono mai stati. Basta vedere che razza di ciclabili concepiscono altro che anni passati a studiare ingegneria del traffico! E poi corsie dedicate ai ciclisti non mi sembra affatto una cattiva idea. Ciclabili piene di bambini cani e quant’altro non servono gran che. Bel autogolo questo articolo comunque!

  36. Gianluca ha detto:

    Piuttosto d’accordo con l’articolo:
    1) non capisco come possa essere un testimonial uno che è stato beccato a barare.
    2) la campagna di sensibilizzazione andrebbe fatta principalmente nei confronti degli automobilisti, non mi risulta che sia mai stato ucciso un automobilista da un ciclista.
    3) mettere in sicurezza le strade e levare spazio alle automobili potrebbe essere l’unica trovata utile per un Comune che dice di tenere alla mobilità in bici, tutto il resto è fuffa

  37. fabbiello ha detto:

    Pinzuti non so se si poteva salvare il povero Scarponi, però se il povero Niki Hayden avesse rispettato la regola numero 2 di Ivan Basso magari sarebbe ancora tra noi, non trovi? Per il resto dal tuo articolo trapela un senso di invidia x Ivan che fa davvero vomitare…. Eri tifoso di Gotti o Simoni per caso? E’ la prima volta che leggo sto giornaletto e grazie a te, è anche l’ultima.

  38. Alex ha detto:

    Prima di tutto non si può mettere un titolo del genere: sembra che si parli di una disgrazia accaduta a un ex campione mentre pedalava nel traffico, ma siete fuori? Secondo, se invece di un sindaco leghista di Gallarate fosse stata, a proporre tale iniziativa, l’ amministrazione di Canicattì guidata dal partito multietnico globalista delle treccine rasta e con sindaco di cognome Bukungu, l’ iniziativa sarebbe stata giudicata estremamente utile e sacrosanta. Dico questo non perchè a me interessi difendere un partito piuttosto che un altro, anzi, a destra (ma non solo…) abbondano gli strambi che considerano la bicicletta un qualcosa di estraneo alla mobilità: basti pensare a certi personaggi che sostenevano il candidato Parisi contro l’ attuale sindaco Sala…dico quel che ho detto, piuttosto, perchè, purtroppo, in questo sito si cade troppe volte nell’ errore di ideologizzare le tematiche e le proposte relative alla bici e alla mobilità ciclistica, come se le ragioni fossero tutte da una sola parte politica: non è affatto così. Dove può portare una tale mentalità che vuole includere e imprigionare la bicicletta in un preciso recinto ideologico ? Al nulla di fatto.

  39. paolo ha detto:

    Bruttissimo articolo, anche per me inaspettato dalla testata web. Ma che doveva dire allora nella campagna pro bici di Gallarate Ivan Basso, di scagliarsi prontamente contro ogni automobilista che non rispetta il ciclista?? Di elucubrare un alto piano di smaterializzazione dei mezzi motorizzati che si possano avvicinare a meno di 10 mt ai velocipedi?? LA giungla urbana lo sappiamo tutti come è, e queste 10 regole sono sacro-sante! Bravo Ivan

  40. Gianluca Badiali ha detto:

    Uno squallido articolo scritto da uno squallido ed inutile giornalista, se la campagna di sensibilizzazione è poco incisiva, si può criticare ma insultare è assolutamente gratuito, come ho fatto io nelle prime tre righe per farvi riflettere, serve coesione per la sicurezza. Mandate 1 anno in bicicletta questi scienziati della viabilità , e poi fategli trovare soluzioni, la teoria non sempre si sposa con la pratica. Wiva il ciclismo wiwa i ciclisti

  41. stefano ha detto:

    a me di quello che fanno Basso o Pinzuti interessa molto poco. Mi interessano amministratori coraggiosi (che in Italia non esistono) che facciano zone 30 CON I DOSSI e non solo col cartello, che restringano le corsie per evitare che in città si vada a velocità folle, che posizionino stalli per le bici IN STRADA e non sui marciapiedi (togliere spazio vitale alle auto), che facciano rotatorie all’olandese (per intenderci con la bici che gira e ha la precedenza), che mettano dissuasori in ogni dove in modo da IMPEDIRE FISICAMENTE la doppia fila….. (sai quanto è pericoloso scartare un’auto in doppia fila quando al centro c’è la rotaia del tram???) e potrei continuare. Allora si che Nicky Hayden sarebbe ancora vivo

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