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Da Rovereto ad Auschwitz tra Primo Levi, risate e silenzi

News • di 18 Ottobre 2017

Danny Zampiccoli è un personaggio della montagna amatissimo: è una guida alpina e ha gestito per 17 anni il Rifugio Altissimo, nel Garda Trentino. E’ una persona magnetica, con un’energia incredibile. Da tanta ne ha, te ne trasmette.

Dopo tanti anni ha lasciato il rifugio prendendosi un anno sabbatico, in attesa di trovare “un nuovo rifugio”… e così grazie al tempo libero ritrovato, ha rispolverato due cose che non si accomunano per niente, ma con cui ha un legame molto forte: la mountain bike e Primo Levi. Durante l’estate ha pedalato sulle strade e nei boschi del Trentino e parlando con i suoi amici è scattata l’idea di viaggio in bici dalla Campana della Pace di Rovereto ad Auschwitz.

Certo, un viaggio con un forte valore simbolico, ma senza pretese. “Non c’è più nulla da dire su Auschwitz”, mi dice quando ci incontriamo. “Non lo dico io, lo ha scritto Primo Levi nel ’48”.
Gli chiedo allora della bici, dell’assetto da viaggio, di come si è preparato, ecc. Dalla sua risposta capisco che non ci sono pretese nemmeno qui. Nessuna presunzione di dimostrare nulla a nessuno.

Anzi, ci tiene a precisare che non è nemmeno un ciclista (come se questo implicasse di essere un campione), ma uno che pedala. Smonta in tre parole chiunque si bulli di imprese sportive estreme, perché “il mondo non migliora certo grazie a queste cose”. So che lui e le altre guide alpine con cui viaggia non sono proprio quelli della domenica… quindi mi contagia la sua modestia euforica.

Partiti dalla Campana dei Caduti di Rovereto, Danny Zampiccoli, Claudio Migliorini e Giampaolo Calzà (anch’essi guide alpine ed appassionati ciclisti) ed Erica Vicenzi, attrice di teatro, sono arrivati ad Auschwitz ieri mattina 17 ottobre. Tra scherzi e riparazioni, incontri e salite, Erica (unica cicloviaggiatrice esperta del gruppo) ha letto Primo Levi alla sera, fuori o dentro la tenda.

webinar bike manager

Sono un bel gruppo variegato e ognuno ha avuto il suo modo di vivere ed interpretare il proprio viaggio: come mi raccontano mentre pedaliamo dei primi chilometri pedalati assieme, “chi nel silenzio, chi nella fotografia di binari e ombre, chi negli incontri casuali”.

Con l’abbigliamento tecnico fornito da una grande azienda, le borse traballanti montate male e delle scomodissime bici da corsa e dei grandi sorrisi, sono stati vedo perfetti. Un grande viaggio, il primo viaggio. In bici.
Cosa vuoi di più?







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