Milano: nasce un’altra ciclabile clandestina

23 Novembre 2017

Risolta la questione del Cavalcavia Bussa, i cicloattivisti milanesi tornano a colpire, questa volta rivolgendosi a un tunnel che passa sotto i binari della Stazione Centrale.

Nel corso della notte, un manipolo di cittadini armati di pennelli e vernice hanno realizzato una corsia ciclabile nel sottopasso Mortirolo, il passaggio che collega la stazione della metropolitana Caiazzo (sulla linea verde) con quella di Sondrio (sulla linea gialla).

Stando a quanto suggeriscono le heatmap di Strava, il sottopasso Mortirolo è molto utilizzato dai ciclisti che si muovono in città, ma la mancanza di uno spazio per le biciclette rendeva pericoloso il transito. Le code scomposte che si formavano al semaforo all’incrocio con via Sammartini costringevano i ciclisti milanesi ad aspettare il fluire delle vetture all’interno del tunnel che si trasformava in una specie di camera a gas a base di monossido di carbonio e altri gas nocivi.

L’intervento realizzato la notte scorsa ha dimostrato la propria efficacia già questa mattina: le automobili solitamente incolonnate hanno dimostrato di rispettare la nuova segnaletica orizzontale garantendo così un corridoio per permettere la fluidificazione del traffico ciclistico.

credit photo: Igor Moskvin

Con questa operazione, ancora una volta i cittadini milanesi puntano quindi il dito contro un’amministrazione che non ne vuole sapere di realizzare infrastrutture a favore di chi si muove in bicicletta e il “fai da te” sembra essere (come dimostrato anche dai rapidi sviluppi del cavalcavia Bussa) l’unica speranza per ottenere un’azione tempestiva da parte della giunta Sala.

A noi ciclisti milanesi non resta che ringraziare l’operato degli anonimi pitturatori seriali e aspettare che il Comune, con la solita solerzia, vada a cancellare quella riga bianca per terra per riconsegnarci alla nostra quotidiana insicurezza e alla solita camera a gas.

Commenti

5 Commenti su "Milano: nasce un’altra ciclabile clandestina"

  1. ferruccio ha detto:

    beh, certo, vietiamo la circolazione a pedoni e ciclisti e il problema è risolto. pensa quanto spazio in più per parcheggiare nei marciapiedi.

  2. Bruno ha detto:

    Che ideona, ci stavano due auto appaiate e ora se si rispettasse questa segnaletica abusiva, ce ne starebbe una sola. Il fatto che un tratto di strada sia frequentato da ciclisti (che poi io in bici lì sotto non ci passo nemmeno se mi pagano) non significa che automaticamente quel tratto sia adatto per farci una ciclabile. In questo caso infatti non lo è.
    Si chiede spesso rispetto per i ciclisti, si inizi a dare il buon esempio rispettando le regole (che dicono che la segnaletica stradale non è una cosa gestibile con il “fai da te”) e rispettando gli altri utenti della strada, che non sono automaticamente “cattivi” solo perchè non vanno in bicicletta.

    1. Alex ha detto:

      E perchè se ci stavano “due auto appaiate” va bene e ora no, se ci passano le biciclette? Ma sì, anche i marciapiedi, togliamoli o restringiamoli a circa 40 cm o giù di lì, così di ne automobili possono passare anche quattro affiancate.
      Circa la segnaletica stradale “gestibile” è risaputo, in ogni città, che gli automobilisti lasciano l’ auto parcheggiata sul marciapiede, là dove non si può, eppure c’è scritto che non si può, sulla segnaletica verticale, orizzontale, obliqua e tergiversale.

      1. Bruno ha detto:

        Non tutte le strade sono adatte a tutti i mezzi. Quella strada è un viale di scorrimento molto importante ed è corretto che venga percorso in doppia fila.
        Ci sono automobilisti scorretti? Senz’altro. Fortunatamente non tutti (io quando guido l’auto cerco di non esserlo).
        Agire nello stesso modo degli automobilisti scorretti, da ciclisti, significa mettersi sullo stesso piano degli automobilisti scorretti ed iniziare una guerra che non porta a NIENTE.

  3. Luca ha detto:

    La questione del Cavalcavia Bussa non è affatto risolta! Dopo l’intervento del Comune la corsia è diventata solamente pedonale, quindi vietata alle bici, e con degli archetti all’inzio della discesa che impediscono l’accesso ai ciclisti e alle carozzine dei disabili.

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