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Il mio personale omaggio al Giro

Diari • di 18 dicembre 2017

Non abbiamo solo il “Mare nostrum”, possediamo e da ben cent’anni il “Circolus Nostrum”.

Pochi giorni or sono mi sono ricordato che il Giro di quest’anno è passato nelle immediate vicinanze del paese in cui sono in vacanza (essendo pensionato mi guardo bene dall’usare il termine -ferie-), trattasi di ghiotta occasione per ricalcare qualche tratto percorso dai professionisti e sentirmi parte di loro, certamente in piccolo, molto in piccolo, quasi millimetrico ma la passione per la bici non considera queste -minuscole- differenze.

Durante la XV tappa la Carovana del Giro ha effettuato la salita, inedita per la corsa rosa, a Miragolo San Salvatore, poi si è diretta verso il Selvino ed infine a Bergamo per il traguardo (la tappa è la Valdengo-Bergamo di 199 km, vinta da Bob Jungels con Tom Dumoulin che resta in maglia Rosa).
Ricalcherò il tracciato fino al Selvino poi scenderò verso le Fonti Bracca invece che deviare per Bergamo.
Stabilisco che la partenza della mia ridottissima carovana, composta da me, io, l’ego e…basta, sia a Sedrina così posso avere qualche chilometro nelle gambe prima di iniziare le salite, esattamente 4,5 km.

Lascio Sedrina e subito mi imbatto in uno scenario che giudico meritorio di foto, detto fatto (Brembo visto dal ponte della SP23 che porta a Clanezzo).
Le due gallerie che dovrei imboccare prima di arrivare a Zogno le posso facilmente evitare; giro a destra prima di imboccare la prima (quella corta). Poi invece di ritornare sulla provinciale resto ancora a destra e seguo le indicazioni per Grotte delle Meraviglie anche se la strada è indicata senza uscita. Arrivo ad un guardrail che posso facilmente scavalcare e così evito anche la seconda galleria (quella più lunga).
Poi procedo per Zogno fino alla rotonda del Ponte Nuovo che imbocco prendendo la prima a destra.

Al successivo Stop vado a sinistra e poi subito a destra e qui comincia all’istante l’erta che reca a Miragolo, comunque non posso sbagliare, le traccie del Giro sono ancora presenti sotto forma di cartello indicatore.
Sapevo prima di partire ed il cartello mi da conferma che dopo Endenna c’è Somendenna. Se l’etimologia del secondo paese è, come penso, veritiera dovrei trovare la colma una volta raggiunta Somendenna (una volta Endenna e Somendenna formavano un unico territorio diviso in due: uno superiore, Summa Endenna, e uno inferiore Endenna).

I circa 5 chilometri che mi separano dalla teorica colma non sono eccessivamente duri, li affronto con baldanza certo che poi avrò la discesa a mio favore. Errore!
La vera salita comincia dove vorrei finisse.
Per i successivi tre chilometri devo spingere sui pedali, la baldanza comincia ad affievolirsi; mi pare sia venuto il momento per una bella foto!

Anche questo percorso ha la grandissima qualità di non avere traffico, è bello pedalare senza rumori ostili.
Non soffro la sete, è mattina presto e sono completamente all’ombra, meno male perché di fontanelle “neanche l’ombra”! Probabilmente il sole si farà vivo dopo le 10,00/10,30.

Al bivio tra i due Miragolo vado a sinistra per San Salvatore, la deviazione mi regala questo:

Che spettacolo superbo, chissà se i professionisti del Giro sono riusciti a godere di questo scenario?
Approfitto di questa splendida sosta per rifiatare, non so se devo ancora salire oppure, finalmente, sono arrivato in cima alla prima parte delle salite odierne.

La sensazione che la salita sia finita è convalidata dalla strada che in 6 chilometri di discesa mi porta al bivio con la SP28 che arriva da Bracca, io vado a destra verso Selvino a cui mancano 5 chilometri.
Prima di tutto ciò mi fermo, appena dopo la frazione Case di Sopra per riflettere se può essere il caso che la salita al Selvino la possa fare tramite la vecchia strada della Passata.

Per questo chiedo ad un baldo “collega” (avrà si e no 30 anni): ”per un “vecchietto” come il sottoscritto cosa è meglio, la strada che scende verso Rigosa o tentare la Passata?”
Il fatto che non si metta a ridere è già un buon segno, comunque mi squadra, mi soppesa, mi valuta ed infine suggerisce la prima ipotesi, visto che è del luogo seguo il consiglio.
Le pendenze per il Selvino ci sono e soprattutto nel tratto finale si fanno sentire, ma ormai sono arrivato e il paese è ormai a portata di pedale.

Selvino è molto animata, turisti e villeggianti sono dappertutto, anche con le automobili; dopo chilometri di pace e tranquillità l’impatto è devastante, sono costretto a mandare a quel paese un paio di automobilisti più prepotenti del solito. Lo sfogo a voce alta e le imprecazioni villane mi scaricano la rabbia che l’insolenza degli automuniti mi ha fatto salire alle stelle.
Dirigo la mia personale “carovana” verso Aviatico, lo strappo al 14/15 % non me lo aspetto, per non fermarmi stringo i denti e perdo l’occasione di fotografare la pianura che si stende sotto di me, sarà per un’altra volta.

Dopo lo sforzo per superare il maledetto strappo trovo solo saliscendi, sono in cresta e ci resto fino al bivio per Costa Serina dove imbocco la discesa che mi porta verso Bracca.
Mi fermo un attimo nella frazione Ascensione, anche se io sono in “discensione” (che battutona!) per una foto al campanile, siamo o non siamo un popolo di campanilisti! A parte gli scherzi, mi ha incuriosito il rivestimento della cupola, dalla foto però non si capisce un fico secco.

La discesa termina con l’innesto sulla strada SP27 che, volendo porta al Passo di Zambla.
Io giro a sinistra in direzione Zogno.
Circa 4 chilometri di strada ancora in lieve discesa e giungo all’orrido di Bracca. Che strano, li chiamiamo -orridi- ed invece sono splendide manifestazioni della nostra Terra.

Dopo il grandioso spettacolo continuo verso Zogno, supero lo stabilimento Bracca e mi immetto nella rotonda posta appena dopo il ponte sul Brembo, vado a sinistra e fatti pochi metri, assisto allo “splendido spettacolo” dell’ottusità umana.

Auto, camion e pullman in coda, fermi immobili. Tanto fermi che posso superarli a sinistra per circa 1,5 km con l’unica accortezza di sorvegliare le poche auto che mi vengono incontro e comportarmi di conseguenza.
Il motivo di tanto caos? La rotonda del Ponte Nuovo. Superata la rotatoria, come per miracolo, il traffico scorre.

Ripercorro a ritroso gli ultimi chilometri, ritrovo Sedrina e concludo il mio personalissimo omaggio al Giro d’Italia n. 100.

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