Zone 30 in città: anche uno studio dell'OCSE è a favore - Bikeitalia.it

Zone 30 in città: anche uno studio dell’OCSE è a favore

18 Aprile 2018

L’International Transport Forum, un’organizzazione nata nell’ambito dell’OCSE, ha pubblicato uno studio che esorta gli stati membri a limitare a 30 km/h la velocità delle automobili in città.

zona 30

Le istituzioni internazionali a favore della mobilità attiva

L’ONU istituisce la giornata mondiale della bicicletta; l’Unione Europea prepara un piano per la mobilità ciclabile; l’Organizzazione Mondiale della Sanità promuove la mobilità attiva. E ora tocca all’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) schierarsi a favore della limitazione delle automobili, in città e fuori città.

Organizzazioni internazionali di questo tipo non hanno ancora forti poteri diretti (con la parziale eccezione dell’UE), ma la loro influenza sugli stati membri non va sminuita. E questa serie di prese di posizione nette a favore della bici e della mobilità attiva in generale è un chiaro segno dell’importanza della mobilità urbana per il futuro delle nostre società, dal punto di vista economico e da quello della salute.

Lo studio dell’International Transport Forum

L’International Transport Forum, organizzazione nata in seno all’OCSE, ha presentato da poco i risultati di uno studio condotto in 10 paesi membri OCSE. In questi paesi sono stati presi in considerazione i cambiamenti nel numero di incidenti stradali dopo che sono state introdotte misure volte a ridurre la velocità delle automobili, come ad esempio la riduzione dei limiti di velocità o l’attivazione di autovelox.

Non stupirà leggere che si è notata una diminuzione degli incidenti in seguito all’introduzione di queste misure. La politica e soprattutto la burocrazia però hanno bisogno di numeri, e quantificare con precisione i benefici della riduzione delle velocità automobilistiche è importante per spingerle ad agire.

Il caso italiano: ecco a cosa serve il Tutor sulle autostrade

Uno dei casi presi in considerazione dall’International Transport Forum è quello italiano. Si tratta di uno studio del sistema di Tutor sulle autostrade, al centro tra l’altro delle cronache recenti per una disputa fra la società Autostrade e l’inventore del sistema.

In particolare si è presa in considerazione la A56. I risultati sono stati netti: una riduzione delle velocità medie pari al 10%, e una riduzione del numero di incidenti pari a ben il 32%.

Per quanto riguarda il traffico urbano, che più ci interessa su Bikeitalia, sono stati presi in considerazione gli interventi di riduzione della velocità automobilistica in Ungheria e in Australia, trovando anche qui una netta riduzione degli incidenti

Le linee-guida OCSE

Sulla base di questo studio, l’OCSE ha messo a punto una serie di linee-guida; i paesi OCSE sono invitati ad adottarle:

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  • Ridurre la velocità lungo le strade, e la differenza di velocità fra veicoli
  • Decidere i limiti di velocità sulla base del principio del Safe System: un livello al quale un essere umano possa ragionevolmente sopravvivere in caso di incidente
  • Permettere limiti di velocità superiori solo nel caso in cui vengano eseguiti interventi volti ad aumentare la sicurezza della strada
  • Usare sistemi di gestione automatica della velocità

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Più in pratica, vengono proposti i seguenti limiti di velocità:
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  • 30 km/h in aree urbane in cui automobili e altri utenti della strada convivono
  • 50 km/h in altre aree urbane
  • 70 km/h in strade rurali a carreggiata unica

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Al di là dei numeri e delle singole linee-guida, ciò che è importante è il focus di questa organizzazione, insieme alle altre menzionate più sopra, sulle questioni della mobilità urbana e non solo. In un momento storico in cui sono sempre più le città a contribuire maggiormente al PIL di una nazione, è chiaro che muoversi in città in modo efficiente, veloce e sicuro è determinante per mantenere un vantaggio competitivo con il resto del mondo.
Le soluzioni ci sono: bici, piedi, trasporto pubblico, uniti nell’intermodalità. L’UE, l’ONU, l’OMS, l’OECD lo stanno ripetendo; anche gli stati più restii seguiranno.

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