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Siamo tutti Michele Scarponi e vogliamo tornare a casa vivi

News, Rubriche e opinioni • di 22 Apr 2018


Succedeva esattamente un anno fa. La notizia della morte di Michele Scarponi, investito e ucciso in bicicletta mentre si stava allenando sulle strade della sua Filottrano, ha messo l’opinione pubblica davanti a una grande verità, che è anche un enorme non detto di molto di ciò che gira intorno alla bici: sulle strade italiane, tutti i giorni, si continua a morire e tra i più esposti ci sono coloro che si spostano in sella.

Ricordo molto bene quel sabato mattina, perché la notizia mi raggiunse mentre ero pronto per uscire in bici da corsa: una sgambata verso i Castelli Romani che poi non ci fu, sostituita da una mattinata di lavoro per un pezzo di cronaca che uscì poche ore dopo su Repubblica.it. Ciclisti. Strage infinita. Un morto ogni 35 ore. Numeri di un disastro da anni sotto gli occhi di tutti ma che in molti, compresi i media mainstream, non avevano saputo né vedere né raccontare compiutamente. Non fino a quel giorno. E poi neanche in seguito.

In effetti quell’episodio, che a un anno di distanza è ancora nitido nella nostra memoria, è rimasto un’eccezione: negli ultimi 365 giorni altre decine di persone sono uscite di casa in sella alla bicicletta e non vi hanno fatto più ritorno, ma la loro storia è rimasta confinata in un trafiletto di cronaca locale, la loro fine inaccettabile e violenta rubricata come “incidente” e “tragica fatalità”, con una dinamica sempre “in fase di accertamento” e gli immancabili “disagi per la circolazione”.

Bisogna dirlo forte e chiaro ed è necessario sottolinearlo proprio oggi, ricordando Michele Scarponi: quando inforchiamo una bici e pedaliamo nel traffico siamo esposti a mille pericoli, le strade non ci sono amiche e chi le frequenta a bordo di un mezzo a motore spesso e volentieri ci vede come un ostacolo sul suo percorso o come una bizzarra eccezione in una distesa omologata di lamiere che si differenziano tra loro soltanto per marca e modello ma sotto la scocca hanno tutte lo stesso potenziale letale.

Chi pedala sulle strade utilizzando la bici come mezzo di trasporto o per lavoro, come faceva Michele Scarponi allenandosi in vista delle gare, deve avere occhi e orecchie dappertutto e affinare le sue capacità di sopravvivenza: ma nella giungla d’asfalto se sei un ciclista non puoi fare affidamento solo sulle tue forze e sulla tua capacità di schivare gli ostacoli e neutralizzare i pericoli, perché non dipende soltanto da te. Se pedali sei in equilibrio precario: non solo e non tanto per le leggi della fisica che ti consentono di spostarti a più di 20 km/h in scioltezza avendo soltanto pochi centimetri di gomma appoggiati per terra, ma anche e soprattutto perché il comportamento di chi guida un mezzo a motore – che ti segue o ti precede – può avere conseguenze ineluttabili e nefaste.

Il 28 aprile a Roma ci incontreremo a piedi e in bici ai Fori Imperiali, alle ore 16, per la seconda grande Bicifestazione nazionale, esattamente 6 anni dopo quella storica del 2012, prima uscita pubblica del movimento #Salvaiciclisti. Lo faremo per ribadire il concetto che chi pedala ha il diritto di tornare a casa vivo e non può rischiare ogni giorno la vita su strade fatte male e frequentate peggio, dove vige la legge del più forte e il Codice della Strada viene spesso e volentieri ignorato (sia per ignoranza, cioè mancanza di conoscenza, sia per dolo).

Sarà un momento importante per guardarci in faccia e decidere come muoverci per far entrare in modo più deciso la bicicletta nell’agenda politica delle nostre amministrazioni, dopo l’approvazione della Legge Quadro per la Mobilità Ciclistica: rispetto a 6 anni fa qualcosa è stato fatto ma molto resta ancora da fare, per questo è fondamentale che la Bicifestazione sia sì un momento di festa-a-pedali ma anche un incontro per lanciare un’azione incisiva, partendo dalla piattaforma con le istanze di ciclabilità che non possono più aspettare. E che il prossimo governo, qualunque esso sia, dovrà necessariamente affrontare.

C’è un’immagine, scattata nel 2012 durante il Giro d’Italia, che vale più di mille parole: è quella di Michele Scarponi che sorride e mostra il simbolo del movimento #Salvaiciclisti per supportare la campagna della sicurezza di chi pedala. Oggi, a un anno di distanza dalla sua scomparsa, questa fotografia è il simbolo di una battaglia di civiltà che dobbiamo proseguire anche in suo nome ogni volta che saliamo in sella: siamo tutti Michele Scarponi e vogliamo tornare a casa vivi.





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