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Gaia: “Così la bicicletta ha cambiato la mia vita”

Diari, News • di 26 Luglio 2018

Riceviamo da Gaia Buratti di “Dalla Finanza alla Terra” e volentieri pubblichiamo.


Pedalando a Lipari (2018)

Mi chiamo Gaia, ho 30 anni e da circa un anno ho rivoluzionato la mia vita, abbandonandone una che non mi apparteneva. La bici mi ha accompagnato fedelmente in questa transizione e, in certi momenti, mi ha salvato da un baratro chiamato depressione. Sin da piccola utilizzavo la bici come mezzo di trasporto, ma la passione ha avuto inizio nel 2011. Allora, mentre preparavo la mia tesi, mi rilassavo facendo ogni giorno sempre più chilometri su una vecchia MTB.


Rodano 2017


aida

Il primo stipendio lo usai per comprarmi una bici da trekking per andare a lavoro e per esplorare il piccolo Lussemburgo, dove avevo iniziato a lavorare per un fondo di investimento. La bici da corsa non tardò ad arrivare: la prima l’acquistai usata e troppo grande per me, ma da subito mi innamorai delle lunghe distanze, dei giri estenuanti e delle salite, quelle salite da conquistare a colpi di pedale e che somigliano così tanto alla vita, nella quale nulla ti è regalato.


Salento 2018

Allora si iniziò a parlare di competizioni, che in Lussemburgo sono principalmente gare a circuito e criterium. Mi iscrissi a un club e iniziai un allenamento mirato 6 giorni su 7: vivevo tra lavoro in ufficio e uscite in bici. Intanto il mio lavoro cominciava a starmi stretto e il mercato azionario a disgustarmi, non sopportavo più quella sfrenata corsa al denaro. Le ferie erano sempre poche e risicate, giusto per tornare in Italia e approfittare di qualche Gran Fondo.


Soverato (2018)

La mia vita ormai si divideva tra lo stress del lavoro e quello delle gare. Mi accorsi che la bici non era più un piacere, ma stava diventando un dovere e, quindi, nel 2015 abbandonai l’agonismo per ritrovare quei bellissimi, spensierati giri in bici. Nell’estate del 2015 ebbi un crollo, un black-out, volevo uscire da quella vita ma non sapevo come fare ed ecco che entrò in gioco la bici nel suo ruolo terapeutico.


Tropea (2018)

Finito il lavoro e nei fine settimana passavo ore in sella cercando di capire dove avessi sbagliato e cosa potessi fare per rimediare, la chiamavo “la mia psicologa”. Pedalare mi rilassava, mi schiariva le idee e mi permetteva di guardarmi dentro e capire che cosa volessi. Durante una di queste pedalate in cui analizzavo il senso di una vita imprigionata in un ufficio, capii che dovevo tornare alle origini, tornare alla terra e ai lavori manuali ormai dimenticati.


Io a una corsa (Gaia Buratti)

Indagai e scoprii che altre persone avevano intrapreso un processo di “decrescita” e iniziai a frequentare associazioni basate su questa filosofia di vita. La prima cosa che feci fu approfondire le mie conoscenze di meccanica così da poter sistemare la mia bici il più possibile in autonomia: armeggiare sulla bici mi dava soddisfazioni immense. Prima di abbandonare totalmente il lavoro rimasi nel limbo per circa un anno e mezzo, durante il quale utilizzai le ferie per scoprire sia il WWOOFing (uno scambio di lavoro in campagna per vitto e alloggio, perfetto per fare esperienza) sia il cicloviaggio, ed entrambi mi fecero capire che esiste un modo di vivere diverso da quello che ci impongono.


Matera (2018)

La mia vita si stava trasformando e, così, il mio modo di vedere la bici: non più corse a testa bassa contro il tempo, ma un modo per godersi i più bei paesaggi. Nel 2017, dopo aver lasciato il lavoro, mi sono liberata anche della mia automobile e dal quel giorno la bici è il mio unico mezzo di trasporto.


Lipari (2018)

Come è iniziato il cicloviaggio

Venni a sapere dell’esistenza del cicloviaggio nel 2014, quando, ancora immersa nelle competizioni e negli allenamenti da rispettare, incontrai Roberto, che ogni estate allestiva la sua bici con borse e tutto il resto e viaggiava. Io venivo dal mondo delle corse, dove si pensa che anche una barretta di troppo sia un peso che può fare la differenza e non capivo. Roberto però aveva seminato un piccolo seme dentro di me, che germogliò circa due anni dopo. Iniziai a fare tour di più giorni perché anche i soliti giri iniziavano a starmi stretti e, quindi, decisi di allestire una MTB di tutto punto e partire per alcuni giorni mentre ancora ero imprigionata in ufficio. Fu un colpo di fulmine, la libertà che mi trasmetteva viaggiare in questo modo non l’avevo mai trovata da nessuna parte, vedere nuovi posti in sella alla mia bici era qualcosa di straordinario.


Cala di Praia Ferrante (Lipari, 2018)

Dai primi viaggi all’ultimo “alla scoperta dell’Italia”

In linea generale non ho mai organizzato troppo i miei viaggi in bici, giusto un’idea dell’itinerario e poi via senza troppi problemi. Non uso GPS, solo Google Maps per individuare la strada, poi cartina e bussola o semplicemente chiedo alle persone del luogo di volta in volta gli itinerari da seguire. Mi piace chiedere informazioni perché è sempre un’opportunità per scambiare due chiacchiere. Non ho fatto viaggi in terre lontane, i tre viaggi lunghi che ho fatto hanno riguardato: le Cinque Terre più la costa toscana fino a Castiglione della Pescaia passando per l’Elba (settembre 2016); ad agosto 2017 la Svizzera Tedesca e Francese partendo da Basilea, la Francia fino a Nizza, attraversando le regioni dell’ Alta Savoia e dell’ Ardeche; e infine l’Italia fino a Milano passando per Genova. Questo viaggio ha avuto come filo conduttore le visite in ecovillaggi e comunità.


Canale del Ciolo (Salento, 2018)

Nei mesi di maggio-giugno 2018 ho pedalato alla scoperta dell’Italia, partendo da Talla (Arezzo) passando per Città di Castello, Gubbio, Gualdo Tadino, Assisi, Norcia, Amatrice, L’Aquila, Sulmona, Isernia, Telese Terme, Salerno, la costa cilentana, la costa tirrenica calabrese, la traversata della Calabria coast to coast, Lipari (raggiunta non a nuoto) e, risalendo, la costa ionica calabrese, la scalata del Pollino, Matera, tutta la costa pugliese la costa adriatica ed infine il rientro ad Arezzo. Se volete seguire gli itinerari dettagliatamente visitate il mio blog. Cliccate qui per il riassunto della prima parte del viaggio, mentre qui per la seconda parte e per scoprire gli itinerari più belli e quelli da evitare.


Gargano (2018)

Quest’ultimo viaggio è stato sicuramente il più avventuroso e ha unito le mie due passioni, le due ruote e la zappa, sì, perché non mi sono limitata a pedalare, ma in Calabria e a Lipari mi sono fermata come WWOOFer. Sono stata via circa due mesi di cui tre settimane ferma a lavorare e il resto sui pedali. Prima di partire avevo programmato poco, sapevo che sarei voluta passare dalle terre colpite dal terremoto del 2016 e scendere fino ad Isernia, ma da lì non avevo la più pallida idea se proseguire nell’interno o se seguire una delle due coste.

L’inizio del viaggio è stato piuttosto duro, sia fisicamente, per le salite ed il meteo poco clemente, sia moralmente per le visite alle terre dilaniate dal terremoto. Ho anche raccolto le testimonianze delle persone che hanno subito maggiori danni e le ho riportate nel mio blog, ho trovato molto calore umano e ospitalità. Dopo l’Aquila, che dopo dieci anni è ancora un enorme cantiere a cielo aperto, l’atmosfera si è alleggerita ed alla fine, dopo Isernia ho deciso di dirigermi a Salerno e proseguire sulla costa tirrenica fino a Tropea.

La costa tirrenica è stata il primo amore di questo viaggio durante il quale mi sono innamorata altre mille volte: del Cilento con il suo mare verde, i suoi borghi e la costa rocciosa da cui si vede il mare; di Maratea, perla della Basilicata; di Praia a Mare e Diamante con le isolette di fronte alla costa; di Pizzo e Tropea che uniscono le bellezze naturali all’arte. Ogni giorno potevo tuffarmi in un mare diverso, sempre limpido e cristallino, le energie per una bella nuotata non mancavano mai. Attraversando la Calabria da Tropea a Bovalino ho costeggiato l’Aspromonte e ammirato un paesaggio la cui bellezza mi ha commosso, monti brulli e aspri con il mare blu sullo sfondo. Dopo la settimana a Mater Felicia (Bovalino) è stata la volta di Lipari dove mi sono fermata dodici giorni in un’azienda agricola e casa vacanze, “Al numero Zero”.

A Lipari mi sono innamorata di nuovo: delle albe sul mare; delle calette selvagge, come Valle Muria e Praia Ferrante, ognuna con un mare di un colore diverso; delle sue rocce vulcaniche dai colori bellissimi; infine dei suoi abitanti e delle serate trascorse a Marina Corta. Al ritorno ho percorso la costa ionica della Calabria fino a Villapiana, ammirando: le spiagge di sabbia bianca di Bianco e Bovalino; le scogliere e gli scavi archeologici del Catanzarese; “le Castella”, con il suo castello Aragonese direttamente in mare; il mare verde di Isola di Capo Rizzuto. Il confine tra Calabria e Basilicata l’ho attraversato scalando il Monte Pollino, meraviglioso con la sua natura selvaggia e i suoi pascoli. Poi è stata la volta di Matera, dove lo spettacolo della natura e le meraviglie architettoniche si uniscono in un tripudio di bellezza.

Il viaggio è poi continuato in terra pugliese, con Taranto ed il suo spettacolare castello Aragonese e la costa del Salento che, da Taranto a Otranto, mi faceva fermare ogni 10 km per una nuotata. E qui nasce un nuovo amore, senza dimenticare quelli passati. Poi viene Brindisi, con il suo bel porto, Polignano a Mare, dove il paese e la scogliera si fondono, Bari, ricca di storia. Continuo costeggiando il Gargano che offre una vista spettacolare del mare ed una natura piuttosto brulla, peccato il meteo non sia stato troppo clemente. A salire ancora Vasto, piccolo borgo storico, il Monte Conero e nell’interno marchigiano Cagli, un borghetto poco famoso ma che merita di essere visitato.

Per quanto riguarda gli alloggi, mi sono spesso affidata a Warm Shower e Couch Surfing con buon successo, altre volte ho ottenuto ospitalità spontanea, come a Norcia, in altri casi ho fatto ricorso ai campeggi e solo una volta campeggio libero in spiaggia. Mi piace alternare serate in compagnia dei miei ospiti a serate tranquille in tenda, tendenzialmente prediligo il campeggio libero dove possibile, soprattutto nelle zone interne ed isolate, ma l’inizio del viaggio è stato caratterizzato da piogge e temporali, per cui non ho rischiato, mentre il resto del viaggio si è svolto sulla costa, dove non mi sentivo tranquilla per la sicurezza della mia bicicletta.

È stata un’esperienza molto intensa, ho scoperto un’Italia molto ospitale e ho trovato molta solidarietà. Ho conosciuto tantissime persone, da chi mi ha ospitato, a chi semplicemente si è fermato a fare due chiacchiere con me. Ne approfitto per ringraziare tutti.







Una risposta a Gaia: “Così la bicicletta ha cambiato la mia vita”

  1. renato ha detto:

    Ciao mi chiamo Renato,io da anni vado in bici ma piu che altro enduro in liguria.E da tempo che pensavo a fare dei giri cosi,per l’italia eri da sola o i compagnia-Le cose piu difficoltose che hai incontrato.Il bagaglio ecc mi interesserebbe qualche dritta, complimenti

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