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La bici nella Costituzione: presto in Svizzera?

News • di 1 Agosto 2018

Il 23 settembre i cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi con un referendum su una misura che prevede l’inserimento di misure pro-bici nella Costituzione della Confederazione elvetica.

Ad oggi l’articolo 88 della Costituzione prevede la realizzazione di sentieri nella natura e di percorsi pedonali; le 26 associazioni e partiti che hanno proposto la misura al voto fra qualche settimana desiderano ampliare questa copertura costituzionale anche ai percorsi per biciclette.

Se il referendum dovesse avere esito positivo, la Confederazione assumerebbe un ruolo di coordinazione e di controllo, rendendo possibile un risparmio di risorse e una razionalizzazione degli interventi di cantoni e comuni.

Questo referendum arriva in un periodo in cui le biciclette sono sempre più popolari in Svizzera. Anche grazie alle diffusione delle bici a pedalata assistita, utili in una zona così montagnosa; sono molto diffuse anche le cosiddette speed-ebike, in grado di arrivare fino a 45 km/h.

Negli scorsi anni però sono aumentati anche gli incidenti fra chi si muove in bicicletta. Anche da questa considerazione è derivata la proposta di referendum.

Il crescente interesse in Europa verso il cicloturismo è sicuramente un altro fattore che i cittadini svizzeri dovranno prendere in considerazione quando saranno chiamati alle urne; già ora la Svizzera ha una buona rete di percorsi ciclabili, ma con i suoi paesaggi e la sua cultura potrebbe attirare molti più cicloturisti. Ad oggi il fatturato annuo del settore cicloturistico è pari a 2,7 miliardi di franchi.







Una risposta a La bici nella Costituzione: presto in Svizzera?

  1. stefano ha detto:

    Basta passare il confine pedalando e ci si rende subito conto di alcune cose che da noi non esistono (o sono occasionali): 1-le misure di limitazione del traffico motorizzato ci sono e si vedono spesso (dossi, spartitraffico, isole pedonali, paletti vari); 2-la sosta vietata è veramente vietata (provate a fare un giro a Milano per esempio di sera), fatevi un giro della penisola, Morcote, Melide, fino all’aeroporto e poi fino a Lugano, parcheggio selvaggio non esiste; 3-senza scomodare il tanto strombazzato “rispetto del ciclista”, molto semplicemente gli svizzeri rispettano molto più di noi i limiti di velocità, a tutto vantaggio di noi pedalatori; 4-il rispetto dei limiti scaturisce dalla presenza dei controlli (si può dire la stessa cosa nelle nostre metropoli?); 5-il livello di civiltà loro è tale da aver concepito (si, loro ci hanno pensato) itinerari ciclistici ben segnalati e studiati, chiari, con tanto di cartina; 6-l’argomento ciclabilità viene affrontato in modo serio e non episodico o locale come qui (vedi targhe, eliminate, vedi casco). In conclusione, tutto ciò si traduce in una godibilità del cicloviaggio ben superiore a quella nostrana (avete mai visto da noi la corsia ciclabile sulle statali? Fantascienza? da loro è quasi la regola)

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