Quando la vita vince: la Race Across Limits di Sabrina

19 Settembre 2018

Riceviamo da Sabrina Schillaci di Race Across Limits e volentieri pubblichiamo. Per avere informazioni su come donare per la causa scelta da Sabrina visitate il sito ufficiale dell’iniziativa.

race across limits

Dieci anni fa, nel 2007, la mia vita ha subito uno scossone tremendo, durante le vacanze estive mio marito, a seguito di un tuffo al lago, è diventato tetraplegico, sconvolgendo la quotidianità della nostra vita “normale”. Neanche 40 anni entrambi, con una nostra attività commerciale e una vita familiare ancora da costruire, ci siamo trovati davanti ad una cosa completamente sconosciuta: la disabilità.

Lui ha trascorso un anno all’ospedale dove ha dovuto imparare a vivere in una maniera completamente differente rispetto alla vita passata, e io nello stesso lasso di tempo ho ristrutturato casa per renderla accessibile, ho chiuso l’attività commerciale sistemando tutti i lavori in sospeso (sono un architetto e avevamo un negozio di mobili) e soprattutto mi sono dovuto impegnare nel cercare di sostenere entrambi. Una volta uscito dall’ospedale, luogo protetto, sono cominciati i problemi. Pensare di ritornare alla vita precedente era impossibile, adattarsi a quella nuova non è stato facile e così entrambi siamo scivolati in una giustificata depressione, o come la chiamo io un’anestesia emozionale. Praticamente sopravvivevamo cercando di arrivare a sera esausti per non dover pensare, pianificare…. nella speranza che ciò che ci era accaduto fosse in realtà un brutto incubo….ma ahimè…trascorsero i mesi, gli anni e nulla cambiava. Finchè un giorno, a Nizza, nel 2012, ebbi un colpo di fulmine. Casualmente, passeggiando, capitai nel bel mezzo dell’Ironman. Era l’alba e gli atleti schierati stavano aspettando lo start per tuffarsi e nello stesso momento in cui accadde, io mi destai da quel torpore in cui mi ero costretta a stare. E’ come se il film della mia vita da bianco e nero diventasse improvvisamente a colori….fu così che decisi che sarei diventata un Ironman, senza in realtà neanche sapere cosa fosse il triathlon.

Nel 2015 tagliai i primi traguardi del mezzo e nel 2016 partecipai alla prima lunga distanza, che rimarrà la mia preferita.

L’anno scorso mentre preparavo l’Ironman di Nizza, durante il lungo in bici domenicale, mi sono sorpresa a scoprire che tutta la rabbia che avevo provato nei confronti del destino, per ciò che era successo, era stata sostituita da un senso di gratitudine, perché proprio ciò che ci era accaduto mi aveva dato la possibilità di resettare la mia vita e diventare una persona a parer mio migliore, più forte, coraggiosa, ma soprattutto entusiasta della vita. Pratico uno sport travolgente che è riuscito a scrollare dalla sua insofferenza anche mio marito spronandolo a riconquistare una maggiore autonomia, ridandoci la voglia di ritornare a viaggiare ed emozionarci.

Ed è stata proprio questa riflessione che ha dato vita a Race Across Limits, una corsa contro i limiti com’era stata la mia vita e come lo è tuttora, solo che adesso i limiti li affronto e li supero. Ho progettato quindi un viaggio in bici da corsa fino a Santiago de Compostela, passando per Lourdes. L’ho suddiviso in 18 tappe per dare la possibilità a chiunque di accompagnarmi lungo il percorso, 2200 km, Italia, Francia, Spagna, partendo da Besana in Brianza il 14 luglio 2018. Ho pensato alla bici perché è un mezzo sfidante ma anche sinonimo di libertà.

Volevo però che questa impresa non fosse solo una testimonianza del fatto che anche i traumi più difficili possono essere superati, nel mio caso con lo sport, ma che sostenesse una causa più nobile. L’incontro fortuito con il presidente della Fondazione Come Collaboration Onlus che mi ha parlato del suo progetto legato ai neonati prematuri e i bimbi disabili, ha fatto il resto: avrei pedalato per loro, per promuovere l’attività e raccogliere fondi.

Ho chiesto così ai partecipanti di devolvere una somma in beneficenza, dando per così dire in cambio, la possibilità di accompagnarmi, una maglia bike dedicata all’evento e realizzata con il supporto degli sponsor, e l’assistenza per tutto il viaggio attraverso un camper che ci ha seguito passo passo.

E’ stata un’impresa indimenticabile sia per l’itinerario che mi ha permesso di pedalare in luoghi spettacolari, in grado di coinvolgerti emotivamente, senza l’affanno del cronometro, e con la possibilità di assaporare ogni cosa, che per il supporto ricevuto dai partecipanti e soprattutto da Martina, colei che mi ha accompagnato per tutto il lungo viaggio.

Un viaggio che non è stato solo fisico, di fatica e km macinati, ma un viaggio soprattutto mentale alla scoperta di forze, energie e lati del carattere ancora sconosciuti o poco utilizzati.

Ho vinto la paura dell’ignoto, della mancanza di riferimenti, dovuti al pedalare su strade sconosciute. Considera che i percorsi li ho tracciati tutti io utilizzando Google maps, piuttosto che Strava, per cui spesso e volentieri ci siamo perse in sentieri sterrati, campi di grano o salite impossibili, che con la bici da corsa non sono stati proprio il massimo.

Pedalavamo tutti i giorni dai 100 ai 150km circa, con qualsiasi condizione meteo: acqua e grandine durante la traversata da Limone in Piemonte a Nizza in Francia, caldo esagerato in Provenza, umidità e nebbia in Spagna. Avevamo solo un obiettivo improrogabile: arrivare a Santiago il 31 luglio, poiché i ragazzi della Fondazione, per celebrare il nostro arrivo avevano organizzato una giornata di trattamenti gratuiti per bimbi disabili e pellegrini bisognosi di cure, nella piazza davanti alla Cattedrale.

Abbiamo dormito in camper, in cinque persone praticamente sconosciute, alloggiando ogni sera in un campeggio diverso. E’ stata una vera e propria avventura che è stata in grado di raccogliere quasi 20.000€ in donazioni, ed è per questo che sono già in cantiere le nuove edizioni di Race Across Limits, con viaggi anche più brevi per dare la possibilità di partecipare a tutti quelli che mi hanno contattata, rammaricati del fatto, che non avevano ferie sufficienti per potermi accompagnare, e poi…. punto al raddoppio…..un viaggio di 4000 km….ma di questo ve ne parlerò in seguito.

Per avere informazioni su come donare per la causa scelta da Sabrina visitate il sito ufficiale dell’iniziativa.

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