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La nostra costante ricerca della salute

News • di 28 Settembre 2018

Cos’è la salute? Cosa significa stare bene, essere in forma e perché siamo perennemente alla ricerca del raggiungimento di un equilibrio, magari utilizzando la bici? Nella nostra epoca, così confusa, veloce, stressante, dove siamo perennemente connessi, dove il nostro lavoro non si esaurisce con il termine dell’orario d’ufficio, cosa ci spinge a cercare di stare bene e come questa ricerca ha a che fare con il movimento?

Ricordo ancora l’odore del legno che aveva la palestra di arti marziali. Odore di legno e sudore, pungente e acre. Dopo la scuola, insieme ad altre 20 persone, mi chiudevo nel quadrato del dojo per allenarci. Riscaldamento, boxe allo specchio, potenziamento fisico, tecniche e poi combattimento libero. Tre ore di allenamento, quattro giorni a settimana. Il mio obiettivo era stare bene, rafforzare il fisico e migliorare la mia condizione fisica. Poi a 17 anni mi sono infortunato, un calcio basso che invece di colpire la tibia colpì il ginocchio del mio compagno. Così ho dovuto smettere con la pratica di un bellissimo sport ma ho cominciato ad andare in bici. E appena inizia a pedalare, la voglia di fare ti prende. Passare dall’andare al lavoro in bici a fare un viaggio è una cosa semplice e immediata. La Sardegna in bici, la Via Degli Dei, il cammino di Santiago in mtb. Le sensazioni che l’attività fisica dà sono totalizzanti, positive, diventano necessarie e non possiamo farne a meno.

Perché vogliamo essere in salute e perché cerchiamo di raggiungere l’obiettivo attraverso la pratica motoria? Partiamo dal concetto stesso di salute. Essere in salute significa acquisire un livello di benessere psico-fisico elevato, dove mente e corpo sono in equilibrio. Essere in salute non significa non essere malati, la salute non è l’opposto della malattia. E’ una condizione “di grazia”, che possiamo raggiungere grazie all’esercizio fisico. Il nostro corpo è “progettato” per muoversi: i nostri antenati hanno passato l’esistenza a camminare, correre, saltare, afferrare. Tutti movimenti che sono diventati il nostro patrimonio motorio genetico. Movimenti così naturali che tecnicamente vengono definiti “schemi motori di base” e che noi, crescendo, apprendiamo e sviluppiamo in maniera automatica e istintiva. Basta guardare ogni sera il mio bimbo, Fabio, modificare il suo passo, correre sempre più equilibrato, lanciare la palla o calciarla, arrampicarsi sul divano, senza che nessuno gliel’abbia insegnato. Il movimento è una condizione innata della nostra esistenza, anche se sempre di più ci stiamo rinchiudendo e bloccando il corpo, seduti nelle auto, negli uffici, stipati negli ascensori.

Attraverso il movimento il corpo si tonifica, si struttura, migliora e anche la mente si evolve. Ogni movimento che effettuiamo è un problema da risolvere: il nostro cervello acquisisce informazioni dall’esterno attraverso i sensi (occhi, pelle, orecchie) e attraverso i sistemi propriocettivi (veri e propri sensori interni che inviano informazioni sullo stato posturale del corpo). Questi dati devono essere elaborati dal cervello, che deve trovare una risposta coerente alla situazione. Una volta compresa la risposta, il cervello pescherà il movimento adatto dalla memoria cinestesica, invierà l’impulso motorio ai muscoli, attiverà i motoneuroni che innervano le fibre e realizzerà la contrazione. Muoversi, dunque, allena il cervello e tonifica i muscoli.

Per chi ha mai provato le discipline “dolci”, come il Pilates, lo Yoga o il Tai Chi, sa benissimo quanto la connessione mente-corpo sia fondamentale e si realizzi nel modo più intenso durante il movimento. Alla prima lezione di Tai Chi, che ho preso in Cina, a Shanghai, mentre mi trovavo per lavoro, mi ritrovai in una piazza, con altri 100 persone di età compresa tra i 65 e i 90 anni, che mettevano in mostra una flessibilità e un controllo motorio che io potevo solo invidiare. Interrogai il maestro, dopo la lezione, un signore di 70 anni con un pizzetto bianco, sembrava uscito da un cartone animato giapponese sulle arti marziali, e gli chiesi come potevo applicare il Tai Chi per raggiungere la salute. Mi rispose: “nel corpo ci sono dei canali e lì viaggia il Chi (l’energia). La tua vita chiude questi canali e il Chi non scorre. La pratica libera i canali e il Chi fluisce nella tua mente e nel tuo corpo”.

Il Chi, tecnicamente, non esiste (almeno per la scienza) ma esiste una descrizione fisiologica di questa idea filosofica dell’energia vitale. Quando ci muoviamo il nostro cervello non solo comanda il movimento ma dà il via alla secrezione di un numero elevato di ormoni, molecole che vanno a influenzare il funzionamento degli organi vitali. Ormone della crescita (GH), che aumenta il trofismo muscolare, endorfine, che calmano l’infiammazione dovuta al lavoro muscolare e donano un senso di benessere, vasopressina, che riduce la diuresi e aumenta la pressione arteriosa, calcitonina, che abbassa il livello di Calcio nel sangue e aumenta l’assorbimento di questo minerale nella matrice ossea. Questa è l’energia del movimento: ogni volta che ci muoviamo una tempesta ormonale ci colpisce e fà si che il nostro stato di forma migliori. L’energia procede dal cervello e raggiunge il corpo, che è un tutt’uno con la mente. Nonostante la dicotomia mente-corpo, che sin dai tempi di Platone affligge il pensiero occidentale, le due entità sono strettamente collegate. Noi stiamo bene se mente e corpo sono in equilibrio. Citando Acountourier, il fondatore della psicomotricità: “Io non ho un corpo, io sono un corpo”.

Per cui la ricerca della salute, che tanto è agognata ai giorni nostri, non può non passare da un aumento del tempo passato muovendoci: camminando, pedalando, facendo i mestieri, prendendo le scale. Se davvero vogliamo raggiungere questo benessere, dobbiamo muovere il corpo e coltivare la mente. Non possiamo lavorare solo su una delle due “entità”. L’importanza del movimento è stata appresa anche dai monaci buddisti. Nell’antichità (e tutt’ora) questi monaci passano gran parte della loro vita in una posizione fissa, detta del loto, in meditazione profonda. Un’attività che aumenta l’attenzione, migliora il comportamento (studi hanno dimostrato che la meditazione Vipassana è in grado di modificare il comportamento e l’atteggiamento di una persona), aumenta la consapevolezza del presente ma che ha un impatto negativo sul corpo, che sta fermo. Per questo, in autonomia, nei vari monasteri sparsi nelle campagne e sulle montagne, i monaci hanno iniziato ad affiancare alla meditazione delle pratiche di movimento, per ritornare a essere flessibili e forti. E le arti marziali, sono nate appunto così, come risposta a un problema di sedentarietà dei monaci e di ricerca interiore. Infatti il fine di un’arte marziale non è battere l’avversario bensì diventare ogni giorno una versione migliore di sé.

Cari amici, che leggete Bikeitalia, se davvero volete raggiungere una salute che sia completa, che sia una versione diversa dal semplice non essere malati, muovetevi. Salite in bici, andateci al lavoro, camminate. Muovete il corpo più che potete, è il miglior veicolo per raggiungere uno stato di benessere così bello che non vorrete più lasciarlo.






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