MENU

Incidenti stradali: i ciclisti, i media e una percezione distorta della realtà

News, Rubriche e opinioni • di 11 ottobre 2018

Nel senso comune sembra che le morti sulla strada siano inevitabili, delle perdite accettabili a fronte di qualche minuto guadagnato grazie alla velocità e alla scorrevolezza della strada.

Ma è possibile che questo approccio sia in parte causato dalla narrazione della cronaca?

Secondo un nuovo studio, in caso di incidente tra ciclista e automobilista il linguaggio dei media tende a favorire una versione dei fatti in cui il ciclista, quindi la vittima, è considerato il colpevole dell’incidente stesso.

La ricerca portata avanti da Julie Bond e Erin Scheffels ha analizzato 189 articoli di giornale che riportavano la morte di 94 ciclisti per incidenti stradali avvenuti nella contea di Hillsborough, in Florida, dal 2009 al 2018.
Secondo le due ricercatrici statunitensi, nella maggioranza dei casi presi in esame la colpa dell’incidente è ricaduta sempre sull’utente più debole della strada.

LESSICO

Dai risultati delle analisi, la costruzione delle frasi e dei titoli delle notizie hanno evidenziato l’uso della voce passiva con la conseguenza di alleggerire le colpe di chi effettivamente è stato la causa dell’incidente mortale.
Ad esempio, i titoli di giornale riportano spesso questa situazione: “Un ciclista è stato investito da un’auto”, piuttosto che “Un automobilista ha investito il ciclista con la sua auto”.
Una formulazione della frase di questo tipo tende a incolpare il soggetto della locuzione, non a caso altri studi scientifici legati alla comunicazione hanno dimostrato che il linguagg

I media, oltre all’utilizzo della forma passiva, hanno anche la tendenza di considerare questi incidenti come eventi sporadici, come morti isolate, senza evidenziare quindi un quadro più ampio del numero di vittime della strada.
Delle 189 notizie analizzate, 133 trattavano i morti in bicicletta come un evento isolato e occasionale, senza quindi destare alcuna preoccupazione nell’opinione pubblica. Il fatto che questi incidenti siano presentati come episodici richiama l’idea che le morti in bicicletta siano normali e accettabili, e che non facciano parte di un problema più ampio che riguarda la sicurezza stradale in generale e quindi di tutta la società.

REDDITO

Sempre secondo le ricerche, la maggior parte dei ciclisti sono stati implicitamente accusati della propria morte dai media, eccetto in quei casi in cui le vittime appartenevano a uno status socio economico elevato. Sembra infatti che nel caso si trattasse di un morto appartenente a una fascia considerata povera della popolazione fosse più probabile che venisse indicato come il colpevole e quindi la causa dell’incidente.

CASCO

Un’altra situazione ricorrente analizzata dallo studio è la particolare attenzione riposta dai media nell’evidenziare se il ciclista stesse indossando o meno il casco di protezione al momento dello scontro. Tuttavia, seppur l’utilizzo del casco è sempre consigliato, i medici interpellati hanno dichiarato che il più delle volte l’elmetto sarebbe stato o si è rivelato comunque inutile rispetto alla gravità dell’incidente.

Il risultato di questo studio non può che far riflettere: se la stampa dà una percezione sbagliata del problema della sicurezza stradale il risultato è una massa critica che continuerà a vedere nell’auto l’unico mezzo di spostamento plausibile.





2 Risposte a Incidenti stradali: i ciclisti, i media e una percezione distorta della realtà

  1. roberto ha detto:

    amen, ottime e giuste considerazioni

  2. Gianni ha detto:

    La stampa viene anche fortemente influenzata da due fattori, uno razionale e uno irrazionale: la pubblicità (pochi giornalisti vogliono parlar male di un prodotto che paga molte pagine pubblicitarie) e il fatto che la maggior parte dei giornalisti sono anche automobilisti e non ciclisti. Quindi scrivendo si immedesimarsi più facilmente nel punto di vista automobilistico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *