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Se a Prato la ciclabile serve solo ai migranti

News, Rubriche e opinioni • di 18 ottobre 2018

Confesso che il mio primo pensiero, leggendo l’incredibile storia della segretaria della Lega di Prato Patrizia Ovattoni contro le ciclabili fatte (a suo dire) per i migranti a discapito dei residenti, è stato che si trattasse di una fake news: ben confezionata ma palesemente infondata, d’altra parte chi mai nel 2018 (quasi 2019) potrebbe sostenere una tesi del genere? E invece, no: l’audio dell’intervista carpita dai conduttori della trasmissione La Zanzara di Radio24 non lasciava adito a dubbi, aprendo praterie di polemiche e condivisioni sui social.

Si sa che una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale, se ci mettiamo anche il fatto che a veicolarla è stato uno dei più seguiti programmi radiofonici italiani la diffusione è stata rapida e capillare su tutti i mass media: in pochi però sono entrati nel merito della questione, approfondendo il progetto di riqualificazione di Viale Montegrappa nel tratto compreso fino a Piazza Europa.

Vorrei fare presente che questo tema va molto oltre un titolo acchiappaclick e una polemica locale: andare contro la costruzione di una ciclabile per assecondare gli umori di pochi commercianti spaventati dal fatto che non sarà più possibile il parcheggio in doppia fila – come peraltro sta succedendo a Roma dove è in atto una guerra senza quartiere ai cordoli delle preferenziali, ma anche altrove – rappresenta una vieta battaglia di retroguardia culturale; inutile sottolineare che condirla di elementi razzisti è molto pericoloso, specie di questi tempi.

Nella breve intervista radiofonica succitata, la leghista pratese Ovattoni ha inanellato una serie di perle snocciolate come verità inconfutabili secondo cui chi lavora si sposta necessariamente in macchina, molti richiedenti asilo non ne hanno una e vanno solo a piedi e in bici: ergo “sembra proprio” che ampliare i marciapiedi e prevedere la costruzione di una ciclabile sia un atto per favorire i migranti a discapito dei pratesi doc che “in bici ci vanno veramente poco perché non siamo mica al mare in Versilia”. Un’uscita troppo fuori luogo per non suscitare reazioni forti.

Se n’è accorta anche la malcapitata protagonista della vicenda, che infatti una volta scoppiato il bubbone ha tentato di gettare acqua sul fuoco con un post di scuse su Facebook:

Mi sono preso la briga di controllare su Google Maps la strada in questione: come sostenuto nel documento del progetto esecutivo del Comune di Prato l’intervento di riqualificazione servirà anche a eliminare il problema della doppia fila che lì alberga indisturbata, visto che di spazio sulla carreggiata ce n’è a iosa come dimostra la mappa navigabile:

Questa polemica, se non altro, ha avuto il merito di puntare i riflettori su un’opera di mobilità da 465mila euro che mira a trasformare un’importante strada urbana dando più spazio a pedoni e ciclisti: restringendo la carreggiata da 6 a 4,5 metri, prevedendo un ampliamento dei marciapiedi ambo i lati (con una grandezza variabile, sostituendo le alberature e ridisegnando le aree di sosta. La cosa curiosa è che, nei rendering che attualmente circolano sul web, la ciclabile della discordia su cui si è incentrato tutto il dibattito di questi giorni neanche c’è: il progetto di massima, presentato ai cittadini il 12 ottobre scorso, mostra ciclisti su marciapiedi (ciclopedonali) con tanti alberi e aree di sosta ricavate su entrambi i lati della strada.

La polemica leghista sulla ciclabile pro-migranti ha dato a questa risistemazione urbana un’attenzione mediatica fuori dal comune: mi sembra evidente che, una volta concluso il processo partecipativo con cittadini e associazioni, l’opera dovrà essere realizzata al meglio possibile, per far parte della costruenda Rete Ciclopolitana di Prato, sulla scorta della Bicipolitana di Pesaro, che avrà 14 linee e porterà a 110 i km di percorsi ciclabili e ciclopedonali cittadini.

La cronaca di questo episodio dimostra che andare contro la costruzione di una ciclabile “per partito preso”, cavalcando l’onda del malcontento di qualche negoziante convinto ancora che la doppia fila porti guadagno e che chi pedala non compri niente è lo specchio dei nostri tempi: queste sparate antibici rappresentano solo la punta dell’iceberg e sono sintomi di un disagio più profondo, covato in ore di coda chiusi nell’abitacolo, coltivato al rosso dei semafori in mezzo al frastuono e allo smog, esacerbato dal rapporto malsano con quell’oggetto a quattroruote che la pubblicità martellante ci ha indotto a comprare spacciandolo come lasciapassare per la felicità. Quella felicità che resta chiusa fuori dal finestrino.





7 Risposte a Se a Prato la ciclabile serve solo ai migranti

  1. stefano ha detto:

    da un lato il medioevo culturale di tali amministratori locali, dall’altro… siamo in Italia, sapete cosa verrà fuori? Il solito papocchio all’italiana, cioè una cosa che scontenta tutti tipo ciclabile con la sola striscia per terra con tanto di millemila cartelli di inizio-fine-inizio-fine ad ogni attraversamento, tanto per poter dire “ma noi la ciclabile l’abbiamo fatta, siamo bravi”. Queste cose succedono solo da noi,

  2. Alberto ha detto:

    Seguo con interesse questo sito, tuttavia credo che la bici non sia il rimedio a tutti i mali come spesso traspare dai vostri articoli. Non è riferito a questo in particolare, ma in generale. Fino a 20/30km al massimo la bici è il miglior modo per viaggiare e sono favorevolissimo alla costruzione di nuove ciclabili per potersi muovere in sicurezza, ma oltre tale limite il fatto di non avere un’auto comporta tutta una serie di svantaggi e disagi rispetto a chi ce l’ha. I mezzi pubblici non coprono ogni destinazione e combinare treno e autobus richiede una pianificazione al secondo, basta che l’autista prema l’acceleratore meno del solito e resto bloccato a metà strada. Altro esempio personale: si può fare una vacanza in bici ma se io voglio andare a sciare da Trebaseleghe a Misurina o ho la macchina o mi tocca cambiare località (chi me lo fa fare?). Certo la macchina si può noleggiare quando serve davvero, ma chi me lo fa fare di perdere tempo per cercarla? E al concessionario che dista 50 km senza auto come ci arrivo? A un passo dallo svenimento dopo averli percorsi in bici (e dopo aver perso almeno due ore, visto che non sono un fenomeno in bici)?
    Sono davvero contento che qualcuno riesca a fare a meno dell’auto, anche a me piacerebbe, ma purtroppo per ora dell’auto ho bisogno, la uso solo quando serve, è vero, ma i miei 20k km all’anno tra svago e lavoro li faccio, senza contare l’abbonamento all’autobus. In bici l’anno scorso ho fatto quasi 2k km, e sono senz’altro i km migliori, ma di più non posso fare, a meno di non diventare matto tra coincidenze e ritardi e aver comunque bisogno occasionalmente dell’auto.

    • stefano ha detto:

      mi viene da pensare che Lei abita lontano dal posto in cui lavora, visto che, pur usando la bici quando può, si deve sorbire 20mila Km l anno in auto. È chiaro che per come è strutturato il nostro paese la bici non possa essere la soluzione ad ogni problema di mobilità, per poterlo diventare io credo sia necessaria un’integrazione perfetta con i mezzi pubblici, che dal canto loro devono anche essere straefficienti….insomma, un obiettivo utopico per il paesino in provincia circondato da colline, ma magari può essere un qualcosa di realizzabile almeno nelle grandi città e relativi hinterland (e già sarebbe tanto). Immagini se a Milano, città in cui vivo, si riuscisse a dimezzare il numero di auto circolanti. Sicuramente si riuscirebbe a stare entro i limiti di qualità dell’aria imposti da UE, limiti che Milano non rispetta da sempre. A partire dal 2018 sono scadute le deroghe concesse dall’UE alle sanzioni per questi superamenti dei limiti di inquinanti….quindi o si fa qualcosa, o si comincia a pagare (oltre al fatto che stiamo pagando già molto in termini di salute)

    • stefano ha detto:

      caro Alberto condivido in pieno le tue considerazioni, ma qui nessuno mette in dubbio la necessità dell’auto, per un uso come quello di cui parli, ci mancherebbe. Chiediamoci però: tutte le principali metropoli europee hanno meno macchine rispetto a Milano o Roma, come mai? Da loro non si parcheggia sotto gli alberi, a Milano è prassi comune, come mai? Nella mia città i mezzi funzionano, eppure il traffico è fatto da tantissime auto di locali (chi viene da fuori è altra storia) con a bordo una sola persona, come mai? Davanti a ogni scuola danese o olandese non si vedono le scenette che si vedono da noi (tutti in macchina per fare 100 mt), come mai?
      Pertanto è evidente che se gli amministratori locali non mettono freno a tutto questo, in molti (non certo quelli che leggono Bikeitalia) continueranno a fare di più e peggio, e non è solo un problema di inquinamento, anche se avessi una bellissima piazza assalita da macchine elettriche parcheggiate ovunque lo spettacolo sarebbe penoso ugualmente…

  3. Ciclista Sdraiato ha detto:

    Dai su, non siate dei retrogradi pauperisti: chi va a lavorare sul serio ha un SUV con tanti tanti scompartini pieni di tanti tanti bei dindini e nei SUV si può stipare molta più roba. E LA LIRA S’IMPENNA!!!

    Sempitenamente vostro,
    Carcarlo Pravettoni

  4. Alberico ha detto:

    Devo dire che non è tanto il coinvolgimento delle bici che mi ha colpito in questa notizia. So ormai per antica esperienza che la maggior parte delle persone scambia le proprie abitudini e personali idiosincrasie per una sorta di verità superiore: io uso l’auto e quindi tutto ciò che ostacola la mia scelta è cosa negativa e da “perdigiorno”. Quello che veramente mi colpisce è che una rappresentante del “nuovo” personale politico che la stagione attuale ci regala non perda la sia pure piccola occasione che le si presenta per associare ciò che per lei è negativo (la pista ciclabile) con il “popolo dei migranti”. I migranti si sa sono dei perdigiorno che vanno in giro in bicicletta per spendere ciò che i vecchi governi gli regalavano (ma non erano venuti qui per rubarci il lavoro?).
    Per fortuna che la pacchia è finita!!!
    Comunque, tranquilli, al peggio non c’è mai limite!

  5. Alex ha detto:

    he assurdità che dobbiamo sentire, insomma, che dire, se non sbaglio Einstein amava molto andare in bicicletta, ma si sa Einstein non era certo al livello eccelso di un amministratore locale di Prato. Questa vicenda sintetizza tutto ciò che c’è di negativo nella politica, non solo italiana, ma europea e mondiale, ovvero che ogni partito politico viaggia a compartimenti stagni e non riesce mai ad avere una visione globale delle cose, ovvero, che si preferisce avere una visione settaria della società e riferirsi solo a certi settori della società stessa, dai quali prendere poi i voti; così chi si occupa di risolvere problemi a livello di macrogestione economica (es la legge fornero) non considera, non sa, ignora, i problemi a livello ambientale e cosa fa il resto d’ Europa e del mondo per risolverli (incentivando l’ uso della bici, ad esempio).

    Però…sì c’è un però; quante volte abbiamo sentito che, se un amministratore – o un cittadino – è contrario all’ immigrazione incontrollata che diffonde problemi sociali e criminalità in luoghi che prima ne erano esenti, per forza di cose è un “razzista” ? Diciamo che un certo modo di fare politica in modo ottuso riguarda tutti gli schieramenti.

    In generale chi si occupa di tematiche a livello ambientale e di mobilità alternativa – molto spesso solo a parole – trascura i problemi di sicurezza della cittadinanza e addirittura irride in modo tronfio coloro che sostengono le argomentazione relative alla stessa mancanza di sicurezza. L’ esempio del comune di Milano è perfetto: durante la campagna elettorale, profluvi di parole a favore dalla bici ecc., cambiamenti concreti nella viabilità che consentano di scegliere la bici come mezzo di trasporto in città, semplicemente ZERO. Poi fatevi anche un viaggio in treno a Milano e scendete alla stazione centrale: è Europa questa? E’ questo degrado il nostro futuro?

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