L’assemblea dei commercianti anti-ciclabile vietata ai ciclisti

22 Ottobre 2018

“Voi non potete entrare”. Certo, non mi aspettavo di essere accolto con sorrisi e un tappeto rosso: ma che mi fosse impedito l’accesso a un evento anti-ciclabile per il solo fatto di essermi presentato in bicicletta mi ha fatto davvero specie. Un’assemblea “pubblica” sulla carta ma con selezione all’ingresso non l’avevo ancora mai vista, almeno fino a questa mattina a Roma: in Via dei Salesiani 7, accanto alla Chiesa Don Bosco, i commercianti di Via Tuscolana riuniti in un Comitato anti-ciclabile hanno negato l’accesso alla sala a me e altre tre persone per il solo fatto che siamo arrivati all’appuntamento pedalando e volevamo sentire quello che avevano da dire. La mini delegazione di attivisti, guidata e bici-convocata da Paolo Bellino, è stata bloccata sulla porta.

“L’evento è riservato ai commercianti di Via Tuscolana con Partita Iva del negozio”, sottolinea una persona all’ingresso impedendoci di entrare: sul volantino pubblicato in ogni dove e postato su decine di bacheche Facebook questa postilla non era presente, il fatto che ci siano state sbarrate le porte è sintomo di una scarsa apertura al dialogo e al confronto, d’altra parte i toni utilizzati per attaccare la costruenda ciclabile Tuscolana non lasciavano presagire nulla di buono.

Chi ci impediva di entrare, sull’uscio della sala, ha cercato di giustificare l’esclusività dell’accesso dicendo che “i commercianti devono parlare tra di loro” e provando a correggere il tiro sostenendo che “noi non siamo contro le ciclabili, siamo contro questa che è stata fatta dalla sera alla mattina senza consultare nessuno”. In realtà di questo progetto si parla da almeno due anni e ci sono stati tavoli e conferenze di servizi: le bike lane sulle Consolari erano nel programma di governo dell’attuale amministrazione capitolina. Di che cosa stiamo parlando?

Una persona arrivata con noi in bici ha comodamente parcheggiato e si è diretto senza mostrare esitazione all’interno: è riuscito a entrare e ha potuto contare i presenti in sala, 40 persone. Sicuramente un po’ poche rispetto alle “4-5.000 firme/e-mail” che i promotori della protesta dicono di aver raccolto in questi giorni.

L’unica voce fuori dal coro, che ha provato a confrontarsi con i commercianti presenti in sala, è stato Alfredo Giordani – rappresentante della Rete #Vivinstrada e vicepresidente della Consulta Cittadina della Sicurezza Stradale – che avrebbe voluto spiegare le ragioni dei favorevoli all’opera ma non gliene è stata data la possibilità e ha abbandonato l’incontro in segno di protesta, riuscendo però a filmare e trasmetterne in diretta FB qualche stralcio nel gruppo Salvaiciclisti Roma.

Insomma: i commercianti che hanno risposto all’appello anti-ciclabile avrebbero dovuto contarsi e decidere in che modo procedere contro la realizzazione dell’opera. Opera che, lo ricordo, sta procedendo spedita e anche stamattina gli operai erano al lavoro sul cantiere.

Le azioni legali non sono gratuite (come invece lo è la doppia fila, a danno della collettività): per questo i commercianti “no ciclabile” hanno chiesto agli avvocati presenti quale fosse la quota per poter intentare una causa al Comune e chiedere il blocco dei lavori. La logica insegna che meno persone aderiranno all’azione e più alta sarà la quota pro capite da versare: al momento non è stato deciso se e come procedere. Una voce si leva dalla prima fila: “C’è già una ciclabile in Via Lemonia che costeggia il Parco degli Acquedotti: questa su Via Tuscolana sarebbe un doppione”. No comment.

L’iniziativa di questa mattina, compresa la chiusura delle porte a chi la pensa diversamente, è davvero inspiegabile sul piano razionale: le vie a vocazione commerciale, come appunto Via Tuscolana, dovrebbero chiedere ciclabili, pedonalizzazioni e rastrelliere e invece continuano a essere ostaggio della doppia fila e preferiscono soffocare in un mare di smog e lamiere anziché aumentare la qualità dell’aria e della vita, con meno traffico di attraversamento, meno sosta accanto agli esercizi commerciali e più persone libere di muoversi – e di acquistare – in sicurezza, a piedi e in bicicletta.

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