Le auto stanno uccidendo il futuro del mondo, secondo l’OMS

19 Dicembre 2018

1 milione e 350mila morti all’anno. Una persona morta ogni 24 secondi. Senza contare i feriti leggeri, gravi e gravissimi.

Sono le cifre spaventose contenute nell’ultimo report sulla sicurezza stradale pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità pochi giorni fa.

L’OMS si occupa di molti aspetti poco gioiosi della nostra vita, come ad esempio le malattie. Ma mentre molte malattie (come ad esempio il cancro) hanno bisogno di costose strutture sanitarie e continue ricerche scientifiche per essere curate, i morti per incidenti stradali sarebbero molto più facilmente prevenibili. Le misure da mettere in atto per ridurle enormemente sono già conosciute e applicate in alcuni paesi. È proprio questo l’aspetto sottolineato dal direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreysus: “Questo è un problema con soluzioni già esistenti. Questo report deve spingere gli stati a impegnarsi per mettere in atto queste misure [di sicurezza già esistenti]”.

Anche Michael Bloomberg (l’ex-sindaco di New York che ha realizzato 640km di piste ciclabili in 6 anni, ora ambasciatore dell’OMS per le malattie non trasmissibili) enfatizza questo aspetto: “La sicurezza stradale è un problema che non riceve neanche lontanamente l’attenzione che meriterebbe, ed è una delle maggiori opportunità che abbiamo per salvare delle vite nel mondo. Sappiamo quali sono gli interventi che funzionano”. L’associazione Bloomberg Philantropies ha finanziato la realizzazione del report.

È particolarmente doloroso constatare come gli incidenti stradali siano ormai la più frequente causa di morte per bambini e giovani fra i 5 e i 29 anni: condanniamo i nostri antenati per aver immolato generazioni di giovani al dio della guerra, ma facciamo tranquillamente lo stesso con il dio dell’auto.

Come tanti altri problemi globali, quello della sicurezza stradale colpisce maggiormente i paesi più poveri, che spesso mancano della governance necessaria a emanare leggi al riguardo e controllarne l’effettiva applicazione. In Africa muoiono ogni anno 26,6 persone ogni 100mila abitanti, cifra che cala a 9,3 per l’Europa.

C’è da dire che, rispetto al precedente report risalente al 2015, ci sono diversi segni di miglioramento, che però non possono essere sufficienti rispetto alla gravità della situazione. Ancora una volta, i miglioramenti sono stati realizzati soprattutto nei paesi ricchi o comunque nella media per quanto riguarda la ricchezza nazionale, mentre per i paesi poveri non si è registrata alcuna riduzione nel numero di morti. Rispetto al 2015 inoltre 22 paesi hanno emanato leggi volte a seguire le migliori pratiche internazionali in tema di sicurezza stradale. Dato l’aumento dei tassi di motorizzazione nei paesi in via di sviluppo il trend non sembra essere molto positivo.

Le soluzioni? Quelle che conosciamo bene. Da quelle più ovvie, come l’obbligatorietà delle cinture di sicurezza in automobile, a soluzioni infrastrutturali volte soprattutto a ridurre la velocità delle automobili in città, lasciando spazio a pedoni e ciclisti. E non è detto che debbano costare molto, grazie alle proposte di urbanismo tattico.

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