Bambini ostaggio delle auto, quando la doppia fila fa scuola

14 Gennaio 2019

Tra i buoni propositi per il nuovo anno avevo messo in cima alla lista quello di cercare di essere più conciliante con il prossimo: ce la sto mettendo tutta, ma l’articolo del Corriere di Bologna sulle “multe selvagge” ai genitori che accompagnano i figli a scuola e parcheggiano un po’ dove capita, intralciando il traffico e affumicando di smog i propri e gli altrui pargoli, mi ha fatto sobbalzare dalla sedia. Un pezzo costruito attraverso i virgolettati dei multati che, in fondo in fondo, li giustifica: presentare il tema in questo modo tende a deresponsabilizzare i genitori al volante che dovrebbero invece modificare un comportamento sbagliato in assoluto e pericoloso per tutti, compresi i loro bambini.

Insomma, dopo il discutibile esperimento in bici sotto i portici a caccia di multe, il Corsera Bologna si produce in un articolo “vox populi” in cui le opinioni dei genitori-automobilisti multati – “in doppia fila per necessità” – vengono riportate come “le ragioni” dei malcapitati, costruendo una narrazione in cui l’automobile per accompagnare i propri figli a scuola viene considerata un mezzo imprescindibile: “Nessuno di noi parcheggia l’auto per andare a prendere un caffè o a fare shopping in centro, ma parliamo di appena dieci minuti di sosta per accompagnare i bambini. Vigili e Comune lo sanno, sembra quasi vogliano far cassa sulle nostre spalle”. Dunque per questo motivo la sosta selvaggia sarebbe meno grave, tanto da ribaltare le responsabilità e considerare “selvagge” le multe anziché le auto in doppia fila? Siamo alla follia.

La cosa incredibile è che proprio i paladini della doppia fila, intervistati, rispondono che “servirebbe solo un po’ più di buon senso”, ma l’opzione di prendere i mezzi pubblici e/o parcheggiare a poche centinaia di metri da scuola in modo regolare non li sfiora nemmeno. D’altra parte, se davvero avessero approfondito l’argomento, i genitori che accompagnano i figli a scuola in automobile scaricandoli davanti al portone ci penserebbero su due volte: l’aria che i loro figli respirano dentro l’abitacolo è più inquinata di quella all’esterno e i mezzi in sosta selvaggia – spesso a motore acceso – contribuiscono a renderla ancora più mefitica.

Quello della malasosta davanti alle scuole è un tema che interessa trasversalmente tutte le nostre città, dal Nord al Sud, isole comprese: nel caso di Brescia – come documentato nel video di Paolo Gaffurini – alla sosta selvaggia si è unita anche l’invasione della pista ciclabile. Periodicamente l’amministrazione di turno fa multe a tappeto, il caso finisce sulle cronache locali ma poi, complice il benaltrismo e la mancanza di risorse, l’andazzo continua indisturbato per lunghi periodi, fino alla prossima messe di multe tra qualche settimana, mese, anno.

Sarebbe auspicabile che i genitori-automobilisti-doppiafilisti prendessero coscienza al più presto dei danni a breve, medio e lungo termine che stanno infliggendo ai loro amati pargoletti (oltre al cattivo esempio di non rispettare le regole della strada): in alcune città grandi città come Roma e Torino alcune dirigenze scolastiche hanno portato avanti sperimentazioni per chiudere le strade davanti agli istituti ma, una volta terminato il periodo di novità, la situazione è tornata esattamente come prima. Intanto i bambini continuano a respirare aria troppo inquinata, come certificato recentemente dall’Oms.

Le campagne di sensibilizzazione, da sole, non bastano: è necessario che le sperimentazioni siano seguite da misure strutturali per “indurre” i genitori a modificare le proprie abitudini, per questo le amministrazioni dovrebbero creare isole di traffico davanti a tutte le scuole impedendo fisicamente la sosta, quantomeno in orario di entrata/uscita. Il bike to school, praticato a macchia di leopardo un po’ in tutta Italia grazie a genitori-attivisti e istituzioni scolastiche illuminate, sarebbe un auspicabile punto di arrivo per creare percorsi sicuri casa-scuola in bicicletta e dare ai bambini quell’autonomia e quel senso di fiducia in se stessi che oggi, da trasportati in auto, non hanno.

Intanto in questi giorni a Bologna, come riporta l’Agenzia Dire, sono stati i bambini della Scuola Materna Irma Pedrielli del quartiere Reno – a pochi passi dal bosco dei Prati di Caprara – a esprimersi contro la sosta selvaggia delle auto davanti alla scuola e lo hanno fatto in un modo semplice, colorato e diretto: con una serie di disegni che valgono più di mille parole.

Abituare i bambini al trasporto coatto in automobile “perché la strada è pericolosa” alimenta il problema della sedentarietà; giustificare i genitori che parcheggiano in doppia fila quello dell’illegalità: facciamo a meno di queste tare cuturali e sociali, promuoviamo uno stile di vita sano e attivo a cominciare dalle basi. I bambini ostaggio delle auto hanno diritto a muoversi con le proprie gambe: noi adulti abbiamo il dovere di dargliene l’opportunità.

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