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La Moravia meridionale in bicicletta, il tour della birra

La Moravia meridionale in bicicletta, il tour della birra

La Moravia meridionale è quella regione della Repubblica Ceca a forma di campana che si sviluppa a sud di Brno.

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È uno di quei posti che non ti aspetti, il cui nome fa capolino dalle pieghe dei manuali di storia del liceo; un territorio che riporta alla memoria tempi di cavalieri, il Sacro Romano Impero, Napoleone e che poi si confonde tra le righe di quel periodo grigio/rosso che va sotto il nome di Cecoslovacchia, fino ad arrivare ai giorni nostri e all’Unione Europea.

Dall’aeroporto di Praga, ci vogliono circa 3 ore di pullman per arrivare a Brno, tempo durante il quale la campagna scorre via veloce dai finestrini, mentre noi sonnecchiamo pigramente con la stessa pagina del libro spalancata davanti a noi.

Arriviamo a Brno con una fame tremenda e la voglia di conoscere un minimo questa città che ha sicuramente molto più da offrire che un gran premio di motociclismo una volta all’anno.

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Ci dirigiamo verso il centro e già vediamo i segni del motomondiale: su un muro campeggia il numero 46 di Valentino Rossi che ci riempie quasi di orgoglio nazionalistico. Mentre cerchiamo il luogo giusto per mettere le gambe sotto il tavolo, passeggiamo con il naso all’insù per cercare di capire la città. Le forme barocche ci dicono chiaramente quale sia stato il periodo di massimo sviluppo e influenza.

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E guardando verso l’alto ci colpiscono la visione della cattedrale di San Pietro e Paolo e la fortezza dello Spielberg, temutissima tra i carbonari e i massoni che nell’800 sognavano un’Italia unita e libera.

Abbassando lo sguardo, si nota una città pulita e ordinata, che si muove a ritmo delle orchestrine che suonano a bordo strada. Per lo più ragazzi che arrotondano intrattenendo i passanti. Un gruppetto che suona gipsy jazz in memoria di Django Reinhardt ci cattura per una decina di minuti, ma più della cultura può la fame e in un battibaleno ci troviamo seduti su una panca di legno, con un boccale di birra e un piatto di canederli con crauti e spezzatino di cervo.

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Attorno al piatto si sviluppa l’idealtipo delle birrerie mitteleuropee: con camerieri in costume tradizionale, impianti di rame per la produzione della birra, affreschi sui muri con scene di caccia e vetrate che raccontano la storia della birra più antica della città.

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Ci portano il conto e scopriamo con somma delizia che da queste parti mezzo litro di birra di ottima fattura costa meno di due euro e questo ci anticipa molto su come saranno le pause di idratazione dei 10 giorni a venire.

Prima di andare a dormire passeggiamo per le strade del centro che sono affollate di ragazzi che bevono, chiacchierano e fanno festa senza un motivo particolare. Il motivo sembra essere semplicemente che da quando hanno limitato l’accesso alle auto alla zona e hanno eliminato la sosta, i locali hanno colto l’occasione al volo per mettere dei tavolini all’esterno con conseguente afflusso di gente che chiacchiera e vitalizza strade un tempo adibite a parcheggio.

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Al mattino la città è ancora più viva. La piazza del mercato dei cavoli è affollata, ma di turisti ce ne sono pochi. Siamo gli unici in giro con una macchina fotografica e veniamo guardati con simpatia. Visitiamo le principali attrazioni turistiche della città e veniamo colpiti soprattutto dall’aspetto underground di Brno, luoghi che vogliono nascondersi alla vista.

Tra tutti, le segrete della fortezza dello Spielberg, il rifugio antiatomico 10-Z la cui esistenza è stata svelata solamente nel 1993, la cripta dei cappuccini dove si trovano montagne di teschi umani accatastati gli uni sugli altri e, soprattutto, i luoghi della comunità ciclistica.

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Il Bajkazyl esercita un fascino particolare su di me: un luogo sporco, brutto e cattivo, che ti accoglie con livelli assordanti di musica hard core e gente che scuote la testa a ritmo di musica mentre sorseggia birra e si urla nelle orecchie. Fuori sono parcheggiate tallbike e tutto richiama all’hardware ciclistico. Siamo al cyberpunk della bicicletta e non mi stupirei se proprio qui trovassi qualche androide costruito con componenti di bici.

Leggi anche: Brno e dintorni in bicicletta.

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Fatta una prima superficiale conoscenza della città, si parte verso nord seguendo il corso del fiume e le indicazioni della ciclovia ceca numero 1 che coincide con la EuroVelo 9.

Senza troppa fatica e senza incontrare traffico automobilistico arriviamo al castello di Veveri. Visitiamo gli interni di quello che fu una residenza di caccia per gli aristocratici e continuiamo nuovamente verso nord lasciando la EuroVelo 9 per andare a Cerna Hora dove si trova un birrificio che dal 1298 placa la sete della regione.

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Durante il tour guidato ci parlano di luppolo e di malto con la stessa attenzione e cura con cui a Roma parlerebbero dei colori e delle scelte stilistiche di un Michelangelo. Qui producono una tale quantità di birre diverse scandite secondo i gradi Plato. Mentre ci spiegano come funziona la cosa, faccio di sì con la testa, ma sono distratto dal desiderio di sedermi di fronte a un boccale per reintegrare il mio livello di luppolina che sta scendendo sempre di più.

In ogni angolo del birrificio ci sono le foto del mastro birraio che sembrano avere il compito di incutere timore ai lavoratori. Ai miei occhi il Mastro Birraio assume i contorni di un personaggio quasi mitologico, neanche fosse il custode del sacro graal. Mentre reintegro i liquidi persi mi chiedo se non sia arrivato il momento di una svolta professionale per intraprendere una nuova vita.

Lasciata Cerna Hora ci dirigiamo verso sud alla volta di Blansko per entrare nel Carso Moravo.

Qui dobbiamo utilizzare una strada un po’ trafficata di auto, ma il rispetto è totale, segno che gli automobilisti sono abituati a condividere la strada con chi va in bicicletta.

A Blansko siamo spettatori di una situazione bizzarra: accanto al tracciato dei binari della ferrovia si trova un laghetto dove i locali trovano salvezza dall’arsura agostana e, dopo essersi tuffati nel laghetto, prendono il sole accanto alle locomotive che passano a pochi metri da loro.

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Qui la strada entra nella foresta dove tra le varie conformazioni rocciose, sono state costruite fabbriche che ancora odorano di piani quinquennali e comunismo. Il resto del paesaggio è però intatto e il contrasto è fortissimo.

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Dopo una dozzina di km seguendo il fiume Punkva arriviamo a Skalní Mlýn, luogo di villeggiatura rinomatissimo in Repubblica Ceca a causa delle numerose attrazioni naturalistiche che circondano la località.


All’indomani ci svegliamo di buon’ora per esplorare i dintorni. Pedaliamo fino all’ingresso delle grotte di Punkva, un complesso gigantesco che ci fa capire in un attimo perché questa zona viene chiamato Carso Moravo. La parte più deliziosa del tutto è il giro in barca nel fiume sotterraneo del complesso di grotte dove sembra di essere catapultati dentro a un romanzo di Jules Verne.

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Usciti dalle grotte, un piccolo trekking per andare alla scoperta degli orridi che circondano la zona è il modo migliore per farsi venire sete a cui c’è un solo modo per porre rimedio.

Rientrati in hotel, riprendiamo le bici per pedalare questa strada che, siamo pronti a scommettere, è il tratto più bello dell’Eurovelo 9. La strada qui è una serpentina che senza troppi dislivelli si snoda tra monoliti rocciosi, caverne improvvise e una fittissima foresta di pini.

La strada qui è troppo stretta per consentire il transito alle automobili e il risultato è un continuo andirivieni di ciclisti di ogni tipologia che si gode la sicurezza del percorso.

Leggi anche: Il Carso Moravo in bicicletta tra grotte, birra e foreste selvagge

Il giorno successivo ci svegliamo presto: usciti dal paradiso fatato del Carso Moravo ci aspetta una discreta salita per ritornare nel mondo reale, non tanto lunga quanto ripida. La foresta lascia il passo alla campagna e alle conseguenti architetture per poi trasformarsi di nuovo in boschi di betulla che creano delle gallerie emozionanti in cui pedalare.

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All’improvviso, le fronde degli alberi si aprono e noi rimaniamo a bocca aperta davanti alla vista del santuario di Křtiny. La maestosità della cappella della chiesa e i suoi interni l’hanno resa a ragione uno dei luoghi simbolo della Moravia meridionale e noi cogliamo l’occasione per scattare qualche foto-cartolina.

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Attorno a questo capolavoro di architettura barocca, è tutto un susseguirsi di campi coltivati e di strade agricole secondarie dove non passa quasi nessuno.

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In un attimo siamo a Slavkov u Brna, una città ricordata nei libri di storia con il nome di Austerlitz dove Napoleone condusse la sua più grande battaglia in cui in una sola giornata sbaragliò le truppe russe e del Sacro Romano Impero che finì quel giorno.

Il museo del palazzo di Austerlitz è il luogo ideale per capire cosa sia successo: il 2 dicembre 1805 oltre 30.000 persone persero la vita o rimasero ferite su quel campo di battaglia. Al netto della strategia vincente o fortunata messa in atto da Napoleone, quello che resta è un numero spropositato di uomini che hanno lasciato il proprio sangue su quel campo di battaglia. Per cosa poi?

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Poco distante dal campo di battaglia oggi c’è un campo da golf e un ristorante dove decidiamo di cenare. Le costine di maiale caramellate che offrono sono commoventi. Tra un sorso di birra e l’altro ci diciamo che siamo fortunati a vivere in un periodo di pace tanto duraturo e che la soluzione dei problemi e delle dispute tra stati non può che avvenire in modo cooperativo e non conflittuale.

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Saranno forse le costine di maiale, forse il pensiero di quel macello di poveri cristi nell’inverno del 1805, ma la notte fa un caldo terrificante e faccio fatica a dormire.

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Al risveglio l’aria è frizzante e mollemente ci dirigiamo verso la stazione dove aspettiamo il treno che ci porterà all’estremo sud della Repubblica Ceca, quasi al confine con la Slovacchia, dove la cultura della birra lascia il posto alla cultura del vino.

La stazione rimanda ancora al periodo con la stella rossa, anche i treni non sono particolarmente moderni, ma sono in orario, sono comodi, le bici viaggiano gratis e hanno il loro posto a bordo. E questo ci basta.

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