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Roma: diesel euro 3 fuori dalla Ztl anello ferroviario

News • di 15 Febbraio 2019

L’annuncio è arrivato un po’ a sorpresa, nel corso della presentazione dei risultati della campagna “NO2, No Grazie” condotta da Cittadini per l’Aria e dall’Associazione Salvaiciclisti Roma: la sindaca Virginia Raggi ha dichiarato che dal primo novembre 2019 i motori diesel euro 3 saranno messi al bando dalla Ztl estesa “anello ferroviario” dal lunedì al venerdì. Il provvedimento, oltre a rendere off-limits l’area di 48 chilometri quadrati a chi proviene da fuori, colpirà direttamente 24mila veicoli intestati ai residenti. Una scelta che, in linea con le decisioni che stanno prendendo altre città, porterà al blocco completo dei motori diesel entro il 2024 nella Capitale. Annuncio che poi è stato rilanciato su Twitter dall’assessora alla Città in Movimento Linda Meleo.

Questa notizia-flash ha monopolizzato l’agenda dei media locali e nazionali, forse mettendo ingiustamente un po’ in secondo piano i dati che sono stati presentati in conferenza stampa: l’esperimento di scienza partecipata dello scorso anno, “NO2, No Grazie”, ha dimostrato che il 100% dei romani respira una quantità di biossido di azoto dichiarata nociva dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (cioè oltre la soglia di 20μg/m³) e il 27% comunque oltre i limiti di legge (cioè oltre la soglia di 40μg/m³). In estrema sintesi: l’aria fuorilegge causa un morto ogni 3 giorni (120 morti premature ogni anno).

L’epidemiologo e consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sui problemi dell’inquinamento atmosferico Francesco Forastiere è netto: “Da molti anni l’inquinamento atmosferico da traffico urbano a Roma, in particolare dovuto ai mezzi diesel, causa malattie e morti premature perché priorità della città non sono state il sostegno al trasporto pubblico, la limitazione del traffico privato, la mobilità sostenibile. Roma ha bisogno di politiche di mobilità condivisa, mezzi pubblici diffusi e di meno macchine (specie se diesel)”.

I dati presentati si basano sull’elaborazione delle rilevazioni della campagna “NO2, No Grazie”, svoltasi a Roma nel febbraio 2018, per creare una mappa interattiva del biossido di azoto, realizzata con tecniche di machine learning. Il risultato è un modello LURF (Land Use Random Forest), prodotto dagli studiosi del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio per predire la concentrazione dell’NO2 nei punti non direttamente campionati nel corso del progetto, sulla base di parametri legati alla conformazione urbana e ai flussi di traffico.

La presidente di Cittadini per l’Aria Anna Gerometta dichiara: “Occorre dare nuovo impulso alla mobilità davvero sostenibile nelle città italiane, partendo dalla Capitale che rappresenta il biglietto da visita dell’Italia nel mondo. I dati presentati oggi, che rappresentano il danno derivante dall’esposizione dei cittadini di Roma al biossido di azoto, evidenziano solo una parte del gravissimo pregiudizio che deriva dalla violazione di legge. A fronte delle morti premature ci sono danni allo sviluppo dei bambini e malattie croniche che accompagnano per tutta la vita. Le città in tutto il mondo lo stanno facendo: per ottenere i benefici di una migliore qualità dell’aria e della vita serve eliminare al più presto i diesel e i veicoli più inquinanti che ammorbano l’aria di Roma, riducendo il traffico il più possibile”.

Le persone che vivono nell’area urbana di Roma sono esposte al biossido di azoto che deriva per la maggior parte dal traffico stradale. Studi e ricerche in tutto il mondo hanno stabilito che respirare aria inquinata ha conseguenze sulla salute umana, specialmente su quella dei soggetti a rischio: i bambini, gli anziani e le persone con patologie cardiovascolari e respiratorie. A partire dalla soglia dei 20 μg/m³ e su base annuale, per ogni 10 μg/m³ di biossido di azoto aggiuntivi si verifica un incremento della mortalità del 5,5%, nonché un incremento del 21% nella frequenza dei sintomi di bronchite nei bambini asmatici. Anche a breve termine, un incremento di 10μg/m³ della media giornaliera (24h) di NO2 determina un +1,8% nel numero dei ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie. A ogni incremento di 10 μg/m³ nel livello del biossido di azoto nell’aria, si ricollega una maggiore incidenza (2%) di tumore al seno nelle donne in menopausa. La letteratura scientifica menziona inoltre effetti nocivi sul feto, come riduzione di peso alla nascita, impatti sullo sviluppo polmonare dei bambini, e danni al sistema cognitivo dei più piccoli, oltre che degli anziani.

Paolo De Luca di Salvaiciclisti Roma chiede un’azione più incisiva: “La tecnologia ha fallito i diesel anche di ultima generazione continuano ad emettere in strada grandi quantità di biossido di azoto, e il risultato danneggia tutti, come dimostra lo studio scientifico presentato oggi. Purtroppo siamo diventati più esperti nello studiare i danni, che non nel prevenirli”. Intanto l’Associazione, in una nota post evento, accoglie “con un primo sospiro di sollievo” l’annunciato blocco dei diesel euro 3 (cioè di quelli prodotti fino al 2006, ndr) dall’anello ferroviario e aggiunge una considerazione: “È ora importante, anche per indirizzare meglio le decisioni di chi ancora acquista automobili, fornire il cronoprogramma completo delle prossime messe al bando dei diesel, diverse volte annunciato ma finora non pubblicato. Sapere in anticipo quando questa o quella categoria Euro non potrà più né circolare né sostare nell’area centrale della città è utile per anticipare parzialmente la scomparsa delle motorizzazioni maggiormente responsabili di emissioni e particolati nocivi in ambito urbano”. Meno diesel in città, aria più pulita.






Una risposta a Roma: diesel euro 3 fuori dalla Ztl anello ferroviario

  1. Fabio Campagna ha detto:

    il discorso è molto grande. E per risolvere il problema semplicemente si eliminano i problemi creando altri problemi (alle persone che non si possono permettere un’auto nuova).
    Ma le amministrazioni sino ad ora dove sono state? Come al solito in Italia si inizia dal rovescio, prima vietando e poi aspettando che le persone si adeguino.Non c’è uno straccio di progetto che miri a favorire la mobilità alternativa nemmeno nel capoluogo della mia provincia ,Vicenza, se non dei parcheggi di interscambio. Da anni, in altre grandi città europee, si studiano scenari alternativi, che hanno bisogno di una pianificazione mirata e del raggiungimento degli obbiettivi per gradi . Qui si fa un incontro tra regioni e si mette il divieto di circolazione per varie categorie di automobili. Vicenza è una di quelle città che all’inverno soffrono di questo problema da molti anni, ma il problema finisce lì. Incapacità da parte della classe che ci amministra di trovare delle risposte. A tutti i livelli.
    Fabio Campagna

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