Perché i ciclisti pedalano in senso vietato

26 Febbraio 2019

In questi giorni si fa un gran parlare delle proposte di modifica al codice della strada.

Tra tutte, la proposta di consentire il “controsenso ciclabile” o “senso unico eccetto bici”  ha creato animate discussioni tra chi lo ritiene uno strumento necessario per governare la mobilità di una città e chi invece ritiene che sia solo una concessione a una categoria indisciplinata per natura e desiderosa solamente di generare il caos sulle strade.

In caso di dubio tra due alternative in materia di gestione dello spazio, la cosa migliore in genere è fermarsi un attimo per studiare il fenomeno di cui si parla. Si possono leggere tomi e articoli scritti da esperti , frequentare conferenze e seminari e si può andare in strada per vedere cosa avviene realmente, senza farsi trascinare da pregiudizi.

Per farmi un’idea ho portato una videocamera in strada dove ho registrato i comportamenti dei ciclisti che vanno in controsenso su via Quadrio a Milano, unica via di collegamento tra il quartiere Isola e via Farini. Ho riassunto il tutto in un video di poco più di un minuto:

Ciò che emerge è che in via Quadrio i ciclisti vanno in senso contrario perché non hanno altra scelta possibile se non un marciapiedi affollato di bambini, vecchi, cani, etc. E se ci fate caso, questo avviene ogni volta in cui un ciclista va in controsenso (non contromano, ché si procede sempre sulla destra).

Ci sono migliaia di persone che ogni giorno sono costrette a percorrere via Quadrio (e migliaia di altre strade in Italia) in condizioni di assoluta precarietà perché l’opinione comune ritiene troppo pericoloso restringere la strada e fare spazio a una corsia ciclabile che proceda in senso contrario.

Permettere il controsenso ciclabile non è un privilegio per i ciclisti, ma è uno strumento tecnico da mettere nelle mani dei sindaci delle nostre città affinché lo usino quando serve per gestire la mobilità dei propri cittadini. E se non vi piace l’idea che i ciclisti possano andare in contro senso, perché non cambiamo prospettiva? Perché non lo chiamiamo “doppio senso eccetto auto”?

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