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“La mia 3Epic”: il racconto di Anna Paola

Diari, News • di 4 Marzo 2019

Riceviamo dalla nostra lettrice Anna Paola Rella e volentieri pubblichiamo

Ho deciso di scrivere questo racconto per due motivi: per me, per ricordare i momenti che hanno caratterizzato questa esperienza e per imprimerli indelebilmente nella memoria, e per voi, per condividere le emozioni provate e incuriosirvi, nella speranza che quanti di voi non lo abbiano già fatto possano un giorno provare la voglia di prendere parte ad un evento simile.

Sarà un racconto lungo, probabilmente nessuno arriverà a leggerlo fino alla fine ma non voglio tralasciare nulla.

Da dove potrei cominciare? Sono schierata in griglia, pronta a partire, il cielo è plumbeo ma la pioggia ha per il momento cessato di cadere, già, la pioggia…perché prima di questo momento c’è altro da raccontare.

Erano giorni che tutti non facevano che controllare incessantemente il meteo nella speranza che le previsioni migliorassero ma niente, per sabato 05 settembre su Auronzo era prevista solo pioggia, pioggia e ancora pioggia. L’organizzazione aveva in serbo altri due piani alternativi in caso di situazione a rischio e di difficoltà di intervento per l’elisoccorso. I partecipanti erano in grande fibrillazione: domande su domande, paure su paure, richieste su richieste e la trepidazione aumentava con l’avvicinarsi del grande giorno.

Arriva venerdì, il giorno prima della gara. La mattinata scorre tranquilla, si va a visitare la zona e, a parte qualche attimo di ansia, tutto procede tranquillo. Arriva la sera e con essa la tanto “attesa” pioggia. Scende la notte e scende ancora la pioggia. Suona la sveglia, sono le 05:45 di sabato. Ci si veste e si scende a fare colazione. Nella sala solo tre sono i tavoli occupati: quello mio e di Daniele, il mio compagno; quello di altri tre partecipanti e uno con i giudici di gara. Si fa colazione in silenzio, tutti con il medesimo pensiero: la pioggia e le difficoltà che ci attendono. Al “buongiorno” di uno degli ospiti dell’albergo il giudice risponde con un: “bhè parlare di buongiorno è un po’ un eufemismo!” accompagnato da un sorriso e l’atmosfera si scioglie un po’.

E’ ora di darsi da fare! Basta con le chiacchiere! Bisogna prepararsi! Fuori naturalmente piove! Inizia la ricerca dell’abbigliamento adeguato. Indosso la divisa e tutto quello che potrebbe servire a tenermi riparata, per quanto possibile. Il casco però è aperto! Come si può ovviare? Basterà qualche minuto per avere capelli e testa fradici…poi l’idea…la cuffietta della doccia!!! Ora la situazione sembra meno tragica… Mille pensieri però affollano la mente “Porto lo zaino con un cambio? – Ma la gara sarà lunga e lo zaino diventerà pesantissimo alla lunga …porto almeno delle calze di ricambio però! Ho deciso! Niente zaino o altro ma le calze non le mollo!!!” Ok! Sono pronta (si fa per dire)!

Sono le 07:00, bisogna iniziare a sistemare le bici! Ruote, pressione, lubrificante catena, numero di gara, kit per forature…c’è tutto! Partenza Marathon ore 08:00, partenza Classic ore 09:30. Bisogna salutarsi! Daniele va a prendere posto per la Marathon e io attendo la mia partenza…manca una lunga e solitaria ora.

Continua a piovere e io controllo continuamente la pagina dell’evento per capire il piano che verrà attuato ma niente…non sono ancora state prese decisioni…probabilmente i tempi verranno presi al Rifugio di Auronzo, senza calcolare il tanto temuto Lavaredo SuperTrail di cui vi racconterò in seguito. Ancora tanti pensieri e preoccupazioni…”Chissà cosa mi aspetta! Forse sono una pazza a partire con questo tempo! Ma non sono venuta fin qui per niente! Male male terminerò prima la mia gara e tornerò con i volontari…ma non mi ritirerò se non per motivi validissimi! Vabbè! E’ ora! Andiamo in griglia! Basta pensarci! Si parte!”

Ed eravamo rimasti proprio a questo punto…sono in griglia di partenza e mancano venti minuti soltanto! Ciascun concorrente scruta gli altri, cerca forse di trovare conforto, di capirne e condividerne le paure e la forza! Ci guardiamo attorno e ci rendiamo conto che invece di essere centinaia siamo decine e la cosa non conforta…La pioggia accenna a diminuire e pian piano si placa, i partecipanti aumentano. Al microfono ci annunciano che la commissione gara ha
confermato il piano A, ovvero gara completa! “Bene, ci tocca il Lavaredo SuperTrail!”

C’è ancora da attendere, la partenza è posticipata per lasciare che la testa della Marathon transiti prima di noi, la musica sale, la concitazione e l’emozione crescono, guardo il mio Garmin e vedo il cuore impennare.

E’ tutto pronto! La testa è passata, sento qualche nome tra cui “Lakata transita quinto”….è ora…3 2 1 si parte!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! La gente accorsa nonostante la pioggia applaude, incita, i bambini suonano le campane che hanno ricevuto… è una gran festa!!!

Ore 09:45 circa, la gara ha inizio! A pochi chilometri dalla partenza ci sono già due piccoli guadi che fino al giorno prima erano quasi inesistenti ma che la pioggia aveva riempito. Passo, sento i piedi nell’acqua e un attimo dopo so che pagherò quel momento. Dolcemente inizia la salita, una salita che durerà per una ventina di chilometri. Cerco il mio ritmo, senza forzare, anche perché la gara è lunga e dura e io di certo non sono abituata. Subito mi rendo conto che qualcosa però non va…una sensazione di nausea mi accompagna fin dal primo chilometro, sarà il freddo, sarà l’ansia, sarà qualcosa che ho mangiato? Non lo so! Ma non si può fare nulla! Bisogna pedalare senza pensarci!

I chilometri iniziano a scorrere, la salita procede,pedalo a testa bassa senza troppi problemi, siamo in un bosco, non c’è molto da guardarsi attorno, bisogna solo pedalare. Ogni tanto qualcuno mi supera e con un sorriso sulle labbra mi saluta con un: “Complimenti!” oppure “Grande” o ancora “In gamba!” Non sono i complimenti stupidi di ragazzini, ma l’ammirazione di uomini per donne che si mettono in gioco.

Ad un certo punto della salita mi sento chiamare…mi giro e vedo Daniele, tutto sporco di fango. Per me la gara è appena cominciata mentre per lui è già al quarantesimo chilometro circa. Ci scambiamo qualche parola poi ciascuno prosegue per la propria strada, per la propria gara, fino all’arrivo. E si continua a salire…

Provo a forzare un po’ ma la nausea è sempre lì in agguato, capisco che il ritmo non potrà salire e proseguo così, tanto l’importante è arrivare. L’unico problema è rappresentato dai cancelli orari, oltre quel tempo massimo si è fuori gara.

La prima lunga salita termina senza intoppi, con la soddisfazione di essere rimasta in bici dove alcuni scendevano e di aver camminato solo per pochissimi tratti.

Inizia ora la parte più “soft”, con saliscendi fino al lago di Misurina. La velocità aumenta leggermente e i piedi bagnati iniziano a farsi sentire, o meglio a non farsi sentire più. Tengo duro fino al lago dove c’è un ristoro. Non ci penso due volte, poggio la bici mi siedo per terra, mi tolgo scarpe e calze ormai fradice e, non senza qualche difficoltà dati i piedi e le mani congelate, infilo le calze di ricambio. Mai sensazione fu più piacevole. Mi scappa anche un sorriso nell’osservare lo smalto rosso ai miei piedi. Rincuorata dal tepore delle calze asciutte mi rimetto in bici e riprendo a pedalare. C’è ancora da salire, mi aspetta la salita che porta al Rifugio di Auronzo, dove si dovrebbero osservare al meglio le bellissime Tre Cime di Lavaredo.

Inizia la lunghissima salita in asfalto, tornanti infiniti con nebbia da tutte le parti…mi sa che le Tre Cime non le vedrò. Ecco il primo cartello con le indicazioni sulla distanza rimanente…3500 mt…”Ottimo! Pedaliamo!” Tornanti su tornanti si sale e molta gente inizia a scendere dalla bici. A piedi forse in alcuni tratti si è più veloci che in bici ma questa è la mia gara, voglio arrivarci in bici sulle Tre Cime. La salita è infinita e a tratti monotona non essendoci altro che nebbia. 3000 mt…2500 mt…2000 mt…penso sia la salita più lunga della mia vita…1500 mt…1000 mt…ma quando finisce??? Nel frattempo si socializza. Mi ritrovo a pedalare con un’ altra ragazza, ci si racconta un po’ e si diventa amiche, perché in queste situazioni ci si ritrova a parlare con sconosciuti e a diventare “amici” per un chilometro o per dieci a seconda dell’andatura, con una parola o con un semplice sorriso.

500 mt!!! Sta per finire!!! Non sono poi nemmeno così stanca!!! Eccolo!!! GPM raggiunto!!! Siamo sul punto più alto!!! Sento gridare i volontari “Forzaaaaaaaa!!! Bravissimaaaaaa!!! La gara si fa completa fino ad Auronzo il piano A è confermato!”

Mi fermo al ristoro, bevo un thè caldo che mi rigenera e mi riscalda, il thè più buono che abbia mai bevuto! Temporeggio perché so quello che mi aspetta ora…la mia gara è finita qui, le salite sono finite! Guardo l’orario sul mio Garmin: 14,15. Bene il secondo cancello prevedeva l’arrivo massimo per le 16, sono in ampio anticipo e sono soddisfattissima di quello che ho fatto fin qui. Siamo al quarantesimo chilometro circa. Ora inizia un’altra gara, 15 chilometri di discesa per passare dai 2320 mt del Rifugio ai 750 mt di Auronzo che ospita l’arrivo, compreso il famoso e tanto temuto Lavaredo SuperTrail, sta cavolo di discesa di cui si discuteva ovunque da mesi, il terrore e la gioia dei vari partecipanti.

Mi armo di coraggio e mi metto in bici, inizia la discesa. La discesa si fa sempre più discesa, da un lato la montagna dall’altro il nulla e sul sentiero ci passa solo una bici alla volta. Mi guardo attorno, soprattutto in basso e inizio a vedere tornanti strettissimi e tecnicissimi e gente che inizia a scendere dalla bici o che si cappotta e così mi armo di pazienza, scendo dalla bici e inizio il pellegrinaggio. Ogni tanto mi fermo per lasciar passare i coraggiosi e abili discesisti o altri che procedono a piedi. Non ho nessuna fretta se non quella di arrivare al traguardo e per fare questo, requisito fondamentale è anche quello di non farmi male. Qualcuno procede in bici, tanti a piedi, chi sale, chi scende, chi cade, chi supera, è un serpentone di gente. Un po’ questo mi consola.

A ogni tratto volontari pronti ad aiutare i malcapitati, a ogni volontario chiedo quanto manca, peccato che siano notizie discordanti, un po’ per gioco un po’ per incoraggiamento. Vabbè cambia poco, l’importante è arrivare ad Auronzo entro le 18, non importa come, l’importante è arrivarci. Ci sono tratti difficili anche da fare a piedi, dove i volontari sono in numero maggiore. Con molta calma procedo, prima o poi sto benedetto SuperTrail finirà. Tutto quello che ho guadagnato in salita lo perdo in discesa, ma questo si sapeva già e non importa.

Finalmente le difficoltà diminuiscono, mi rimetto in bici e riprendo a pedalare. Non ci sono più strapiombi, si entra nel bosco ma naturalmente le difficoltà non sono finite perché con la pioggia che è caduta c’è fango ovunque ed è facilissimo cadere se non stai attento a dove metti le ruote. E la caduta arriva! Scivolo ma mi rialzo prontamente! Non posso rischiare di farmi male proprio adesso! Riparto e inizio a intravedere l’asfalto che ci avrebbe immesso sulla ciclabile che ci avrebbe condotti al traguardo. Eccolo è sempre più vicino, si passa su asfalto e finalmente con il rapporto giusto si vola!!! Ho anche il vento a favore!!!

Ma all’improvviso si rientra nel bosco…”Ma come??? Ancora???” Mi ritrovo a pedalare con altri tre ragazzi. Usciamo dal bosco e siamo nuovamente su asfalto…”Bene! Ci siamo!” e poi bosco…”Naaaaaaa!!!” e asfalto e bosco e asfalto…Uno dei ragazzi si lascia andare ad un “Ma a quest’ora gli sembra il caso di fare sti passaggi bosco-asfalto infiniti???” Effettivamente sono il colpo di grazia ma all’improvviso finiscono, siamo sulla ciclabile, la riconosco, l’ho vista il giorno prima in auto!

Dietro di me sento qualcuno che si muove, mi giro e vedo un “armadio” che scatta, non posso lasciarmelo sfuggire!!! Ahahah Mi metto a ruota e iniziamo a sfrecciare, lui si gira in cerca dell’amico che doveva tirare e vede me, continuiamo a sfrecciare, l’amico è dietro di me. Non me lo lascio sfuggire, pedaliamo, lui si gira e io ci sono ancora, l’amico non so ahah Passo sfrecciando anche quel guado che avevo tanto maledetto alla partenza ma di cui adesso non mi importa più nulla tanto sono quasi arrivata, sento l’acqua ghiacciata sui piedi, sui polpacci ma ora è quasi piacevole, intanto diluvia, diluvia, acqua da sotto acqua da sopra, che sarà mai, ormai ci sono!!!

Cambio la schermata sul Garmin, ormai non mi interessa più nessun dato, mi interessa solo l’orario e ci siamo abbondantemente!!! Mentre continuo a sfrecciare dietro il mio armadio, con gli occhiali ormai tutti sporchi e i pesciolini nelle lenti a contatto, sento uno “sbam!!!”. Nella mente in un attimo mi passano mille domande…cosa sarà??? Semplicemente ho forato! “Ma porca miseria!!!” penso…mi fermo, cerco di far chiudere l’apertura, ormai manca pochissimo, poco più di un chilometro, speriamo che tenga!!!

Riprendo a pedalare, questa volta in solitaria, mi gusto i bambini e tutta la gente che nonostante la pioggia è presente lungo tutto il percorso ad applaudire, incitare e che quando vede che si tratta di una donna incita con ancora più calore. Vado avanti, mi avvicino, manca poco ma la gomma va a terra, devo fermarmi, tanto c’è tempo, anche per arrivare a piedi, ma io voglio arrivare in bici!!! Mi fermo e un volontario si avvicina per aiutarmi. Prendo il gonfia ripara e inizio a sistemare la gomma. Ora devo staccare la pompa che Daniele mi ha saldamente ancorato al telaio con il nastro adesivo, troppo saldamente, infatti non riesco a rompere il nastro per prenderla. Mi tornano in mente le sue parole mentre la ancorava: “Se poco poco dovrai usarla sarà un’impresa staccarla!” “Ecco, appunto” penso ma allo stesso tempo mi viene un sorriso perché so che ormai sono lì. Riesco a staccarla, gonfio la ruota, sembra tenga, saluto il volontario che mi incita a ripartire in fretta e mi avvio verso l’arrivo.

Sono arrivata, l’ultima salita, sento già le voci e la musica all’interno del Palaghiaccio, entro e vengo avvolta dal tepore offerto da un luogo chiuso ma anche dagli applausi e dai sorrisi della gente. Davanti a me le signore con le medaglie per i “finishers”. Mi guardo attorno e subito vedo Daniele, sorridente e sollevato, che mi scatta qualche foto e sento la signora che mentre mi infila la medaglia mi dice che è ancora più bello quando ad arrivare è una donna.

E’ stata un’emozione unica, non ho pensato nemmeno per un momento di mollare perché era una sfida ma soprattutto una gran festa. Ps. Solo dalla foto ho notato che la signora che mi ha consegnato la medaglia era riccia con i capelli rossi mentre io la ricordavo bruna con i capelli corti.






3 Risposte a “La mia 3Epic”: il racconto di Anna Paola

  1. Barbara ha detto:

    Bel racconto e bellissima impresa! Grazie per averla condivisa con noi.

  2. Paolo ha detto:

    Bellissimo racconto emozioni uniche comunque ricordo quel momento in ciclabile che diluviava l’armadio Che tirava ero io assieme al mio compagno Antonio lanciati verso il traguardo l

  3. romeo ha detto:

    l’ho letto tutto fino in fondo … conosco bene tutte le sensazioni le emozioni e la soddisfazione. Brava!

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