Il Comune di Milano nemico delle Biciclette: dopo 32 anni salta Bicinfesta

18 Marzo 2019

Quanto era bello il sindaco Beppe Sala venerdì scorso in occasione della manifestazione degli studenti contro i cambiamenti climatici? Indossava una fascia arcobaleno con scritto “Fridays for Future”.

 

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La fascia di oggi❤️ #fridaysforfuture

Un post condiviso da Beppe Sala (@beppesala) in data:


E quanto erano belli i messaggi del resto della giunta nello stesso giorno?

L’assessore alla mobilità, Marco Granelli, ad esempio, mostrava la foto “con i giovani per il futuro del nostro pianeta. Non ne abbiamo un altro!”.

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e rientrata la proposta/protesta dei giovani per il clima, ecco arrivare la doccia fredda: con un comunicato stampa, FIAB Ciclobby ha annunciato che per la prima volta dopo 32 anni la tradizionale pedalata Bicinfesta di Primavera quest’anno salterà.bicinfesta

Il motivo, stando alla stessa Ciclobby, risiederebbe in un eccessivo conto economico presentato dall’amministrazione meneghina all’associazione che ne rende impossibile lo svolgimento della manifestazione.

Secondo le fonti a nostra disposizione, la richiesta si aggirerebbe attorno ai 7.000 € , somma necessaria per l’occupazione di suolo pubblico, ma soprattutto per pagare l’accompagnamento del corteo da parte della polizia municipale. Un vero e proprio salasso per un’associazione senza scopo di lucro.

Per scortare le 600/800 persone che ogni anno partecipano a Bicinfesta di Primavera sarebbero infatti necessari ben 45 vigili, con una proporzione di un agente ogni 15/20 pedalatori per presidiare gli incroci.

La notizia, per quanto sconcertante, non è certo una novità: lo scorso mese di settembre, per organizzare la Fancy Women Bike Ride a Milano, il Comune di Milano (che pure aveva patrocinato l’evento) richiese la cifra di 864 € per accompagnare una pedalata da Piazza del Duomo fino all’Arco della Pace durante la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile.

Il computo finale fu così quantificato: nonostante la pedalata avesse una durata di soli 20 minuti, i 6 agenti della polizia municipale (che si presentarono in ritardo) dovevano essere pagati per 4 ore di lavoro a una tariffa oraria di 36 €/ora.

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Se a qualcuno può sembrare normale la cosa, voglio far presente che su 70 città che hanno ospitato la Fancy Women Bike Ride dello scorso settembre, Milano è stata l’unica città ad aver chiesto denaro all’organizzazione.

Milano in questo modo dimostra di essere una città in cui tutto ha un prezzo e in cui tutto è in vendita al migliore offerente e, quindi, se ti chiami Starbuck’s e te lo puoi permettere, puoi bloccare tutta Piazza Cordusio e addirittura bloccare la circolazione del trasporto pubblico, se sei una onlus e non hai le risorse, non hai neppure diritti e lo spazio pubblico, come evidenziato dal comunicato di Ciclobby, tende sempre più  a diventare spazio privato.

Non è d’altronde un caso se l’unica iniziativa portata avanti in quasi tre anni dalla giunta Sala sul tema della ciclabilità sia l’apertura agli operatori di bike sharing privati che oggi occupano abusivamente con le loro carcasse gialle i marciapiedi del capoluogo lombardo.

OFO

Insomma, lungi da noi auspicare che Milano possa seguire le orme di Città del Messico che ogni domenica chiude al traffico 70 km delle proprie strade per consentire ai propri cittadini di prendere confidenza con la bicicletta e altre forme di mobilità attiva, ma sentire roboanti chiacchiere sulla sostenibilità e sul clima e poi scoprire che vengono richieste somme fuori da ogni logica a chi promuove forme di mobilità amiche dell’ambiente e della città è quantomeno sgradevole.

Ciclovia-Città-del-Messico

La “ciclovia” di Città del Messico

In questo modo Milano si conferma ancora una volta una città nemica della bicicletta, come dimostrano la qualità delle infrastrutture create, la costante assenza dei tecnici del Comune in qualsivoglia evento formativo dedicato alla mobilità dolce, la mancanza di un masterplan della mobilità ciclistica e un’indifferenza totale a qualunque istanza portata avanti da chi ogni giorno sceglie di non inquinare mentre si sposta.

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