Nuovo Codice della Strada: novità, obblighi, omissioni

11 Luglio 2019

Continua l’iter della Riforma del Codice della Strada in Parlamento: il 9 luglio 2019 è stato approvato un pacchetto di emendamenti, frutto di sintesi e risultato di alchimie parlamentari, che rispetto alle premesse e alle promesse sul fronte della mobilità ciclistica rappresenta una vittoria a metà. Negli scorsi mesi Bikeitalia si era fatta promotrice, insieme con numerose realtà attive nel mondo della bici e della sicurezza stradale, di una piattaforma di proposte: “limite di 30 km/h in città” e “doppio senso ciclabile” costituivano le basi per costruire una mobilità nuova, città più sicure e strade a misura di persona; al momento le “Città 30” sono rimaste parcheggiate fuori dal testo e l’istituzione del doppio senso ciclabile – uscito dalla porta e rientrato in extremis dalla finestra – è stato invece demandato ai Comuni, dunque può essere istituito a discrezione dei sindaci che avranno la facoltà (non l’obbligo) di promuoverlo con apposita ordinanza. E in Italia ci sono 7.914 Comuni.

Scongiurato l’obbligo di casco obbligatorio per tutti i ciclisti, è stato invece approvato quello per i minori di 12 anni a firma del deputato di Forza Italia Roberto Rosso con questa formulazione: “Durante la marcia al conducente di velocipede di età inferiore a dodici anni è fatto obbligo di indossare e tenere regolarmente allacciato un casco protettivo conforme alla norma tecnica armonizzata UNI EN 1078 o UNI EN 1080, in ragione delle esigenze del minore”. E ci corre l’obbligo di sottolineare che nel 2019 la bicicletta in politichese continua a chiamarsi “velocipede”. Bocciato invece l’innalzamento del limite di 150 km/h in autostrada: un provvedimento, sostenuto fortemente dalla Lega, che avrebbe comportato un aumento del rischio di incindetalità e a cui il Movimento 5 Stelle si è opposto, facendolo cadere. Approvato il metro e mezzo da lasciare in fase di sorpasso ai ciclisti da parte dei mezzi a motore: una battaglia dei ciclisti professionisti che intanto fissa una distanza minima (che diventerà legge quando il provvedimento entrerà in vigore, ndr) ma sarà comunque difficile farlo applicare e sanzionarlo in assenza di controlli mirati e risorse dedicate.

Casco obbligatorio in bici
google: casco obbligatorio bici

Sull’obbligo del casco per i minori di 12 anni ci hanno titolato molti giornali, ma qualcuno si è spinto più in là: il Corriere della Sera ha scritto che “l’introduzione dell’obbligo del casco per i bambini che vanno in bici allineerebbe l’Italia a gran parte dei Paesi europei che lo prevedono da tempo”. In realtà tale obbligo – per minori di 18, 16, 15, 12 o 10 anni a seconda della Nazione – riguarda solo 10 Paesi su 28 appartenenti all’Unione Europea. Che diventerebbero così 11 con l’Italia.

Mettere il casco in bici, il codice della strada

La sensazione è che questo emendamento avesse buoni sponsor dentro e fuori dal Parlamento: non a caso l’Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) di Confindustria già più di un anno fa (il 26 giugno 2018, ndr) aveva presentato un piano in 8 punti per rilanciare il settore e recentemente nella sua audizione alla Commissione Trasporti aveva proposto il caschetto obbligatorio “almeno per i minori di 12 anni”. Missione compiuta.

Realizzare la città delle bici

Corso Online

Certo, demandare la questione della sicurezza dei bambini che pedalano a un oggetto di plastica e polistirolo spesso pochi millimetri ritengo rappresenti un modo sbagliato di approcciare il problema: se i pericoli maggiori, per tutti i ciclisti, sono rappresentati dai mezzi a motore che vanno troppo veloci io come legislatore mi preoccuperei di limitare la velocità dei mezzi a motore soprattutto in ambito urbano. Cosa che si sarebbe potuta fare con l’istituzione del limite di 30 km/h in città, provvedimento inviso al settore dell’automotive ma evidentemente anche alla maggioranza dei parlamentari che altrimenti lo avrebbero supportato e approvato, non lasciato cadere. Così come il limitatore automatico di velocità ISA (Intelligent Speed Adaptation) in base ai limiti della strada: una tecnologia che davvero potrebbe salvare migliaia di vite ogni anno, non solo tra gli utenti vulnerabili (pedoni, ciclisti, motociclisti) ma anche tra gli automobilisti.

Petizione per limitare la velocità delle auto

Qualcosa di significativo è stato fatto in questi lunghi mesi: l’istituzione delle strade scolastiche con zone a traffico e velocità limitata negli orari di ingressi/uscita degli alunni è una cosa buona e le associazioni hanno già realizzato un vademecum per invogliare i genitori a chiederle per le scuole che frequentano i loro figli. Anche l’inasprimento delle sanzioni per chi guida distratto dallo smartphone – con sospensione della patente fino a due mesi – è una buona notizia. Sulla questione auto elettriche in Zone a Traffico Limitato – di cui avevamo discusso qui – il provvedimento approvato limita l’ingresso delle auto elettriche nelle Ztl limitatamente a quelle istituite per finalità ambientali, ma il tema (non affrontato compiutamente) resta l’uso dello spazio pubblico e sarebbe stato meglio estendere il divieto a tutte le Ztl perché il problema da contenere è la circolazione dell’auto privata in sé, a prescindere da come viene alimentata.

Traffico in area c

Due provvedimenti caldeggiati da molte associazioni ciclistiche quali la “casa avanzata” per i ciclisti ai semafori e l’apertura delle corsie preferenziali alle bici sono state demandate ai Comuni: quindi, con l’entrata in vigore del Nuovo Codice della Strada, ci sarà un’applicazione a macchia di leopardo città per città e non uno standard unico nazionale.

Ciclisti nel traffico

L’iter parlamentare della Riforma del Codice della Strada continua: dopo tante audizioni e tanto tempo speso a limare il testo degli emendamenti ci si sarebbe aspettato più coraggio sul fronte della ciclabilità, visto che gli esempi positivi da cui attingere non mancano. Evidentemente i nuovi rapporti di forza all’interno della maggioranza di governo nel periodo post-Europee si sono fatti sentire e si leggono tra le righe dei provvedimenti approvati. E la strada per chi pedala, in vista dell’approvazione finale entro l’autunno, ora appare un po’ più in salita.

Commenti

19 Commenti su "Nuovo Codice della Strada: novità, obblighi, omissioni"

  1. Luciano ha detto:

    Fin tanto che ci si schiera da una parte o dall’altra, si etichettano le persone e si difendono gli interessi di parte; non si va da nessuna parte.
    Il buon senso non ha necessità di limiti, è la coscienza del singolo che dovrebbe entrare in gioco, ognuno si interroghi su i propri valori affermando quelli più virtuosi e correggendo i peggiori che dilagano sempre più all’insegna del sistema società in cui ci troviamo.
    EWWIWA i ciclisti, ewwiwa gli automobilisti, ewwiwa tutti.
    Luciano

  2. Roberto ha detto:

    Si possono cambiare le leggi, ma il problema italico è il totale menefreghismo delle regole e il fatto che chi deve controllare non ferma chi fa le infrazioni, esempio telefono alla guida, chi passa con il rosso ecc….le regole ci sono ma in Italia non si fanno rispettare!

  3. Graziano Cedaro ha detto:

    Buon giorno,negli anni 60 / 70 andavi in bici ti fermava il vigile ti chiedeva attacca la Dinamo fai girare l ruta vediamo se funzionano le Luci , se non funzionava ti dava la Multa okei .Oggi girano Biciclette da Tanti soldi e non hanno le Luci vanno anche nelle gallerie senza nessuna Luce ,ha quelli sarebbe da confiscate i mezzi non in Regola . Costo per un Kit di luci per Bici costo 5.oo Euro . È possibile che siamo nel Anno TREMILA e siamo ancora , in Codizioni del Terzo Mondo

  4. Andrea ha detto:

    “Sì ciclisti si dovrebbe mettere una bella targa, in quanto mezzi che circolano per strada”
    non è un’implicazione logica! E’ un po’ come dire che per poter possedere un coltello ci vuole il porto d’armi in quanto il coltello è un’arma.
    Non ragionare in codice binario (bianco, nero), ci sono tanti mezzi per spostarsi, ognuno ha le sue caratteristiche, i suoi pregi e i suoi difetti e pertanto ognuno deve avere le sue regole che sono necessariamente diverse da quelle degli altri mezzi.

  5. Andrea ha detto:

    Io non voglio muovermi in un ambiente dove rischio di prendere la multa ogni metro che faccio. Voglio una mobilità che spinge tutti gli utenti della strada a comportarsi in modo adeguato al proprio veicolo.
    Chi guida un’auto deve comportarsi come se avesse una pistola carica in mano, dunque deve fare attenzione! Perché indipendentemente dall’errore che sta commettendo l’altro c’è in gioco la vita delle persone.
    La bicicletta invece è un mezzo sicuro, agile, leggero, è normale e giusto che sia deregolamentato.
    Ragionando da burocrati anche i pedoni indisciplinati che camminano sulla carreggiata, attraversano col rosso e corrono in ogni dove per prendere l’autobus dovrebbero girare con il caschetto e la targa sulla maglietta.
    Io penso che chi sceglie di spostarsi con un mezzo pericoloso e non adatto all’ambiente cittadino se ne deve assumere la responsabilità senza obbligare (addirittura per legge!) gli altri ad adeguarsi di conseguenza.

  6. Ciclista Sdraiato ha detto:

    Volevo rispondere a chi è convinto che targando le biciclette o i ciclisti risolverebbe il problema delle infrazioni al C.d.S. Non mi pare che chi ha una targa non telefoni mentre guida e/o mentre fuma, non vada contromano quando la circolazione è bloccata nel proprio senso di marcia mettendo in difficoltà tutti quelli che viaggiano nell’altro senso, non tagli la strada agli altri veicoli, non sorpassi a tutta velocità i veicoli fermi alle strisce pedonali per far attraversare i pedoni, non superi i limiti di velocità, non parcheggi dove ci sono gli scivoli per disabili o in mezzo alla strada bloccando completamente la circolazione…
    Non è la mancanza di targhe il problema, ma la mancanza di educazione sia civica che stradale da parte di un bel po’ di gente che si sente in diritto di fare qualsiasi cosa perché è in ritardo o perché semplicemente si crede più furbo o più potente degli altri. E perché no, anche della famosa “certezza della pena” e ultimo ma non ultimo, di segnaletica che sia ben visibile da TUTTI gli utenti della strada: talvolta si finisce in situazioni pericolose o sgradevoli perché il cartello di segnalazione/divieto è messo in una posizione tale da non essere visto, o è danneggiato, o scolorito dal sole
    Dire “Eh, ma voi di qua, voialtri di là…” non risolve i problemi, ma è molto comodo per autoassolversi quando accade un incidente

    Per il resto, che chi ha buon senso lo usi!

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