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Verso i 4000 morti

News • di 16 Luglio 2019

Nel 1972 nei quartieri residenziali di Amsterdam i bambini olandesi manifestavano e lottavano per poter giocare in strada. La strada era completamente occupata dalle auto in sosta e in transito. Un video in bianco e nero di repertorio lo testimonia:

Gli adulti e i politici di allora li ascoltarono e quelle strade furono trasformate in zone 30, mentre il traffico di attraversamento delle auto fu spostato all’esterno dei centri abitati. Oggi molte di quelle strade ad Amsterdam sono pedonali e piene di famiglie e bambini che giocano senza pericoli, il numero delle auto in circolazione è crollato e il principale mezzo di spostamento sono i piedi e la bici in città. Non ci sono più 400 bambini morti all’anno per incidente stradale e il numero di vittime della strada in Olanda è tra le più basse d’Europa.

Nel 2019 in Italia i nostri bambini non manifestano e lottano per poter giocare in strada, lo fanno a loro rischio e pericolo e muoiono, travolti e trascinati per decine di metri mentre attraversano sulle strisce pedonali, pedalano in strada o giocano sui marciapiedi.

Nello stesso momento in cui i nostri parlamentari esultavano per aver approvato un emendamento che obbliga i bambini fino ai 12 anni ad indossare il casco in bici, come se avessero trovato il Santo Graal della sicurezza stradale, a Vittoria in provincia di Ragusa due bambini di 11 e 12 anni, Simone e Alessio, seduti sulla soglia di casa intenti a giocare sono stati falciati dall’ennesimo pirata della strada, che con il suo SUV gli ha tranciato le gambe, trascinandoli per decine di metri, uccidendone uno e riducendo l’altro in fin di vita.

Non ci sono “SUV impazziti” o “strade assassine” come spesso titolano i giornali per nascondere la realtà, quella di un popolo, che utilizza l’auto fregandosene della vita umana altrui, andando a velocità folli senza motivo e violando costantemente le norme del CdS. Il reato di omicidio stradale introdotto nell’ordinamento giuridico non ha sortito alcune effetto, l’utenza debole continua a morire uccisa dagli automobilisti in corsa.

E non sarà il casco obbligatorio per le bici a salvare le nuove generazioni dai pericoli della strada. Senza infrastrutture ciclabili separate nelle strade extraurbane, senza la messa in sicurezza degli incroci e soprattutto senza la moderazione della velocità delle auto nelle strade urbane (zone30), l’utenza debole continuerà ad essere uccisa dagli automobilisti. Basta girare nelle strade urbane di una qualsiasi città italiana per capire che ormai la situazione è fuori controllo. Questa è la cruda realtà del nostro Paese. Un Paese nel quale spostarsi a piedi e in bici è una roulette russa.







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