Sull’inarrestabile dottor Gatti

22 Luglio 2019

Quando arriva una nuova firma su una testata giornalistica non è che ti metti a spiegare come e perché hai conosciuto il nuovo autore, che tipo è, etc.

Credo che sia però arrivato il momento di spendere due parole su Omar Gatti che esattamente cinque anni fa, il 22 luglio del 2014, pubblicava il suo primo articolo su Bikeitalia.it: 5 benefici nascosti dell’andare in bicicletta al lavoro.

La prima versione che ci inviò era veramente illeggibile: gli rispondemmo che non l’avremmo pubblicato, ma lui invece di demordere, di darci degli spocchiosi e lasciare perdere, colse le critiche e lo riformulò come volevamo noi.

Da quel momento in poi, Omar iniziò a inviarci a intervalli regolari una serie di articoli che, però, ci mettevano in imbarazzo: in Bikeitalia.it siamo sempre stati dell’idea che il lavoro si paga, ma lui continuava a scrivere e a chiederci di pubblicarlo senza che però ci fosse un accordo economico di fondo.

Omar_gatti

Nel giro di poco scoprimmo che Omar era un perito meccanico esperto di progettazione industriale e gli chiedemmo di revisionare tutti gli articoli dedicati alla meccanica in cambio di un riconoscimento economico. Come suo solito, ci si buttò a capofitto e, nonostante avesse un lavoro a tempo pieno, iniziò a inviarci una caterva di articoli dedicati a qualunque pezzo possibile della bicicletta: come montarlo, manutenerlo e ripararlo.

Da lì a poco se ne uscì con una proposta: organizziamo dei corsi di meccanica ciclistica. Io ero fortemente contrario perché non lo ritenevo strategico per l’impostazione che aveva Bikeitalia.it, ma Omar è una persona che di fronte a ogni “no” invece di demordere trova un modo per far succedere le cose. E, inutile dirlo, lo trovò.

I corsi di meccanica di Bikeitalia.it nacquero così: con una serie di cavalletti stipati nella mini cantina di Omar e sale di hotel a noleggio dove insegnare i trucchi della meccanica ciclistica ai neofiti.

Anche se da un punto di vista economico i corsi non portavano molti profitti, i corsi crescevano, a dimostrazione che c’era davvero bisogno di un’offerta simile sul panorama nazionale. Di lì a qualche mese, Omar accettò di entrare in Bikenomist srl come socio, portando avanti in questo modo un doppio lavoro fulltime: progettatore meccanico di giorno, imprenditore dell’economia della bicicletta di notte e nel fine settimana.

Nel settembre 2015 andammo insieme a Eurobike, la più grande fiera del mondo della bici che si tiene ogni anno a Friedrichshafen. Nei tre giorni di permanenza Omar iniziò a conoscere l’ambiente all’interno del quale si muove il mondo della bicicletta, i suoi attori e il pensiero imperante.

Di rientro dalla fiera, mi guardò e disse: “sono davvero fortunato, sai? Sono stato tre giorni a parlare con le persone più importanti del settore e se non fosse stato per te, questo non sarebbe mai stato possibile. Grazie”.

Io rimasi di stucco: avevo di fronte una persona che non aveva mai accettato un “no” come risposta, che era riuscito a convincere tutti della propria affidabilità al punto da farsi accettare come socio, che lavorava 16 ore al giorno (fine settimana compresi) e che mi ringraziava dicendo di essere fortunato?! Ma davvero?

Di lì a poco Omar ci disse che lui ed Elena aspettavano un bambino e che presto avrebbe lasciato il proprio posto di lavoro per lavorare full time in Bikenomist.
Ancora una volta Omar mi spiazzò: si aggiungeva una bocca da sfamare al nucleo familiare e lui, invece di abbandonare il lavoro precario per concentrarsi su quello sicuro e a tempo indeterminato, lui scelse Bikenomist nonostante non potessimo offrire grandi garanzie per il futuro.

Nel frattempo Omar individuò un nuovo problema che doveva essere risolto: in Italia il mondo della biomeccanica del ciclismo era nelle mani dei meccanici di bici, gente che regola l’altezza di sella, la lunghezza dell’attacco manubrio e la posizione delle tacchette senza avere la minima idea su come funzioni un ginocchio o la colonna vertebrale, pensando che un software possa gestire tutto.

Decise quindi di mettere insieme una squadra di fisioterapisti, professori di scienze motorie e podologia per creare un protocollo che stabilisse come bisogna modificare la bicicletta per far stare bene le persone in sella.
Non contento, decise di iscriversi all’università, facoltà di scienze motorie.

Quindi, riassumendo, Omar si trovò con un mutuo da pagare, un figlio che stava per nascere, un lavoro precario e, come se non bastasse, anche un corso di laurea da seguire.

Per non farsi mancare niente, decise di lanciare uno studio di visite biomeccaniche col quale mettere in pratica le proprie teorie sul movimento umano in bicicletta. Inutile dire che lo Human Lab funziona e funziona alla grande.

Oggi, esattamente a distanza di cinque anni da quel suo primo articolo su Bikeitalia.it, Omar ha discusso la tesi di laurea dal titolo “Strategie per la riduzione della sedentarietà nella popolazione adulta italiana” concludendo il suo percorso di studi con uno splendido 107/110. Questa sua tesi proprio in questi giorni sta girando per gli uffici del Ministero dello Sviluppo Economico nella speranza che dia un po’ di visione ai nostri amministratori.

Credo che la cosa che rilevi di più di questo risultato sia il modo in cui è stato conseguito: nei due anni e mezzo occorsi per il conseguimento del titolo di studio, Omar non ha mai una sola volta trascurato il lavoro per seguire l’università, né ha (evidentemente) mai trascurato lo studio per seguire un’attività lavorativa sempre più complessa e impegnativa; e neppure ha fatto mai mancare l’attenzione al proprio figlio o alla propria famiglia.

Eppure Omar non è nato con un’intelligenza straordinaria, anzi, soffre di un deficit di attenzione che lo porta spesso a deconcentrarsi e a partire per la tangente (e che mi fa incazzare non poco). Ma nonostante questo ha sempre avuto la forza e il coraggio di porsi degli obiettivi sempre più ambiziosi e di non fermarsi mai di fronte a un problema se non per studiarlo a fondo e per trovare il modo per risolverlo.

La determinazione con cui Omar ha sempre affrontato ogni situazione è stata un grande insegnamento per me, ma mi ha anche offerto un metro di paragone per giudicare tutte quelle frasi di ogni giorno di persone che ti dicono che non hanno tempo, non hanno soldi, non possono farlo, non se la sentono o che invece di prendersi la responsabilità delle proprie scelte, trovano mille scuse e danno la colpa ad altri se le cose non vanno come devono.

So che questa determinazione non è innata, ma può essere insegnata attraverso il buon esempio o un’opportuna formazione e sono davvero convinto che se ci fossero più persone come Omar l’Italia sarebbe un paese migliore, con persone troppo impegnate a rimboccarsi le maniche per trovare il tempo di piangersi addosso e sperare che un gratta e vinci possa risolvere tutti i problemi mentre dà la colpa di tutto all’ultimo arrivato.

Ma questi sono altri discorsi e oggi c’è solamente da festeggiare un anniversario e un traguardo storico. Quindi congratulazioni, dott. Gatti, non fermarti mai. E grazie per come sei: fortissimo e umile.

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