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“Gambe” che pedalano per la Fondazione Michele Scarponi

News, Rubriche e opinioni • di 22 Luglio 2019

Trasformare il dolore in impegno, la paura in coraggio, la passione in linfa vitale per dare forma e sostanza a una battaglia di civiltà: il documentario “Gambe – La Strada è di Tutti” realizzato da Subwaylab insieme e per la Fondazione Michele Scarponi, per onorare la memoria e trasmettere il messaggio dell’Aquila di Filottrano, è riuscito ad avvicinare le istanze del ciclismo professionistico e quelle delle tante realtà del ciclismo urbano e del cicloattivismo, unite dalla bicicletta e dalla comune domanda di sicurezza stradale per chi pedala.

L’anteprima nazionale del documentario in Ancona, venerdì 18 luglio alla Rassegna Lazzaretto Cinema alla Mole Vanvitelliana, è stata l’occasione per riflettere sull’attività della Fondazione e incontrare dal vivo alcuni degli intervistati che hanno voluto testimoniare la loro vicinanza alla causa: dedicare del tempo, fermarsi a parlare, ascoltare in silenzio. Attività che la frenetica vita di tutti i giorni ha ridimensionato e reso difficili ma che hanno ancora un grande valore, perché i sentimenti non si possono quantificare e l’empatia non conosce metriche.

Per un’ora il tempo si è fermato e sono cominciati a fluire i ricordi, accompagnati dalle immagini che scorrevano sul grande schermo e dal tappeto sonoro che le circondava: un documentario corale, si diceva, con tante voci diverse che sono diventate una sola e si sono sciolte nel sorriso di Michele Scarponi e nella sue braccia alzate al cielo, nel suo piede a terra da gregario che rinuncia alla vittoria personale per far vincere la squadra, nei momenti terribili successivi a una perdita incommensurabile, nella presa di coscienza che ciascuno di noi può contribuire a fare qualcosa di grande, un passo alla volta, una pedalata dopo l’altra. Perché l’eredità morale di Michele ha trovato altre gambe per continuare a viaggiare.

Le gambe, anche quelle che non possono più muoversi in seguito a ciò che ci ostiniamo a chiamare “incidente stradale”: sono quelle di Marina Romoli e di Luca Panichi, che macinavano chilometri sulla bicicletta e oggi sono diventati testimoni della battaglia di civiltà contro la violenza stradale che li ha costretti in carrozzina ma hanno una grinta, una forza e una vitalità che sono un esempio positivo per tutti.

Le gambe e la penna di Marino Bartoletti, che da giornalista sportivo ha raccontato le gesta di Michele, o quelle di Alessandra De Stefano, che abbassava la telecamera e posava il microfono per parlare con l’uomo e non con l’atleta. Il ricordo del ct della Nazionale di Ciclismo Davide Cassani, che oggi è diventato anche testimonial della mobilità attiva e della sicurezza stradale che dà il buon esempio: usate meno la macchina, spostatevi in bicicletta. C’è l’ex assessore alla Mobilità del Comune di Bologna Andrea Colombo, oggi consigliere comunale, che ha fatto della sicurezza di pedoni e ciclisti la cifra distintiva del suo impegno politico.

Nel documentario “Gambe” ci siamo anche noi di Bikeitalia e la cosa ci fa onore: Matteo Dondé, architetto urbanista e direttore scientifico di Bikenomist, da anni sta sperimentando le Zone 30 dal basso e “fa toccare con mano” i risultati ai residenti e ai commercianti, che infatti poi vogliono rendere permanenti quelle modifiche migliorative della vivibilità delle strade. Il nostro Direttore Editoriale Paolo Pinzuti, intervistato in una fredda mattina d’inverno al Velodromo Vigorelli di Milano, ribadisce i fondamentali della bikenomics, l’economia che gira intorno alla bicicletta. E ci sono anch’io che parlo di come i mass media (non) comunicano correttamente la violenza stradale rifugiandosi dietro espressioni come “auto impazzita” o “strada killer” e spiego la necessità di cambiare la viabilità nelle nostre città, visto che scontiamo già un ritardo di una cinquantina di anni rispetto alle nazioni ciclisticamente più avanzate.

Ci sono i bambini e i genitori del Bike To School di Roma e della Massa Marmocchi di Milano che testimoniano il loro impegno concreto per la mobilità sostenibile in sella alla bicicletta; c’è l’infaticabile Giulietta Pagliaccio della FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) che promuove il bike to work; c’è l’ex ciclista professionista Simone Stortoni, compagno di squadra di Michele, che oggi ha un negozio di biciclette a Jesi; c’è Marco Cavorso, papà del giovanissimo corridore Tommy che ha trasformato il dolore della sua perdita in impegno concreto per la sicurezza stradale mettendo gambe, cuore e testa nell’ACCPI (Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani); c’è il ct della Nazionale di Calcio Roberto Mancini, marchigiano doc, che racconta di quando allenava il Manchester City e arrivava tutti i giorni al campo in bicicletta, 35 chilometri andata-e-ritorno con qualsiasi condizione atmosferica.

Ci sono anche le voci di alcuni ciclisti professionisti in carriera: c’è Peter Sagan che riflette sull’importanza del rispetto per chi pedala e con quella bici ci lavora; c’è Daniel Oss e la sua montagna di capelli ricci che ricorda il Michele fuori dalle corse; c’è Dario Cataldo dell’Astana Team, l’ultima squadra di Scarponi, che continua a pedalare con i colori che indossava lui e sente il peso della sua eredità. E, ancora: direttori sportivi, addetti ai lavori e semplici appassionati che non si sono dimenticati del suo sorriso, che ogni tanto compare per qualche fotogramma e nel docufilm fa da intermezzo tra un’intervista e l’altra.

E poi c’è Franky, il coloratissimo pappagallo femmina che seguiva Michele nelle pedalate di allenamento su e giù per le strade intorno alla sua Filottrano e la canzone sui titoli di coda “Vola Franky è già maggio” composta e cantata da Marco, suo fratello, è una dedica delicata che ha il suono della speranza:

“Vola Franky vai da mia madre
e riportale il sorriso
che ha perduto
Vola Franky vai da mio padre
ridagli il cappello gli occhiali e una tappa
da seguire…”

Il documentario è un manifesto che vuole raccontare che la strada è di tutti, a partire dal più fragile: che le nostre città devono diventare accoglienti per disabili, pedoni e ciclisti perché bisogna fermare la strage stradale quotidiana che ogni anno provoca migliaia di morti, feriti e famiglie distrutte.

Il progetto “Gambe – La Strada è di Tutti” è appena cominciato: le prossime tappe prevedono ulteriori proiezioni in giro per l’Italia che saranno comunicate attraverso il sito della Fondazione Michele Scarponi. È rivolto a tutti ma soprattutto ai più giovani, che stanno formando la loro coscienza civica e in queste immagini in movimento impareranno il rispetto per la vita e per gli altri, diventando ambasciatori di questo messaggio e facendolo camminare anche grazie alle proprie di gambe. La Strada è di Tutti, a partire dal più fragile.







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