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Gli italiani e la bici: perché non facciamo attività fisica?

News • di 15 Ottobre 2019

Come abbiamo già parlato in altre occasioni, l’Italia è un paese sempre più sedentario e gli italiani fanno sempre meno attività fisica. Guardate questa immagine:

Photo Credit: Paolo Gaffurini

Nella foto io vedo persone fisicamente abili che arrivano alla metro in auto, parcheggiano, prendono le scale mobili, salgono sulla metropolitana, riprendono le scale mobili, estraggono monopattini elettrici, arrivano al lavoro, stanno sedute 9 ore al giorno, tornano a casa, si siedono a tavola, passano la serata su Netflix o DaZn e vanno a letto.

Giorno dopo giorno.

Perché succede questo?

La sedentarietà spesso viene vista come “scelta obbligata” da parte di individui che ritengono di non avere alcuna predisposizione per l’attività fisica, di non esserne particolarmente attratti o di non avere tempo. Molte persone, pur essendo coscienti che l’esercizio fisico sia fondamentale per la loro salute, scelgono deliberatamente di privarsene.

Le barriere all’esercizio fisico sono solitamente le seguenti, che si ritrovano in formule diverse in ogni individuo sedentario:

  • Mancanza di tempo;
  • Tempo speso per il tragitto casa-lavoro che sottrae il tempo da dedicare alla pratica sportiva;
  • Problemi fisici;
  • Noia e mancanza di motivazione;
  • Incapacità di essere costanti;
  • Distanza o scarsità di impianti sportivi;

Queste barriere spesso sono anche quelle che impediscono a numerose campagne di penetrare le abitudini di sedentarietà delle persone coinvolte e apportare un cambio di vita a lungo termine.
Se le analizziamo una per una, vediamo come si tratta più che altro di scusanti, che possono essere contrastate con una pianificazione accorta della propria giornata.


aida

Se prendiamo per esempio la variabile tempo, notiamo come le persone siano convinte di spendere in modo diverso il proprio tempo da come in realtà fanno. Negli ultimi anni, con il dilagare degli smartphone, moltissime persone spendono una quantità enorme del proprio tempo su app e social media in maniera distratta e inconcludente. E’ stato dimostrato che la percezione del tempo passato sullo smartphone risulta essere di molto minore rispetto alla realtà. Un gruppo di persone che ha valutato, utilizzando un’app di contabilizzazione, i minuti passati usando lo smartphone e ha scoperto di passare in media 3 ore a guardare lo schermo quando erano convinte di impegnare al massimo 1 ora al giorno.

Se valutiamo la barriera data dal tempo di commuting, ovvero di spostamento per raggiungere il luogo di lavoro e ritornare a casa, capiamo anche qui che si tratta di un’impressione errata della mente, basata su un tipo di valutazione di tipo “veloce”, ovvero senza impegno della parte cognitiva della mente, molto spesso fallace. La maggior parte degli spostamenti casa-lavoro si svolge entro un raggio di 5 km da casa. Data la congestione dovuta al traffico motorizzato, un’automobile difficilmente raggiunge, nelle ore di punta di traffico, una velocità superiore ai 30km/h. Aggiungendo anche il tempo impiegato per trovare parcheggio, si nota come sostituire l’auto con la bicicletta o la camminata per raggiungere il luogo di lavoro permetta sia di risparmiare tempo e di convertire un’attività passiva in fisicamente attiva.

La barriera dei problemi fisici viene spesso utilizzata anch’essa come scusante. Dato che l’attività fisica ha un effetto a livello cerebrale, con secrezione di endorfine e dopamina, le persone fisicamente attive tendono a risentire meno dei dolori fisici rispetto a quelle sedentarie. Molto spesso, se l’attività fisica è svolta in modo corretto ed equilibrato, è la sedentarietà la causa reale della barriera e non il contrario.

La mancanza di motivazione e di costanza è un’ulteriore barriera, che spesso porta la persona a definirsi come non predisposta per l’attività fisica, poiché non avverte una spinta interiore verso tale attività. Molte persone usano la scusante del “talento”, ovvero di non avere predisposizione fisica e motivazionale per l’attività fisica, lo sport o il movimento sui generis. In realtà è possibile lavorare sulla motivazione intrinseca, utilizzando un percorso di automotivazione che fa leva sull’obiettivo e sul ritardo della gratificazione istantanea. Attraverso l’utilizzo di obiettivo ben delineati e un sistema di “ricompense e monitoraggio” è possibile creare un’abitudine che porti a far diventare l’attività fisica parte integrante della propria vita.

La barriera che riguarda la distanza o la scarsità di impianti sportivi rappresenta un chiaro segno di come l’attività fisica venga spesso ricondotta alla sola pratica sportiva. La realtà è ben diversa e mostra come si possa aumentare il monte ore di attività fisica in una giornata solo con dei piccoli accorgimenti, come parcheggiare l’auto due isolati più lontano del solito o scegliere di prendere le scale anziché l’ascensore. Una massima destinata ai praticanti di arti marziali afferma: “Esercitati con un compagno ogni volta che puoi. Se non hai un compagno, allenati da solo. Se non puoi allenarti, almeno fai le scale”.

Come abbiamo visto, le più comuni scusanti per non fare attività fisica sono spesso fallaci, poiché basate su una percezione del tempo errata o perché si considera l’attività fisica esclusivamente come sport e non come mettere in movimento il proprio corpo.







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