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Mauro in sella (e non solo) fino ai confini dell’Europa

Diari, Europa, News • di 31 Ottobre 2019

Riceviamo da Mauro Abbate e volentieri pubblichiamo il suo diario di viaggio estremo ai confini dell’Europa

Mi chiamo Mauro Abbate e sono un atleta e viaggiatore estremo
. Negli ultimi tre anni ho dedicato gran parte di tempo ed energie per cercare di realizzare i miei sogni. Tutti noi abbiamo dei sogni. Il mio era raggiungere i punti più estremi d’Europa in bicicletta. In particolare lo stretto di Gibilterra, il punto più a ovest in Portogallo e il punto più a Nord in Norvegia, Capo Nord.

Dopo aver superato la paura dell’ignoto e della solitudine ho trovato il coraggio di partire ma ben presto sono andato incontro a un grande ostacolo. Un fortissimo vento contrario che mi impedisce di percorrere i chilometri giornalieri che mi ero prefissato e ben presto capisco che posso soltanto accettare la situazione e andare avanti come possibile.

Raggiungo lo stretto di Gibilterra, proseguendo verso Nord inizio a perdere la motivazione e a percorrere sempre meno chilometri. Non avevo più un motivo per alzarmi la mattina. Nel momento in cui, guardando la mappa individuo il punto esatto che volevo raggiungere, Finisterre, il punto più a Nord Est d’Europa, riprendo il mio ritmo e inizio a fare tutto con più energia.

Bisogna avere degli obiettivi ben precisi, dei traguardi intermedi prima di arrivare al nostro desiderio più grande.

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Dopo 7 mesi e 9.000 chilometri avendo vissuto l’esperienza più bella della mia vita decido di tornare a casa senza essere arrivato a Capo Nord: ma non la considero una sconfitta, soltanto una pausa riflessiva per poter imparare da tutti gli errori commessi.

Ogni problema e ogni momento di difficoltà nella nostra memoria diventa qualcosa di prezioso da cui attingere in futuro.

Mi alleno duramente e pianifico tutto dettagliatamente e mi accorgo che arrivare a Capo Nord in bicicletta sarebbe troppo facile e non mi darebbe abbastanza soddisfazione. Voglio essere la prima persona nella storia a raggiungere in bici circolo polare artico dall’Italia, nuotare per 230 chilometri nel mar di Norvegia e arrivare a piedi fino a Capo Nord.

Ho sempre avuto una forte sensibilità sul tema della ciclabilità e decido allora di portare con me il messaggio dell’uso della bici come mezzo di trasporto per rendere le città più vivibili e ritrovare il contatto con la natura e con lo sport, lanciando una raccolta fondi per supportare il viaggio e la FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta).

La conoscenza e la preparazione ci permettono di superare le nostre paure e allargare i nostri orizzonti. Non dobbiamo limitarci a ciò che già conosciamo.

Ho visto il sole sorgere e tramontare lungo tutte le coste d’Europa. Sopra il circolo polare artico ho visto il sole avvicinarsi all’orizzonte senza mai scomparirne dietro per poi risalire unendo alba e tramonto. Questo è un vero valore e non esiste denaro che possa comprarlo. Le cose essenziali per vivere ed essere felici sono davvero poche.

Solo andando avanti verso i propri obiettivi, lavorando sodo senza fermarsi o scoraggiarsi ci si rende conto che i momenti più duri sono temporanei e dopo la tempesta può soltanto uscire di nuovo il sole.

Molto spesso dobbiamo passare attraverso qualcosa che non ci piace per poter raggiungere ciò che desideriamo. Dopo esser passato dal caldo luglio del Sud Italia, aver preso giorni di temporali in Germania e Danimarca e aver percorso le salite attraverso i fiordi Norvegesi arrivo al circolo polare artico in bicicletta è già un grande traguardo ma è anche il momento di iniziare la parte a nuoto.

Una corsa contro il tempo dove la più grande pressione era data dalla finestra di tempo limitata che avevo prima che le temperature diventassero troppo basse. Oltre al freddo più intenso di quanto previsto altri problemi non sono tardate ad arrivare: ho passato un mese nuotando costantemente circondato da meduse di tutte le specie e dimensioni, soffrendo il freddo, l’incapacità di uscire dall’acqua a causa delle scogliere norvegesi, le maree le correnti e la difficoltà nel reperire cibo e acqua per andare avanti.

Uno tra i momenti peggiori è stato poco prima di arrivare a Capo Nord. Una galleria di 7 chilometri che scende sotto il livello del mare di più di 200 metri mi ha tenuto col fiato sospeso per ore, dovevo attraversarla a piedi e man mano che si scende l’ossigeno tende a scarseggiare. Le ventole per il ricambio dell’aria non funzionavano e mi son ritrovato senza ossigeno al buio di una galleria interminabile. Ho stretto i denti e ho affrontato la parte in salita finché a un certo punto le ventole si sono miracolosamente riattivate e ho potuto riprendere a respirare.

Avevo immaginato il preciso momento in cui avrei toccato il ferro del monumento che simboleggia il punto più a Nord d’Europa per anni e nel momento in cui è successo veramente mi son sentito la persona più felice della terra. Ho provato amore per tutte le creature viventi, amore per il mondo.







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