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Mobike diventa italiana e conquista l’Europa

News • di 8 Novembre 2019

Mobike, l’azienda cinese che ha portato il bike sharing a flusso libero in moltissime realtà del nostro Paese è diventata a tutti gli effetti italiana. Una buona notizia che segna una svolta importante nello sviluppo di questo tipo di servizio di mobilità: alla faccia dei disfattisti che ritenevano la cosa impossibile nelle nostre città a causa dell’inciviltà e del vandalismo.

Mobike diventa italiana

Le bici arancioni presenti in tutta Europa, divenute famose per essere state bersagliate dagli atti vandalici ripresi più volte dai media nazionali, hanno cambiato marchio e proprietario: si chiameranno Movi e saranno gestite dall’azienda Idri BK. Si tratta indubbiamente di un colpo grosso che fa riflettere sul futuro della mobilità nelle città italiane ed europee.

La casa madre cinese navigava in cattive acque ormai da tempo, con fughe di notizie che vedevano l’azienda pronta ad abbandonare il mercato europeo per concentrarsi esclusivamente su quello cinese. Oggi arriva la conferma: la divisione Mobike Europa diventa italiana e si prepara a lanciare sul mercato nuovi modelli di bici, puntando soprattutto sull’elettrico, sia per le biciclette che per nuovi monopattini e scooter in sharing. Insomma, la Mobike del futuro sarà molto diversa da quella che conosciamo oggi, diventando a tutti gli effetti un fornitore di servizi di mobilità integrata.

La nuova Mobike avrà in gestione oltre 30.000 biciclette diffuse soprattutto nel Sud Europa e più di 1,5 milioni di utenti. In futuro si prevede la sostituzione del marchio con il nuovo “Movi”, con particolare attenzione alla scelta stilistica e d’immagine, con l’obiettivo di testimoniare la volontà della società di sottolineare la natura europea del nuovo operatore, molto più flessibile e vicino ai bisogni degli utenti del Vecchio Continente.

Mobike diventa italiana

Dopo l’abbandono del nostro Paese e il fallimento di altre società come Ofo, GobeeBike, Obike sembra dunque che la “bolla” del bike sharing a flusso libero abbia raggiunto un punto di svolta, con buona pace di chi accusava gli atti di vandalismo di far scappare gli investitori asiatici dall’Italia.
La causa principale di questi fallimenti sembra sia da ricercare invece nel modello di business delle aziende: biciclette di scarsa qualità costruttiva, modelli non adatti al mercato europeo e tariffe stracciate non potevano durare a lungo.

Mobike diventa italiana


aida

Possiamo dunque dire che il bike sharing italiano inizia un nuovo corso: oltre all’arrivo dei primi modelli di bici elettriche Mobike (a questo punto Movi) a Firenze e Bologna, a Roma è attivo da qualche settimana Jump, il servizio di e-bike sharing di Uber, ma siamo certi che il mercato delle biciclette in condivisione ci offrirà altre sorprese con l’arrivo del nuovo anno.







2 Risposte a Mobike diventa italiana e conquista l’Europa

  1. Antonio ha detto:

    Contrariamente a quello che afferma il giornalista non sono così convinto che questo sia un grande passo avanti. I costi di gestione di un sistema a flusso libero sono molto elevati e anche il vandalismo (in grande aumento) è sicuramente un fattore negativo.
    Non a caso tutti gli investitori cinesi se ne sono andati nel giro di pochi anni, così come avevo facilmente pronosticato.
    Staremo a vedere
    Antonio dv

    • Gabriele Sangalli ha detto:

      Gentile Antonio, nell’articolo non sostengo che il passaggio a una gestione italiana sia “un passo avanti”, lo vedremo in futuro, ma bensì quanto invece questo sia un notevole cambiamento che potrebbe sparigliare le carte del bike sharing così come lo abbiamo conosciuto. Per quanto riguarda il vandalismo, non crediamo sia la prima causa per il fallimento delle aziende asiatiche anzi, pensiamo invece che il problema sia da ricercare nel modello di business che difficilmente garantisce profitti adeguati per una gestione di qualità del servizio. Non ci resta che aspettare e valutare cosa accadrà nei prossimi mesi, cordialmente. G.

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