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Costa Rica in bici, “pura vida” tra bradipi e tucani

Diari, News • di 25 Novembre 2019

Ad oggi abbiamo attraversato 33 paesi e altrettanti confini, solo due volte varcare il confine ha effettivamente significato entrare in un paese diverso. Solitamente usi, costumi, volti, lingua, paesaggi, si protraggono al di là ed al di qua di quella linea divisoria labile che chiamiamo confine. Non è stato così tra Kazakistan e Cina, né è stato così tra Nicaragua e Costa Rica. Dal caos all’ordine, questa è la prima impressione che si ha. Sparisce la spazzatura lungo la strada, spariscono case e persone, carretti, motocicli, autobus rotti ed inquinanti. Al loro posto chilometri e chilometri di foresta, cartelli che avvisano della presenza di animali selvatici e macchine sporadiche.

È un sollievo enorme per lo sguardo e per l’anima osservare un paesaggio e non scorgere nessuna traccia umana. Il 25% del territorio del Costa Rica è riservato ad aree protette e parchi nazionali. Inoltre questo paese ha investito enormemente in energie rinnovabili, negli ultimi anni il 98,53 % della sua energia è stato prodotto da vulcani, vento e sole. Il Presidente, Carlos Alvarado Quesada, punta al 100% entro il 2050. L’impulso ecologista ed innovatore permea tutto il paese e i risultati sono evidenti. La natura prospera e con lei il turismo. D’altra parte chi non sceglierebbe una spiaggia piena di tartarughe, anziché di immondizia?

È vero, tutto è molto più caro rispetto ai paesi limitrofi, ma la bellezza e l’unicità dei posti valgono ogni singolo centesimo, soprattutto sapendo che quel centesimo verrà utilizzato nel miglior modo possibile. Se negli altri paesi del Centro America siamo stati riluttanti nello spendere le nostre preziose risorse per fare visita a parchi o luoghi turistici, qui ci siamo concessi persino 16 dollari per il Parco Nazionale Manuel Antonio assolutamente ben tenuto e soprattutto popolato di quelle magiche creature che sono i bradipi, più ovviamente una quantità incredibile di altri animali.

La guacamayas o ara, enorme pappagallo dal piumaggio variopinto e voce sgraziata, che purtroppo sta scomparendo un po’ ovunque, qui prolifera indisturbata, non al pari dei piccioni in Piazza San Marco a Venezia, ma tempo qualche anno sono certa arriveranno a quei numeri. Per non parlare dei tucani che svolazzano di albero in albero a lato strada. Si pedala con il naso all’insù, o all’ingiù, emozionandosi per questo o quel animaletto visto solo nei documentari ed ora dal vivo.

Quando sono partita per questo viaggio, sognavo sì di fare il giro del mondo in bici ma soprattutto di poter vedere con i miei occhi quella natura che per tanto tempo ho ammirato attraverso i documentari, ed ora eccomi qui, faccia a faccia con uno degli animali più incredibili del nostro mondo, il bradipo! Con i suoi movimenti lenti e precisi mi fa pensare che non importa quanto noi esseri umani rendiamo la nostra vita frenetica, la natura va e andrà avanti con il suo ritmo lento, preciso.

E credo siano soprattutto questi luoghi a ricordarci di non essere soli, noi esseri umani, su questo pianeta. Spesso, troppo spesso ce ne dimentichiamo vivendo rinchiusi nelle città, nelle nostre tane di cemento e smog. Il Costa Rica ci ha riportati in Canada ed in Australia, paesi dove la presenza umana si perde nell’immensità della natura. Sensazione che abbiamo perso in Messico e gli altri paesi del Centro America, data la popolazione numerosissima e la scarsa educazione ecologica.

Dopo la malattia di Daniele avevamo deciso per un po’ di pedalare solo su asfalto, decisamente meno stancante dei percorsi sterrati seguiti in passato. Ma non si può stare lontani dalle proprie passioni a lungo e così ci siamo ritrovati a percorrere circa 300 chilometri di sterrato lungo la penisola di Nicoya, un lembo di terra affacciato sull’Oceano Pacifico rinomato per le sue spiagge, alcune delle quali ospitano regolarmente la nidificazione delle tartarughe marine, e per la natura selvaggia.

Scarica la traccia gpx – Costa Rica in bici

Ci siamo ritrovati così a divertirci tra guadi di fiumi, pedalate sul bagnasciuga e salite, poche, impossibili. Il percorso lambisce la costa della penisola e fortunatamente si è quasi sempre all’interno di una foresta. Perché “fortunatamente all’interno di una foresta”? Perché la temperatura dalle 11 alle 16 da queste parti è davvero proibitiva, ma stando tra gli alberi si riesce a pedalare anche nelle ore più calde. Purtroppo non si sfugge all’umidità, accentuata dalle forti piogge pomeridiane tipiche della stagione, e così si pedala costantemente zuppi che sia sudore o pioggia.

Non è stato affatto facile ricominciare a viaggiare dopo la lunga sosta in Guatemala, e forse è in Costa Rica che siamo riusciti a dimenticare per un po’ quanto accaduto. Grazie alle meraviglie del posto, ma anche e soprattutto agli incontri che abbiamo avuto. A Tamarindo, località turistica sulla costa pacifica, sempre nelle penisola di Nicoya, siamo stati accolti e coccolati dalla comunità di italiani che vive ormai da tempo in questi luoghi. Giovani migrati alla ricerca di un posto dove realizzare i propri sogni.

Quando ci chiedono se abbiamo nostalgia dell’Italia, se ci manca, noi di istinto diciamo sempre di no. Ed in fondo è la verità, mentre ci muoviamo per il mondo non pensiamo molto a ciò che abbiamo lasciato. Ma quando poi, come nel caso di Tamarindo, ci immergiamo nuovamente nella nostra cultura, nelle nostre radici, ci rendiamo conto che sì ci manca e ci piace ritrovare negli altri le nostre abitudini, i nostri rituali. È difficile spiegarlo, ma ci dà un senso di conforto, di sicurezza. Più giriamo il mondo abbracciando abitudini e culture diverse, più ci rendiamo conto di quanto in realtà siamo italiani, anzi europei.

(Simona Pergola)







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