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Verso la Regina Ciclarum, la futura Ciclovia Tiberina

News • di 29 Novembre 2019

Riceviamo da Federico Occhionero e volentieri pubblichiamo la storia del progetto Regina Ciclarum e tutte le iniziative che sono state portate avanti dal basso in questi anni per dare forma e sostanza alla futura Ciclovia del Tevere.

Il progetto Regina Ciclarum segue il Tevere dalle sorgenti al mare lungo la futura Ciclovia Fluviale Tiberina. Due Regioni attraversate (Umbria e Lazio), 400 chilometri e una moltitudine di paesaggi che raccontano l’uomo e la natura.

Nella primavera del 2017 la riapertura della Via al Mare accende la fantasia di molti ciclisti. Il fiume restituisce antichi corridoi di mobilità su cui catalizzare i propositi di una cittadinanza che si appassiona a questi luoghi e decide di adottarli in virtù della loro unicità: 55 chilometri protetti dall’invadenza delle auto.
Grazie ai volontari della Discesa Internazionale del Tevere e del pioniere Igino, si diffonde la visione di quella che sarà la futura Ciclovia Tiberina. I 55 chilometri iniziali diventano 400. Nel panorama dei grandi assi di mobilità cicloturistica che attraverseranno l’Italia e l’Europa, scendendo lungo la Via Francigena o risalendo la costa Tirrenica, già oggi le sponde del Tevere indicano la direzione verso Roma.

Nel giro di due anni, dal basso nasce il racconto delle “Terre della Regina” e prendono forma quattro operazioni di cittadinanza attiva: “Patronus” raccontare dal basso, “Strabone” mappare il territorio, “Ippocrate” curare il bene comune, “Euclide” contare i flussi.

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Operazione Patronus

L’operazione Patronus parte con l’obiettivo di recuperare le paline metalliche arrugginite a cui si aggiungono nel tempo le edicole realizzate lungo la Via al Mare. I testi e le foto impressi sui pannelli raccontano i tentativi di rileggere questi luoghi. Le locandine che accompagnano le attività si diffondono nei social e diventano, insieme alla montagna di scatti fotografici accumulati, materiale per popolare il sito ed animare i punti informativi messi in piedi in occasione di pedalate, giornate di rigener-azione, convegni, meeting, lezioni universitarie.

Operazione Strabone

Con l’Operazione Strabone prende il via la mappatura delle Terre della Regina finalizzata a condividere mappe, tracce gps, segnaletica. Il primo passo è dare un nome i vari tratti. Alle “Terre Estreme” si contrappone il “mondo conosciuto” metropolitano: le “Terre del Nord” ; la “Città Eterna” ; i “Campi Elisi” infine la “Via al Mare”.

Ai supporti informatici si aggiungono, mese dopo mese, i PuntoBussola ai bivi lungo la Via al Mare. Nell’estate 2019, grazie ai volontari DIT e alla Via dell’Acqua Assisi-Roma, vengono formalizzati due itinerari nelle Terre Estreme: 85 km da Città di Castello a Perugia a cui si sommano altri 70 da Orte a Nazzano. Insieme ai 55 del tratto romano sono lì a testimoniare la concretezza di un percorso che già oggi risulta coperto per metà della lunghezza complessiva: è la futura Ciclovia Tiberina.

Operazione Ippocrate

L’operazione Ippocrate formalizza il desiderio di prendersi cura della Regina, nella convinzione che la comunità tutta, attraverso piccoli gesti ripetuti, può contribuire a uno spazio decoroso, sano, accogliente. Al recupero delle paline metalliche abbandonate coinvolte nell’operazione Patronus, si aggiungono la rigener-azione degli arredi (come panchine, cestini, gazebo) e il taglio della vegetazione infestante. Particolare attenzione viene dedicata al recupero delle aree di ozio, perché tornino ad essere luoghi di sosta, convivialità, riflessione. Alle piazzole ufficiali, si aggiungono due belvedere lungo la Via al Mare: il Galeria e il Caravaggio. In estate è il turno dei Punti S.O.S.TA per soccorrere chi è alle prese con una foratura.

Operazione Euclide

L’operazione Euclide è il tentativo di quantificare il flusso di utenti (corridori, ciclisti, camminanti) lungo il percorso ciclopedonale al variare delle ore e delle stagioni. Oltre ad essere strumento prezioso nelle mani delle amministrazioni locali, il monitoraggio dei passaggi ha ricadute positive anche sugli utenti: non più singoli individui isolati, ma comunità viva in grado di contarsi ed organizzarsi.

Gli strumenti di conteggio disponibili in commercio hanno però costi inaccessibili, da qui l’idea di costruire un dispositivo conta passaggi dal basso. I quasi mille passaggi giornalieri, che raddoppiano nel weekend, attestano la vitalità dei luoghi. Il riconoscimento della validità del progetto è arrivato con la partecipazione alla Roma Maker Faire. Il traguardo è una costellazione di postazioni contapassaggi distribuita tra l’Umbria e il Lazio, ad unire simbolicamente i tratti ciclabili già in essere lungo l’asta fluviale.

I numeri della Regina

Il progetto Regina Ciclarum, nato per assecondare un’emozione primitiva di evasione verso il mare, si rivela una faccenda molto più complessa. Il “banale” recupero di una serie di passaggi ostruiti da canne e rovi si trasforma, quasi a tradimento, in un viaggio epico lungo centinaia di chilometri, tra periferie moderne e vestigia dimenticate. Un processo di elaborazione che si riflette nei numeri della Regina: 7 paline, 9 panchine, 3 aree di ozio; 2 belvedere e 3 punti di S.O.S.TA; 200 km in 3 itinerari; 10 PuntoBussola; 1 evento al mese; 138 locandine, 1 sito, 2 social; 10 pannelli informativi; 1 anno di conta passaggi.

Un unicum rappresentato dalla varietà degli incontri: bici da corsa, mtb, citybike, monopattini, monoruota, skateboard, genitori con passeggino, anziani in carrozzina, camminanti, runner. Turisti e pendolari. È solo un primo spaccato della biodiversità di stili ed interpretazioni che fioriscono lungo le sponde. Ecco perché, nell’inverno del 2018 un gruppo di cittadini decise di rompere gli schemi. Al tracimare delle visioni il fiume portò via con sé steccati e costrizioni. Non ciclisti, non corridori, non camminanti. Nascevano allora i Gatti della Regina.

(Federico Occhionero)







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