E-bike sharing a flusso libero: come stanno andando a Roma Jump e Greta?

24 Gennaio 2020

L’interesse crescente per le bici a pedalata assistita a flusso libero in condivisione nelle nostre città è indice di un cambiamento nell’approccio della mobilità o sintomo di un’infatuazione temporanea, dettata dalla novità e dalla moda del momento? Il caso di Roma – dove in passato il servizio di bike sharing tradizionale non è mai riuscito a decollare e recentemente quello a flusso libero low cost è fallito – è indice di una piccola/grande rivoluzione nei trasporti, quantomeno nella percezione del servizio di bici-a-pedalata-assistita-in-condivisione-a-flusso-libero, maturata negli ultimi tre mesi, cioè da quando le Jump rosse di Uber sono sbarcate nella Capitale (con 700 unità, cresciute poi fino a 2.800), seguite dopo poche settimane dalle Greta della Helbiz (che proprio in questi giorni sono aumentate di numero, diventando 500 dalle 100 iniziali): due flotte di bici in condivisione, a pedalata assistita, a flusso libero che stanno dando l’occasione di sperimentare nuove modalità di mobilità a diverse tipologie di utenti. Vediamo come e perché.

Questa tipologia di servizio si rivolge a un’utenza che pedala per brevi tratti, magari perché non vuole aspettare l’autobus o preferisce coprire la distanza in bici anziché in taxi, che lo utilizza nel cosiddetto “ultimo miglio” per raggiungere il posto di lavoro sfruttando l’intermodalità con il trasporto pubblico locale. Esistono almeno quattro dimensioni da prendere in considerazione per fare una serie di considerazioni su come sta andando il servizio a Roma.

Il costo del servizio

Diciamo subito che utilizzare le e-bike in condivisione a flusso libero ha un costo che varia in base all’operatore: le Jump di Uber costano 12,50 euro per un’ora di utilizzo (50 centesimi per sbloccarle più 20 centesimi al minuto), le Greta di Helbiz invece 4,45 euro (25 centesimi allo sblocco più 7 centesimi al minuto), ma si tratta di due prodotti abbastanza diversi. In ogni caso le bici rosse di Uber hanno un costo di utilizzo decisamente più alto, quasi in linea con quello degli scooter elettrici o addirittura del car sharing: non a caso in giro per Roma si nota che molti pedalatori di Jump sono per lo più turisti in visita nella Città Eterna o persone vestite in abiti formali che hanno l’esigenza di spostarsi velocemente, arrivare in tempo a un appuntamento senza perdere minuti preziosi a cercare parcheggio. E per i quali il costo relativamente alto non sembra essere un problema.

L’area operativa

Una cosa a cui bisogna stare molto attenti è l’area operativa in cui è possibile lasciare la bici senza incorrere nel pagamento di una penale per “parcheggio fuori zona”: più di qualche utente, soprattutto nei primi giorni di lancio, ha lamentato qualche disservizio perché dalla mappa sullo smartphone non era immediatamente evidente quale fossero per Uber le aree “off-limits” per il parcheggio delle Jump, perché d’intesa con il Comune di Roma le bici di Uber non si possono lasciare parcheggiate nelle zone limitrofe ai monumenti e nelle piazze storiche. In ogni caso il servizio clienti prende in carico i reclami e assiste gli utenti (e in caso di malfunzionamento dell’app o addebito non dovuto rifonde a stretto giro la cifra della penale e/o il costo aggiuntivo generato da un errore tecnico).

Manutenzione e logistica

L’area operativa non si limita soltanto al centro storico ma è più ampia, riuscendo a coprire diversi quadranti della città, seppure ancora non comprenda tutti i quartieri più periferici a ridosso del Grande Raccordo Anulare: quella di Uber è di 57 chilometri quadrati, quella di Helbiz di 27. Per la manutenzione delle bici rosse Jump c’è una squadra di corrieri in bici di Corro che girano in cargobike per Roma, sostituiscono le batterie e mantengono in piena efficienza meccanica i mezzi; anche le bici bianche Greta hanno una squadra di circa 20 persone che si occupa di manutenzione e logistica, rimettendole a posto e spostandole nei punti di maggior richiesta.

App e mobilità

I servizi di e-bike sharing a flusso libero promossi da Uber e Helbiz sono analoghi e complementari e rientrano in una strategia di fidelizzazione del cliente con la piattaforma di riferimento: le Jump rosse si possono sbloccare utilizzando la stessa app di Uber che vale anche per prenotare i viaggi in auto; l’app di Helbiz per Greta sarà integrata anche con l’offerta di monopattini elettrici – quando si sbloccherà la situazione normativa, al momento ancora non chiara in Italia – e la micromobilità elettrica rappresenta una delle linee di sviluppo degli spostamenti urbani quotidiani, con un rinnovato interesse dettato anche dall’urgenza della questione climatica.

L’esempio di Roma, dove il servizio di e-bike sharing a flusso libero è uscito dalla fase della sperimentazione e sta entrando a pieno regime, dimostra che anche in una realtà dove la ciclabilità deve affrontare mille ostacoli – primo tra tutti il traffico motorizzato – spostarsi su una bici a pedalata assistita in condivisione rappresenta un’alternativa più che valida per coprire tragitti urbani in tempi brevi, senza inquinare e senza perdere tempo per cercare parcheggio.

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