Perché la bici è la risposta alla crisi sanitaria nazionale

16 Aprile 2020

L’attuale epidemia di COVID-19 ha messo in luce i limiti del Sistema Sanitario Nazionale. In un paese come l’Italia dove il 20% della popolazione ha più di 65 anni e soprattutto ha sviluppato patologie croniche invalidanti, il sistema sanitario ha barcollato ma ha retto al colpo grazie allo sforzo immane di medici e personale sanitario. Aggiungendo il fatto che negli ultimi 30 anni la classe politica dirigente non ha fatto altro che smantellare, regalare e limitare lo sviluppo del Servizio Sanitario Nazionale, ci troviamo di fronte a un bivio: o continuiamo così e speriamo che la prossima tempesta non sia così forte oppure affrontiamo il problema per farci trovare più preparati.

Dato che in Bikeitalia.it ci piace analizzare i problemi ma trovare anche le soluzioni, proviamo a immaginare una politica che vada a lavorare sulle cause del problema: lo stato di salute degli italiani.

Come può essere possibile migliorare, con un programma capillare ma economico e flessibile, la salute degli italiani?

Con la bicicletta.

Lo stato dell’arte della salute italiana

Attualmente la salute degli italiani è pessima e lo era anche prima del Coronavirus. Alcuni dati ci fanno capire quanto la situazione sia grave:

  • Il 50% del paese è considerato sedentario abituale;
  • Vi sono 750 auto ogni 1000 abitanti, il tasso di motorizzazione più alto d’Europa;
  • L’inquinamento da polveri sottili rimane sopra i limiti consentiti per 200 giorni l’anno;
  • Le principali cause di morte sono diabete, infarto acuto del miocardio, ipertensione arteriosa e tumori dell’apparato respiratorio;
  • Il tasso di bambini obesi è il più alto d’Europa;
  • In media un italiano sviluppa una malattia legata alla sedentarietà all’età di 58 anni ed è costretto a vivere sotto cura farmacologica per i successivi 30 anni;
  • Il costo di questa situazione è di 639 milioni di euro/ anno.

In questi giorni molti italiani sperano che venga sintetizzato un farmaco per migliorare la salute della cittadinanza e che venga distribuito in fretta. Ma il farmaco c’è già e si chiama bicicletta.

Perché abbiamo bisogno di più bici e non di un altro farmaco

  • Nessun farmaco è in grado di produrre benefici trasversali. I principi attivi del farmaco lavorano in modo specifico, non è possibile ottenere miglioramenti a livello di cuore, polmoni, muscoli, sistema nervoso e ossa con un unico farmaco (ci hanno provato con i farmaci “exercise-mimic” e li hanno ritirati);
  • Una volta metabolizzato dal fegato, il principio attivo di un farmaco entra nel torrente ematico e ha un’emivita breve e apporta modifiche funzionali. Non è possibile ottenere modifiche strutturali a lungo termine, dette adattamenti cronici, con una pillola;
  • Il corpo può attivarsi per inibire il principio attivo del farmaco e renderlo inefficiente. Fate conto che la Società Italiana per l’ipertensione arteriosa ha riportato la notizia che il 62% dei pazienti in cura per l’ipertensione assume farmaci che non hanno alcun effetto sulla malattia. Inoltre alcuni farmaci possono causare reazioni avverse. Opportunamente modulata, l’attività fisica in bici non ha controindicazioni;
  • Si tratta di un gesto che, per chiunque l’abbia imparato, è semplice e immediato e non necessita di fasi di apprendimento della tecnica;
  • Può essere eseguito in autonomia e all’orario preferito, non richiede assembramento di persone a orari stabiliti, permettendo massima flessibilità di applicazione;
  • Essendo modulabile in intensità e frequenza, l’attività può essere adattata a casi particolari quali ipertensione, diabete, osteoporosi, sarcorpenia, dislipidemia. Essendo un’attività in scarico delle articolazioni, è adatta anche agli obesi e ai sovrappeso
  • Grazie ai cardiofrequenzimetri, ai ciclocomputer e alle app digitali è possibile seguire da remoto un “paziente”. Un solo laureato in scienze motorie preventive e adattate, opportunamente formato, può seguire 30-40 pazienti;
  • L’implementazione da parte del SSN di un nuovo farmaco in grado di offrire questi benefici avrebbe costi esorbitanti per le casse dello Stato;
  • Il virus è stato più aggressivo nelle zone più inquinate d’Italia. Favorire l’uso della bici produrrebbe una riduzione del parco auto circolante, con sensibili riduzioni dei livelli di inquinanti e miglioramento delle condizioni respiratorie di anziani e bambini.

Come applicare il concetto di bici come farmaco

L’idea è quella di dispensare la bici e il suo utilizzo come si fa con i farmaci. La chiave di questo processo è il medico di base, poiché è il professionista al quale si rivolgono le categorie più deboli e colpite dal Coronavirus: gli anziani sopra i 65 anni.

Il SSN nazionale dovrebbe prevedere l’attività fisica in bici come strumento terapeutico supplementare a una terapia farmacologica standard e prevedere una breve formazione telematica per i medici di base. Inoltre basterebbe creare una piattaforma online dove il cittadino può collegarsi per iniziare ad applicare la sua terapia.

Immaginiamo un futuro di questo tipo:

Un cittadino italiano si reca dal medico di base con le analisi e quest’ultimo conferma la diagnosi di ipertensione, diabete o dislipidemia (le più “mortali” in caso di infezione da COVID-19). Oltre a statine, antidiuretici e cardioaspirine, il medico prescrive attività fisica in bici.

Il cittadino si reca in un negozio e sceglie un range di bici determinato, approvato dal SSN. Al momento dell’acquisto il negoziante inserisce il codice fiscale e il numero di ricetta medica nella fattura, che il cittadino poi potrà scaricare dalle tasse come presidio medico.

Una volta in possesso della bici, il “paziente” potrà collegarsi al sito internet del SSN, dove con il numero di ricetta può attivare un account e seguire le istruzioni per l’attività in bici, seguito da personale laureato in scienze motorie preventive e adattate e caricare le proprie “terapie” sul sito, usando Strava come ponte.

La bici è il farmaco che tutti aspettiamo per risolvere la crisi sanitaria nazionale. Solo che non ce ne siamo ancora accorti.

È talmente utopico che potrebbe persino funzionare.

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