Cicloturismo in bici pieghevole: il Salento in Brompton

13 Agosto 2020

Riceviamo da Gianluca Orlando e volentieri pubblichiamo il suo diario di viaggio all’insegna del cicloturismo in bici pieghevole: in Brompton nel Salento.

Tramonti sul mare incorniciati in paesaggi da sogno; cultura, storia, archeologia intimamente mescolati alla magia dell’arte e della tradizione. Aggiungiamoci una Brompton a 6 marce sotto il sole caldo di inizio luglio e il tour perfetto è fatto: 250 km in 5 tappe tra le affascinanti e suggestive terre del Salento.

La Puglia offre un tracciato abbastanza semplice unito a una varietà estrema di paesaggi e monumenti. E così, il mio primo ciclo viaggio in Brompton si è composto, tappa dopo tappa, di colori, suoni e odori che hanno lasciato un segno indelebile nella mente e nel cuore. La piccola Brommy, poi, è stata una fedele compagna: le ruote da 16 pollici, per cui inizialmente avevo nutrito qualche dubbio, hanno retto bene sui sentieri interni, spesso disconnessi, mentre hanno marciato veloce sul manto stradale asfaltato.

L’antica Via Traiana Calabra

Seguendo l’antica Via Traiana Calabra, oggi parte della Francigena del Sud, per i primi 3 giorni ho esplorato l’entroterra pugliese. Partenza da Brindisi, non senza aver prima visitato la città:

Porto di Brindisi

il tempio di San Giovanni al Sepolcro, la Cattedrale, il lungomare turistico, il Monumento al Marinaio d’Italia che spicca sul porto… qui, le colonne romane segnano la fine della via Appia Antica e l’inizio della variante Traiana, quella seguita fino a Otranto. Protagonista della prima tappa, la campagna brindisina… gli uliveti e i vigneti, i muretti a secco e le antiche masserie hanno fatto da sfondo a questo primo giorno in sella, conclusosi a Lecce, la “Signora del Barocco”.

Duomo di Lecce

L’ingresso in città avviene nell’area del Monastero degli Olivetani per giungere, via via, fino a piazza Sant’Oronzo dominata dalla colonna con la statua del Santo e dal classico anfiteatro romano.

Castello di Acaya

Secondo giorno, seconda tappa: ancora nell’entroterra, stavolta, però, attraverso tanti piccoli centri della Grecia salentina: Acaya, splendido borgo fortificato di epoca tardo-medievale che conserva ancora il suo Castello, Acquarica di Lecce, Vernole, e poi Martano, Serrano, Cannole, Palmariggi fino a Giuggianello, il comune più piccolo del Salento.

Trascorsa la notte, si riparte riprendendo il percorso sulla via Traiana; la terza tappa, tra storia e magia, mi conduce a Giurdignano definito il giardino megalitico d’Italia per la cospicua presenza di dolmen e menhir, costruzioni in pietra che riportano alla mente popolazioni primitive e tempi ormai lontanissimi. Prima di entrare nel centro abitato faccio una piccola deviazione per raggiungere il Dolmen stabile o Quattromacine e poi, ancora, i Menhir San Paolo e San Vincenzo.

Il Domen stabile (o Quattromacine)

Dalla storia leggendaria del passato si punta verso il mare: Otranto con la splendida cattedrale e il Castello Aragonese mi accoglie offrendomi un bagno rigenerativo in acque cristalline. La tappa si conclude poco fuori la città per visitare l’ex cava di Bauxite, in un tripudio di colori che vanno dal rosso al verde smeraldo.

Finito a Otranto il ciclo viaggio sulla via Traiana, decido di proseguire lungo la costa fino a Santa Maria di Leuca: partenza, stavolta, da Uggiano la Chiesa in un percorso lento verso Sud attraverso la Litoranea (SP358). La costa procede piuttosto alta e, dopo una piacevole discesa che mi riporta al livello del mare, si staglia davanti ai miei occhi lo splendido skyline di Santa Cesarea Terme, famosa per le sue acque termali. Attraverso scogliere a picco sul mare, magnifiche grotte e panorami mozzafiato continuo il mio percorso verso sud attraversando Castro; i continui saliscendi e la voglia di fare un bagno nella Piscina naturale di Marina Serra, mi obbligano a fermarmi dopo solo 40 km.

Gli orizzonti della giornata precedente non si fanno mancare nella quinta e ultima tappa; di nuovo sulla SP358 con direzione Leuca. La natura la fa ancora da protagonista: impossibile non fermarsi ad ammirare le acque della gola del Ciolo che si infrangono, dirompenti, sugli scogli.

Passando per l’omonimo ponte con la maestosa insenatura ecco Leuca, la bianca, che appare come un candido miraggio tra terra e mare: tradizione vuole che, proprio qui, nell’estrema punta del tallone d’Italia, sia sbarcato San Pietro dall’Oriente.

Da questo punto, dove l’Adriatico incontra le acque del mar Jonio, decido di risalire la costa per 4-5 km verso Gallipoli ed ecco uno scenario totalmente nuovo: spiaggia finissima e straordinari colori del mare; il mio tour in Brompton finisce con un tuffo nelle Maldive del Salento.

(Gianluca Orlando)

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