Myra Stals, 5.000 km in cargo bike attraverso l’Italia per raccogliere i rifiuti di plastica

6 Novembre 2020

Myra Stals potrebbe essere d’ispirazione per la scrittura di un nuovo fumetto in cui si narrano le avventure di una guerriera ecologista che in sella alla sua cargo bike sfida i colossi dell’industria e combatte l’inquinamento, attraversando paesi e confini di un pianeta alla deriva, in preda alla pandemia.

Myra Stals che ha attraversato l'Italia in bìci per "cycle 2 recycle"
Myra Stals e l’iniziativa “cycle 2 recycle”

Una lunga treccia bionda ad incorniciare la fronte alta e lo sguardo audace, azzurro ghiaccio. Coraggio da vendere, carisma e la passione per le farfalle ereditata dalla madre olandese sono le sue caratteristiche.

Myra Stals mentre pedala in Toscana
Un tratto pedalato in Toscana

La differenza tra l’eroina del racconto immaginario e la Myra Stals che abbiamo intervistato, è semplice: la seconda, quella reale, non è dotata di super poteri, combatte l’inquinamento con una pinza raccogli-rifiuti che utilizza per togliere la plastica abbandonata lungo le strade e soprattutto, la nostra Myra Stals, è una donna che ha deciso di essere la protagonista delle sua vita, non di un romanzo scritto da altri.

Myra Stals sulla Via Francigena

Il suo progetto si chiama “Cycle 2 Recycle” – pedalare per riciclare – e per descriverlo utilizziamo alcuni numeri che danno la misura della sua impresa. Myra è olandese, ha 35 anni e da 8 vive in Italia. A giugno 2020 è partita per un viaggio lungo lo Stivale percorrendo la bellezza di 5.112 km (questi quelli registrati dal suo gps), da Torino fino alla Puglia lungo la via Francigena per poi scendere in Sicilia, risalire al nord fino alle Alpi e far ritorno in Piemonte.

In viaggio per 107 giorni, con una media di 10-12 ore al giorno di viaggio tra pedalate, soste e raccolta dei rifiuti, ha accumulato in totale 78,30 kg di plastica, l’equivalente di 7.830 bottigliette da mezzo litro. Quotidianamente si è spostata in media per 75 km, la tappa più lunga è stata di 130 km da Taviano a Taranto.

Il viaggio è durato un po’, più dei 100 giorni previsti, a causa di una caduta che l’ha costretta a una battuta d’arresto in Calabria, dove è stata ospitata dalla signora Maria in un paesino di 300 anime sperduto sull’Aspromonte.  Lì, anziché fermarsi per una notte, è rimasta per 16 giorni, accudita come una figlia e circondata dall’attenzione dell’intero paese.

«Maria è stata un incontro indimenticabile. L’ho intercettata grazie al gruppo Facebook “Host A Sister”, dove le donne si danno una mano nel cercare e offrire ospitalità. Lei è nata e cresciuta in Australia ma il suo sangue è calabrese. Dopo aver viaggiato parecchio in Europa ha deciso di prendere una casa nel suo paese d’origine, una casa aperta ai viaggiatori, dove insieme si coltivano i terreni e si porta avanti un discorso sulla sostenibilità. Nella sfortuna sono stata molto fortunata».

Appia Antica cargo bike Myra Stals
La cargo bike di Myra Stals sull’Appia Antica

Myra parla perfettamente l’italiano, la lingua che ha studiato all’università e che l’ha portata a trasferirsi nel Belpaese per diventare coordinatrice accademica in atenei stranieri. Racconta sorridendo gli esordi di quest’avventura: «Ad aprile avevo sul conto letteralmente 50 euro ma in testa avevo quest’idea da realizzare. Il mio caso dimostra che non serve un’eredità per affrontare un viaggio del genere ma voglia di fare e volontà di prendersi alcuni rischi. Quando le persone mi dicono “io non potrei mai” penso che in realtà dentro di loro, da qualche parte, non vogliono farcela. Ho calcolato che la somma minima necessaria sarebbe stata di 10 euro al giorno, considerando di trovare ospitalità lungo la strada, come l’accoglienza che mi hanno offerto i responsabili della Via Francigena. Ho così deciso di lanciare un crowdfunding, ipotizzando 5 itinerari diversi a seconda della somma raccolta: una settimana con 70 euro, un mese con 300 euro e via dicendo… Con mia sorpresa dopo 6 giorni ho raccolto 1000 euro! A quel punto mi è toccato partire per 3 mesi!».

Oltre ai fondi per sostenere le spese del viaggio, ha lanciato una campagna per dare un contributo al Banco Alimentare e sostenere famiglie in difficoltà a causa del Covid-19.

Myra è una donna coraggiosa non solo perché non teme le salite, ma anche perché nonostante il periodo storico che stiamo attraversando – e non è un dettaglio –  continua a credere nel cambiamento, quello che parte da ciascuno di noi, fatto da piccole azioni, dettato da tenacia e perseveranza. Il suo motto è: “If we really want to, we can all contribute in our very own way” (trad. “Se lo vogliamo veramente, tutti noi possiamo contribuire a nostro modo”).

Ha fiducia nel mondo e in sé stessa, non teme gli imprevisti o la fatica, non si sente bloccata di fronte agli ostacoli legati ad un lavoro incerto o al fatto di compiere un viaggio in solitaria senza sapere esattamente dove trascorrere la notte. Non la impressiona l’idea di fare il Passo della Cisa o le Dolomiti spingendo 50 kg di bici senza pedalata assistita e senza una tecnicissima tutina in lycra. Anzi, se come me vi siete chiesti che tipo di fondello indossi, sappiate che è partita con due fondelli presi al discount. Non è la sportiva che ha trascorso la quarantena sui rulli per prepararsi.

Per gran parte della sua vita Myra è stata una ciclista urbana: «Si dice che noi olandesi nasciamo con la bici attaccata ma il primo viaggio l’ho intrapreso solo nel 2016 ed è durato 4 mesi. Sono partita senza esperienza, sapevo cambiare una camera d’aria e poco altro. Ho deciso di partire perché non ero soddisfatta del lavoro, non volevo più stare tutto il giorno davanti al pc in ufficio e avevo bisogno di uno stacco da Firenze, la città dove abitavo. Ispirata da un’amica mi sono mossa e ho scelto come punto di partenza l’Albania. Volevo un po’ d’avventura; non mi sono posta la domanda: è pericoloso? Sono una donna… sono realista, so che bisogna stare attenti ma non ho avuto mai alcun dubbio sulla possibilità di viaggiare in solitaria. Così ho attraversato 18 Paesi ed in quel momento è esploso il mio amore per la bici che prima consideravo solo come mezzo di trasporto».

Myra Stals a Milano con la cargo bike in Piazza Duomo
Myra con la sua cargo bike a Milano in Piazza Duomo

E poi aggiunge: «Quello che mi piace del viaggio in solitaria è la sfida, trovare delle soluzioni da sola. Fin da piccola ho imparato ad occupare il mio tempo, non mi annoio. Inoltre da soli è molto più semplice essere ricettivi. Una persona in più è una barriera in più, sia per chi viaggia che per la gente che s’incontra». Essere una donna in bici da questo punto di vista è quindi una possibilità, non un limite.

Ed è proprio pedalando che Myra si è resa conto dell’inquinamento ambientale sulle strade, in particolare quello legato della plastica monouso. «In auto non si notano i rifiuti. L’80-90 per cento di ciò che raccolgo sono bottiglie di plastica. Se si riuscisse ad introdurre il sistema del vuoto a rendere dell’Olanda o della Germania, la situazione cambierebbe. Per ogni bottiglia acquistata si pagano 10-15 centesimi in più che poi vengono resi quando la si riporta. Qui invece le bottiglie svuotate sembrano non avere più alcun valore».

Oltre alle bottiglie, ha collezionato nel suo cassone formine da spiaggia, bustine di gel gettate dai ciclisti e persino una vaschetta per lavare i bambini. «L’Italia è enormemente inquinata, più si scende verso Sud più la sporcizia aumenta e diminuiscono i ciclisti. Le donne in bici? Pochissime!».

A Brescia con un sacco di rifiuti di plastica raccolti pedalando in cargo bike
Myra Stals a Brescia con un sacco di rifiuti di plastica raccolti pedalando in cargo bike

Nelle diverse tappe è stata accolta da sindaci, assessori, gruppi di associazioni che hanno colto l’importanza del messaggio e la forza di questa avventuriera. «Spesso sono stata accompagnata per chilometri. Gli incontri più emozionanti sono stati quelli con i ragazzi che mi hanno aspettata nelle piazze, magari dopo avermi seguita e contattata sui social. Scambiare un pensiero con loro o ricevere un disegno, è stato bellissimo. Per me è importante sensibilizzare persone così giovani e farle avvicinare al viaggio in bici e all’ecologia».

Il suo progetto è chiaro, immediato e arriva dritto al punto. Questo viaggio in Italia targato 2020 potremmo definirlo come un Friday For Future lungo tre mesi… una Summer For Future.

Perché il cambiamento si costruisce giorno dopo giorno, anche in vacanza, pedalando lentamente e con fiducia. E non servono i super poteri.

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