La scienza del “Mens sana in corpore sano”

9 Dicembre 2020

Mens sana in corpore sano.

Quante volte abbiamo sentito questa frase? Ma cosa significa veramente? Dobbiamo partire dal fatto che gli antichi romani non avevano alcun proverbio che dicesse così. La frase “mens sana in corpore sano” è un estratto da un passaggio delle Satire di Giovenale, che afferma “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano”, che significa:

“Dovremmo pregare di avere una mente sana in un corpo sano”

Questa frase non aveva l’accezione salutistica e sportiva di oggi. Giovenale voleva criticare i suoi contemporanei latini che cercavano gloria, ricchezza e prestigio con ogni mezzo, facendo capire loro che tutto è effimero e ciò che conta è solo essere sani.

Ma nonostante il fatto che l’origine di questa frase sia tutt’altro che legata all’attività fisica, qual è il rapporto tra stile di vita e salute della nostra mente?

La nostra mente in continua evoluzione

Fino a qualche tempo fa si credeva che l’essere umano nascesse con un numero definito di neuroni (la cellula che compone il sistema nervoso) e che questo numero potesse solo diminuire con l’età.

Mens sana in corpore sano

Gli studi di Webb sulle mappe mentali ha dimostrato che due neuroni che inviano segnali insieme si fondono insieme, creando quindi una connessione più forte. E’ così diventata un’evidenza scientifica (per approfondire: “Adaptive responses of neuronal mitochondria to bioenergetic challenges: Roles in neuroplasticity and disease resistance”, Raesky, Free Radical Biology Medicine, 2017) il fatto che il nostro sistema nervoso (e di conseguenza la nostra mente) possa essere stimolato attraverso la neuroplasticità e la neurogenesi.

La neuroplasticità indica la capacità del sistema nervoso di rispondere in modo attivo alle sollecitazioni dell’ambiente esterno, modificando la propria struttura. Se per esempio eseguiamo lo stesso movimento per molti giorni di fila, le vie neurali che sono responsabili di attivare i muscoli utilizzati per eseguirlo si rinforzano e migliorano la trasmissione dell’impulso. Questa caratteristica prende il nome di “greasing the groove”, ovvero lubrificare il sistema.

La neurogenesi è invece la capacità del sistema nervoso di rimpiazzare vecchi neuroni ormai poco funzionanti con nuovi neuroni. E’ una capacità che è deputata all’ippocampo (la parte del cervello dove ha sede la memoria a lungo termine) ed è ancora poco studiata (per approfondire: “Lifestyle Shapes the Dialogue between Environment, Microglia, and Adult Neurogenesis”, ACS Chemical Neuroscience, 2016)

Il problema è che, se non opportunamente stimolato, il sistema nervoso (al pari di un muscolo) si atrofizza e perde funzionalità. Dato che la popolazione italiana è sempre più vecchia, la degenerazione neuronale, che può sfociare in demenza senile, è un problema sempre più presente e attuale, con costi sanitari che crescono in modo esponenziale.

Gli Antichi pretendevano che ogni cittadino, anche in tarda età, fosse in salute. Famoso è un passo in cui il filosofo Socrate incontra il suo discepolo Epigene per le strade di Atene. Epigene è fuori forma, affaticato e sovrappeso e Socrate lo ammonisce con la frase:

“È una disgrazia per un uomo invecchiare senza conoscere la forza di cui il proprio corpo è capace”

Gli antichi Greci avevano una parola che identificava l’essere in salute: euxenia. È una parola che ricorre negli scritti di Galeno (medico personale dell’imperatore Romano Marco Aurelio) e che indica una condizione in cui il corpo non solo è privo di malattia ma anche capace di esprimersi al meglio e per ottenere l’euxenia si suggerivano interventi sia a livello di attività fisica che di dieta.

Vediamo che tipo di effetti hanno questi interventi sulle capacità cognitive dell’essere umano.

Mens sana in corpore sano: la dieta

Ippocrate (fondatore della medicina) sosteneva che: “La salute passa dalla dieta”. Il cervello occupa solo il 2% del volume del nostro corpo ma consuma circa il 20% dell’energia totale quotidiana e questo bisogno di energia plasma anche i nostri comportamenti alimentari.

L’assunzione di cibi ricchi di polifenoli e acidi grassi come gli omega-3 ha un effetto protettivo sullo stress ossidativo del sistema nervoso. I polifenoli sono comuni nella frutta, nella verdura e anche nel vino rosso. Gli omega-3 invece sono comuni nel pesce e nella frutta secca. E’ invece stato visto che una dieta ricca di zuccheri (che è ormai diventata la norma anche in Italia) ha un effetto infiammatorio e penalizza le funzioni cerebrali.

Un altro aspetto che ha un effetto positivo sulla salute mentale è la restrizione calorica. Passare alcuni momenti in condizioni di digiuno o di restrizione calorica (per esempio attuando un digiuno intermittente) migliora le funzioni cerebrali. Infatti il digiuno riduce sia i livelli di glucosio che l’assetto lipidico nel sangue ma soprattutto (dopo 12-14 ore di digiuno) vengono attivati i processi di autofagia. L’autofagia è una sorta di pulizia dell’organismo, che destina le energie a rimpiazzare le cellule vecchie con nuove e funzionanti e questo avviene anche a livello del sistema nervoso. (per approfondire: “The Effects of Early Life Stress, Postnatal Diet Modulation, and Long-Term Western-Style Diet on Later-Life Metabolic and Cognitive Outcomes” Abbick, Nutrients, 2020).

Mensa sana in corpore sano: esercizio fisico

Galeno e Filostrato (il primo medico personale dell’imperatore Marco Aurelio e il secondo filosofo e gymnastiké, ovvero preparatore atletico), erano molto critici verso il modo di allenarsi degli atleti, giudicato troppo specialistico. Entrambi sostenevano che l’esercizio fisico doveva essere moderato e il più vario possibile per equilibrare gli umori del corpo e allineare la mente con il fisico (per approfondire: “Athletics and Literature in the Roman Empire”, Konig, Cambridge Press, 2005).

L’esercizio fisico stimola numerose funzioni nel sistema nervoso. Il rilascio di particolari peptidi antinfiammatori h l’effetto di rinforzare le difese del cervello rispetto ai radicali liberi. Inoltre stimola l’ossigenazione del cervello, che si traduce in un miglioramento delle funzioni mnemoniche e di pensiero.

L’attività fisica inoltre provoca un’alterazione degli stati di coscienza, affinando l’attenzione e migliorando la presenza mentale (il cosiddetto stato di flow, del quale abbiamo già parlato). Inoltre durante l’attività fisica vengono rilasciate dei neutrotrasmettitori come endorfine, neurotropine ed endocannabinoidi, che hanno un effetto modulante sull’umore, generando stati di euforia che permettono di combattere efficacemente ansia e depressione.

Durante l’attività fisica viene rilasciato anche un ormone, definito “Brain derived grown factor” (BDGF), che produce una vera e propria crescita (come una sorta di ipertrofia) del cervello. È stato visto che il BDGF ha un effetto diretto sulla capacità di neuroplasticità del cervello, sul rafforzamento della guaina mielinica (una protezione dell’assone del neurone, che permette una più veloce trasmissione degli impulsi nervosi) e migliora le connessioni sinaptiche (per approfondire: “Role of Lifestyle in Neuroplasticity and Neurogenesis in an Aging Brain”, Muhjarian, Cureus, 2020).

Concludendo

Come possiamo ottenere una “Mens sana in corpore sano”? È semplice, basta applicare la ricetta degli antichi: rinforzare il corpo, addestrare la mente ed elevare lo spirito. Si deve cercare di curare la propria alimentazione ed effettuare un’attività fisica costante e il più variegata possibile. In questo modo potremmo non solo sviluppare una “Mens sana in corpore sano” ma anche scoprire, come sosteneva Socrate, di quali meravigliose cose è capace il nostro corpo.

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