Vita da Rider | Perché ho scelto di fare il rider

11 Dicembre 2020

Prologo

Sabato 21 febbraio
Chicco Mentana, nel corso del suo telegiornale, usa un tono allarmato per annunciare i primi contagiati da Covid-19 a Lodi.
Quel giorno ero con un mio amico in Franciacorta per un tour in bici e mi ricordo bene quel momento (un po’ come la notizia delle Torri Gemelle). A cena ero rimasto tranquillo e, anzi, ci scherzavamo sopra.
Dopo qualche giorno iniziano ad arrivarmi le prime cancellazioni dei turisti americani, australiani e inglesi.
Nonostante ciò, ancora non ero in apprensione. Mi dicevo che non era nulla di grave e che “non è una pandemia”. Era il periodo di “Milano non si ferma” ed ero convinto che si sarebbe risolto in pochi giorni.

Lunedì 8 marzo
Lockdown nazionale.
Nella vita faccio la guida cicloturistica enogastronomica a Parma e, da un giorno all’altro, comprendo che per il 2020 non ci sarebbe stato lavoro, nonostante le ottime premesse iniziali. Come per molti italiani, anche per me inizia un mese difficile.
La primavera è il momento in cui ricomincio a lavorare dopo la pausa invernale, trascorrendo ore e ore in sella alla bici per accompagnare i turisti alla scoperta del territorio. Questa volta tutto questo non inizia.

Dopo tre settimane riesco finalmente a reagire: esce fuori la mia parte razionale e ragiono su come affrontare questa situazione assurda.

Come ho cominciato

Il primo aprile inizio quindi a cercare offerte di lavoro online: in un modo o nell’altro avrei dovuto trovare un modo per guadagnare qualcosa.

Trovo così l’annuncio di una delle aziende di food delivery che cerca rider nella zona di Parma. Tac! Non è subito amore ma capisco che c’è la possibilità di fare un lavoro in cui si possono gestire orari e giorni, che mi
permette di uscire di casa in bici (un privilegio per pochi in quel periodo) e che soprattutto mi permette di rendermi disponibile per eventuali tour mantenendo viva la mia attività.

Bici e zaini per le consegne rider

Cosa non meno importante, si tratta di un lavoro destinato a crescere nel breve periodo. Per me è stata una vera e propria salvezza, sia fisica che mentale.

Dopo due settimane mi vengono recapitati i famosi borsoni termici: sono stato molto lento a compilare tutti i moduli per partire con il lavoro anche se percepivo che l’azienda aveva fretta di inserire nuovi rider in organico.

Dopo una breve chiamata di tre minuti con il call center per spiegarmi come funzionava l’app, finalmente il 17 aprile alle ore 19 inizia il mio primo turno.

Ero convinto che appena scattata la sessione di lavoro mi sarebbe arrivato un ordine da consegnare. Invece il primo giorno tocco con mano uno dei problemi dei rider: il tempo d’attesa tra un ordine e l’altro.

Per me una delle cose peggiori. A volte capita di aspettare anche venti o trenta minuti prima di poter effettuare una nuova consegna.

Cosa fai nel frattempo? Inizi a pensare che il cellulare non funzioni, che hai commesso qualche errore o che l’app ti ha messo in black list; non sai neppure se siano pochi gli ordini o tanti i rider in circolazione.

L'attesa dei rider tra una consegna e l'altra

Si è semplicemente in balìa dell’algoritmo. D’estate cerchi un posto al fresco dove stare, ma d’inverno… Ovviamente si perde tempo sui social fino a quando senti la notifica dell’applicazione che ti segnala un nuovo ordine. Allora, felice, risali in bici e riparti.

Il mio primo ordine me lo ricorderò per sempre, e non come un’esperienza positiva. Una doverosa premessa: l’azienda quando invia i borsoni (uno più grande e uno più piccolo), non ti dice come utilizzarli. Non bisogna essere un ingegnere: ma magari, due paroline…

La prima sera esco con il borsone più piccolo e leggero: “Perché devo sovraccaricare la schiena?”, dico io. Dunque, arrivo davanti alla pizzeria, senza ancora sapere come utilizzare correttamente l’applicazione e cosa dover fare esattamente.

Giunto nel locale, mi consegnano le pizze, provo a metterle dentro il borsone ma non entrano! Vado un po’ nel panico. Controllo dove devo fare la consegna. Relativamente vicino. Salto in bici e porto i quattro cartoni delle pizze a mano. Dopo qualche metro torno indietro per paura di aver dimenticato qualcosa.

Chiedo al gestore della pizzeria se avevo preso tutto e lui risponde positivamente; riprendo la corsa per finire la consegna. Una volta terminato, corro a casa, lancio via il borsone in dotazione e prendo quello più grande. Da quel giorno utilizzerò sempre e solo quello lì.

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