L’Ultima Ruota, al via la Milano-Sanremo: “In bici per la cultura fino al Teatro Ariston”

23 Febbraio 2021

È passato un anno dal 23 febbraio 2020, quando teatri, cinema, sale per i concerti sono stati messi a tacere. Un anno lungo e durissimo che ha schiacciato il nostro orizzonte e mozzato progetti, sogni, vite.

Marta (Pistocchi) è uscita col primo album da cantautrice in piena pandemia, ha suonato poco il suo violino e pedalato come non mai sulla sua amata graziella, scoprendo come molti di noi che oltre ai palazzi, a Milano, esistono periferie con chilometri di campi.

cultural mass

Guido (Foddis) ha inseguito le maglie nere al freddo, in un Giro d’Italia straordinariamente autunnale e al ritorno ha scritto una canzone che si intitola Recovery Funk, un blues sulla vita di un musicista che è finito a consegnare pizze in bicicletta per guadagnarsi da vivere.

cultural mass

Davide (Mantovani) da Londra è tornato a Ferrara perché le tournée con Lisa Stansfield non è partita. Anche il camper di Raffaele ed Elisa (Slapstick Duo) è fermo da un pezzo e non vede l’ora di essere acceso per tornare in piazza a fare spettacoli. Enzo (Bernasconi) guarda fuori dalla finestra e mentre aspetta una nuova sfida in cui mettersi alla prova con la sua bici, ripensa alle avventure in Bolivia, Marocco, Patagonia o lungo lo stivale fino a Palermo con il progetto L’Agenda Ritrovata e Salvatore Borsellino. Tante pedalate solidali che hanno dato un senso al suo viaggiare.

Intanto Rita (Pelusio) non sta ferma, scrive progetti, disegna vignette satiriche, lavora su un set televisivo e da poco ha ricominciato a provare in teatro ma fatica a recitare per 6 ora di fila con la mascherina addosso. Nonostante tutto non si arrende, come Chiappucci non molla e dà spettacolo in salita tanto che in quest’anno di silenzio insieme a Massimo (Mennuni), Vincenzo (Contento), Diego (Simonetto) e tantissimi altri fra macchinisti, sarte di scena e tecnici del settore si è mossa dietro le quinte.

Cultural Mass Rita Pelusio
La Cultural Mass a Milano (al microfono Rita Pelusio)

Insieme, nel Coordinamento Spettacolo Lombardia, hanno portato avanti una proposta di riforma strutturale del settore dello spettacolo dal vivo: tavoli su tavoli, ore di discussioni e accordi online, a distanza e poi giorni in piazza, presidi, Franceschini atteso in Triennale e mai arrivato e poi le cultural mass. Una lotta continua. Sembra il nome del movimento degli Anni ’70 ma è la fotografia dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo dal vivo che stanno subendo una crisi pesante di cui si parla troppo poco, perché la cultura a quanto pare in questo paese non è considerata un bene di primaria importanza.

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Cioè, è importante ma meno dello shopping, degli aperitivi e delle messe in chiesa, per cui c’è un intero settore piegato e gettato nell’ombra e nell’incertezza.

E allora serve un’azione poetica e politica per smuovere le acque dopo un anno di rivendicazioni rimaste inascoltate e mentre si accendono i riflettori sul Festival di Sanremo qualcuno dice: “Bisogna entrare in scena, raggiungere il palco più grande, quello dell’Ariston!”. Facile no? Un colpo di scena, un colpo di coda o un colpo di testa, a seconda di come vogliamo vederla.

Bisogna entrare in quella grande vetrina mediatica che viaggia in mondovisione per farla diventare la cassa di risonanza di tutte le storie e i vissuti che non sono stati ascoltati e che non hanno risposte. Bisogna rompere questo silenzio. E come si fa? In bicicletta!

A questo punto della storia arriva Lei, l’inquadratura si stringe, primo piano stretto sulla bicicletta: gentile, epica, democratica, un mezzo straordinario che non ha bisogno di parole per spiegarsi.

Cultural Mass Rita Pelusio

“Partiamo in bicicletta e andiamo fino a Sanremo, raccogliamo e portiamo fino a là le voci, i messaggi, le lettere di tutti e tutte in cui si spiega perché la cultura è necesaria”. 

Muoversi, andare, creare, fare insieme. Ci riprendiamo queste parole dopo un anno e ci prepariamo per il viaggio che prende il nome de “L’Ultima Ruota“.

L’ultima ruota del carro è la Cultura, ma l’ultima ruota è anche l’ultima cartuccia, il carico da novanta con cui ci si gioca la partita.

Quattro settimane per mettere insieme i pezzi di una macchina che sotto i nostri occhi prende forma e diventa una carovana a pedali: una regista, diversi attori e musicisti, i macchinisti, il light designer, una che scrive e lavora in radio ma che da un anno non può entrare in studio (che poi sarei io), un’ammiraglia sferzante e due camper attrezzati per diventare cucina o studio mobile, un fotografo di strada.

Si unisce al gruppo in corsa Claudia (Cipriani), regista e documentarista che boicotta l’auto e gira con una bici spaziale fatta in casa, una bici gialla che sembra un chopper.

A pedalare siamo in 12+1, perché 13 non si può dire ma la squadra è costituita da una ventina di persone.

L'Ultima Ruota 12+1
L’Ultima Ruota 12+1 (foto di Ivano De Pinto)

Ora siamo ai nastri di partenza. Dopo il “prologo” di domenica 21 febbraio in piazza a Brescia davanti al Teatro Grande con Bulls (Brescia Unita Lavoratrici e Lavoratori dello Spettacolo), il 24 febbraio a Milano L’Ultima Ruota si mette in viaggio.

Le bici in ordine, le bandierine montate, le giacche antivento nuove di pacca, gli striscioni, gli adesivi, l’itinerario e le tante lettere che sono il nostro prezioso bagaglio.

L'Ultima Ruota bandierina

Alla partenza l’assessore alla cultura Del Corno ci leggerà la sua lettera diretta a Mario Draghi; accanto a lui, altri artisti ci raggiungeranno per leggere i loro messaggi prima di consegnarceli. Molte persone della cultura, cittadini, cicloviaggiatori e attivisti del mondo su due ruote vogliono pedalare con noi nella prima tappa, fino a Pavia

Davanti abbiamo 320 km, 6 tappe, gli Appenini, il mare, il Poggio e tante piazze che ci aspettano. Giorno dopo giorno, intorno a L’Ultima Ruota, si è costruita una rete fatta da piccoli e grandi teatri, associazioni, singoli artisti, compagnie, personalità del mondo della cultura e della bici che si sono attivati per darci una mano.

Abbiamo lanciato una raccolta fondi per le spese vive e ora grazie al sostegno di tutti e tutte, abbiamo quello che serve per raggiungere l’Ariston. In pratica noi ci mettiamo i polpacci, l’intuizione e la strategia, ma la spinta è collettiva, l’azione è corale. Abbiamo il patrocinio di Fiab Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, ci sono giornalisti sportivi come Marco Pastonesi e Gino Cervi a sostenerci, testate come Bikeitalia e Radio Popolare e da ultimo si è un’unita una cordata di sale cinematografiche.

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Avremo pure l’ultima maglia nera del ’79, il mitico Bruno Zanoni che oltre ad esser stato un formidabile ciclista è già salito sul palco dell’Ariston per presentare “Il festival della canzone italiana sportiva”, una sua creazione. I tasselli si incastrano, gli ingranaggi funzionano. La bicicletta sarà la nostra firma.

L’Ultima Ruota ha alzato il polverone. Non dovete immaginare l’Armata Brancaleone e nemmeno la carovana di saltimbanchi. Ci piace pensarci come i Blues Brothers, in missione per conto di Apollo, dio della musica e delle arti. In bici per la cultura fino all’Ariston. Ce la Sanremo?

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